Blitz quotidiano
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Referendum, perché “sì”, perché “no”? Essere male informati ci allontana dal voto

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Qualche giorno orsono, in qualità di presidente della Federazione della stampa, mi è capitato di rivendicare il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati per poter capire, conoscere e quindi scegliere.

Si tratta, per altro, di uno dei piú classici diritti, uno di quelli che hanno segnato l’ingresso nel cosiddetto “Secolo dei lumi”, ogni suo oscuramento ha coinciso e coincide con i periodi di crisi degli ordinamenti democratici.

Questo dirittto è minacciato ogni qual volta le ragioni della propaganda e delle opposte tifoserie prevalgono sullla ragione critica, senza la quale non possono sussistere la dialettica delle opinioni e il libero giornalismo.

Mi sembrano affermazioni scontate e banali, ma forse non è piu cosí, infatti la semplice riaffermazione del diritto dovere di assicurare al Si e al No gli stessi tempi inTv, suscita ormai reazioni isteriche  e di segno opposto.

Per alcuni sei un agente provocatore che non vuole prendere posizione sulla dittatura prossima ventura, per altri sei, invece, uno che vuole dare spazio ai sostenitori della conservazione  del vecchio regime.

Nelle menti di costoro non esiste spazio per il dovere di informare e per il diritto dei cittadini ad essere informati prima di recarsi alle urne.

Non si rendono conto che questa violenza verbale e questa modalità comunicativa potrebbero indurre molti a non presenziare a questo finto “Giudiziodi Dio” e a non partecipare al duello piú rustico che “Rusticano”

Comunque vada a finire, una cosa è ormai certa: la Costituzione avrebbe meritato di essere trattata con il rispetto ed il garbo che, comunque la si pensi, si deve a chi ti ha trascinato fuori dalla macelleria nazifascista.