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Segreto professionale giornalisti: la Procura lo aggira così

Segreto professionale e caso di Piazza Pulita: la Procura della Repubblica di Roma per conoscere la fonte ha chiesto al La7, che non è protetta dalla legge.

La foto di di Giuseppe Giulietti

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ROMA – Il segreto professionale dei giornalisti è tornato ad essere l’oggetto del desiderio per chi non sopporta l’esistenza di una società aperta, nella quale al cronista spetta il compito di svelare le oscurità e possibilmente di controllare chi, in vario modo, esercita il potere.

L’Italia, come è noto ai lettori di Blitz, continua ad occupare una posizione mediocre in tutte le graduatorie internazionali in materia di libertà di informazione, ultima quella stilata da Reporters sans frontières.

Questa posizione discende dalla mancata risoluzione del conflitto di interessi, dal controllo governativo sulla Rai, in questa casistica rientrano anche le cosiddette ” Querele temerarie”, la previsione ancora vigente del carcere per il reato di diffamazione, le intimidazioni nei confronti di tanti cronisti che tentano di indagare su malaffare e mafie.

Sono almeno 50 i giornalisti costretti a vivere sotto scorta o sottoposti ad un programma di ” Vigilanza rafforzata”, secondo i dati raccolti dalla associazione ” Ossigeno”.

Come se non bastasse si stanno ora sperimentando nuove piste per aggirare il segreto professionale.

Ci riferiamo alla denuncia pubblica fatta da Corrado Formigli e dalla redazione di “Piazza Pulita” relativa alle modalità di sequestro del materiale girato, montato e trasmesso nella puntata dedicata al delicato tema della sicurezza e delle misure atte a fronteggiare eventuali atti di terrorismo.

Nel servizio mandato in onda l’agente intervistato, che denunciava carenze, sprechi, impreparazione, aveva chiesto ed ottenuto di non essere reso riconoscibile.

La sua richiesta era stata doverosamente accolta da Antonino Monteleone, giornalista rigoroso, sensibile, lontano da qualsiasi forma di esibizionismo mediatico.

La scelta di tutelare il testimone e di non rivelare la sua identità era funzionale alla possibilità di raccogliere la sua denuncia e di fornire alla pubblica opinione un quadro completo,segnato dalla presenza di una pluralità di voci.

A questo punto la Procura della Repubblica di Roma. ben sapendo che il giornalista e il responsabile del programma non avrebbero mai rivelato l’identità dell’intervistato, ha chiesto direttamente alla proprietà de La 7 di consegnare non solo il filmato in onda, ma anche tutto il “materiale grezzo” in modo tale da poter identificare l’agente che aveva accettato di parlare.

I responsabili dell’emittente, che pure hanno verbalizzato il loro dissenso, non hanno ovviamente potuto appellarsi al segreto professionale.

La procedura seguita rischia di aprire una vera e propria falla nel segreto professionale del giornalista che rischia di essere aggirato in modo sistematico e comunque di produrre l’effetto di mettere in guardia chiunque altro possa essere tentato di fornire notizie di pubblico interesse, senza doversi esporre alla immediata ritorsione dei propri superiori.

Sarà il caso che la medesima Procura di Roma, peraltro guidata da persone sagge ed equilibrate, voglia chiarire la dinamica del sequestro ed impedire che la distruzione del segreto professionale del giornalista, possa trasformarsi in una estensione di ben altri segreti ed oscurità.

 

 

 

 


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