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Giuseppe Turani: il disastro dei listini. Speculazione…

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business con il titolo “Il disastro dei listini”. Sostiene, in particolare, che il crollo delle Borse di tutto il mondo non sia causato tanto da motivi reali quanto da una probabile speculazione.

“Le Borse stanno crollando in tutto il mondo e sembra un crollo senza fine. Tante le cause, vere o false. Anche se molto probabilmente si tratta soprattutto di speculazione. Fra le diverse ragioni per questi crolli dei listini si elencano di solito:

1- Il rialzo del costo del denaro in America, che avrebbe costretto molti operatori a chiudere operazioni in corso, diventate non più interessanti con il maggior costo del denaro. In gran parte, questa è una frottola. Il rialzo è stato quasi impercettibile e comunque era stato annunciato da almeno un anno. Vero è che il rialzo dei tassi in America comporta una riallocazione delle risorse finanziarie, ma non un terremoto di queste proporzioni.

2- Il rallentamento dell’economia globale, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale. Anche qui si sta esagerando. Siamo in presenza di una limatura delle previsioni precedenti. Non di un crollo del 20-30 per cento dell’attività economica.

3- Il rallentamento della Cina. Vero, c’è. L’anno scorso, però, la crescita cinese è stata ancora del 7 per cento, tre volte quella americana e quattro quella europea. Adesso sta frenando, ma è probabile che faccia sempre più del doppio di Europa e America.

4- Calo del prezzo del petrolio. E’ molto forte e poiché la prima conseguenza sarà quella di determinare un minor incasso da parte dei paesi produttori (dall’Arabia Saudita alla Russia di Putin, sembra che persino l’Isis abbia difficoltà a pagare i suoi soldati), è evidente che ci sarà un calo negli acquisti e negli investimenti.

Tutto questo giustifica quello che sta avvenendo nelle Borse? Probabilmente no, siamo di fronte a dei rallentamenti, non a dei crash epocali. E’ assai più probabile che “mani forti” stiano amplificando quello che sta accadendo.

E si possono fare alcune osservazioni al margine, e di un certo interesse. Come sempre il comportamento delle autorità politiche (perennemente alla ricerca di voti e di consensi) sfiora la demenza.

L’America, ad esempio, è convinta di essere riuscita con la storia delle emissioni a mettere fuori gioco, a distruggere, la Volkswagen (giudicata un pericoloso concorrente). Ma non ha capito due cose: ha inferto un colpo durissimo alla Germania e ha scosso il mercato mondiale dell’auto; il concorrente vero resta il Giappone. Alla fine tutto questo disastro Volkswagen potrebbe rivelarsi del tutto inutile ai fini americani. Ma non importa: è già cominciata la guerra alla Fca, e sarà un altro sbaglio come il precedente. Servirà solo  a creare altra sfiducia sui mercati (come sta già succedendo).

In Francia, si va alla caccia della Renault, sempre  con la stessa storia delle emissioni. Non si sa ancora a che livelli arriverà questo altro terremoto, ma certo è curioso che in un momento di congiuntura  mondiale non facile ci siano politici che partono in guerra (per ragioni esclusivamente elettorali) contro l’unico settore ancora a alta intensità di lavoro.

Poi ci sarebbero altre osservazioni, ma per adesso ci fermiamo qui”.


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