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Giuseppe Turani: “Il festival dei debiti”

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Giuseppe Turani: “Il festival dei debiti”

Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Il festival dei debiti. Dobbiamo soldi a tutti, ma la politica promette altri regali” anche sul sito Uomini & Business. Blitz Quotidiano lo ripropone ai suoi lettori:

L’Italia ha almeno due problemi “sistemici”: il debito pubblico e la poca produttività. Le due questioni sono legate. L’altissimo indebitamento non consente investimenti pubblici per il rilancio dell’economia (quelli in bilancio sono metà degli interessi sul debito) e la poca produttività non consente una crescita più veloce e robusta.

Ebbene, basta dare un’occhiata al nostro dibattito pubblico per vedere che nessuno affronta questi problemi, tanto a destra quanto a sinistra. Anzi, un po’ tutti (Renzi compreso) suggeriscono una ricetta catastrofica: la crescita ottenuta facendo altri debiti, sui quali si dovranno pagare gli interessi per un’eternità.

E’ vero che siamo in campagna elettorale e forse è vero che le competizioni di questo genere si vincono promettendo doni e non sacrifici, ma la sensazione è che qui si stia esagerando. Ci si comporta come se l’Italia non avesse problemi, ma solo soldi da distribuire. Invece da distribuire ci saranno solo (eventualmente) debiti, è bene saperlo.

In compenso a sinistra (e questo prova perché poi perdano sempre) si discute molto sul diritto o non-diritto di Renzi a presentarsi come premier dopo le elezioni. A destra, Salvini contesta a Berlusconi il diritto di nominare l’eventuale premier. Un festival dell’aria fritta.

Nessuno sa come andranno le elezioni. Forse ci sarà un  vincitore, forse no. In ogni caso a sbrogliare la matassa toccherà al presidente Mattarella. Non a Salvini o Berlusconi, non a Renzi o Bersani.

In attesa del giorno dopo le elezioni, e con i risultati alla mano, sarebbe opportuno che i contendenti in gara ci dicessero che cosa vogliono fare a proposito dei 2.300 miliardi di debiti che abbiano sulle spalle e della produttività italiana che ogni anno scende un pochino. Ma su questi punti tacciono.

Come stanno zitti sul fatto che in Italia oggi c’è crescita (chissà domani), ma siamo gli ultimi in Europa. Bravissimi tutti, fantastici i millegiorni, ma restiamo gli ultimi della classe.

Forse ci sarà una spiegazione. Ma nessuno ce la racconta. Preferiscono parlare d’altro.

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