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Italia, crescita bloccata all’ 1%. Con questo Parlamento…

MILANO – Italia bloccata, inchiodata a una crescita fra lo 0,8 e l’ 1%: con questo Parlamento non si può fare di più, sentenzia Giuseppe Turani in questo articolo, pubblicato anche su Uomini & Business.

Tutti i segnali congiunturali che arrivano hanno un tratto in comune, anzi due: vanno un po’ al ribasso rispetto ai segnali precedenti e sono molto prudenti. Non escludono cioè nuove possibilità di ribasso.

Ormai è chiaro che è inutile sperare in una ripresa forte, improvvisa, robusta. All’orizzonte non c’è alcun boom. Il passo dell’economia nei prossimi anni sarà questo. Inutile meravigliarsi o protestare.

Per quanto riguarda l’Italia, se non ci sono incidenti, ci si aggira intorno all’1 per cento di crescita, un po’ più su o un po’ più giù, a seconda di come tira la congiuntura internazionale e di come si collocano fra di loro le monete. Altro per quest’anno è inutile sperare. Il governo non ha nessuna voglia di avviare una politica economica a colpi di shock che potrebbero creare molto imbarazzo in Europa. E quindi si accontenta di insistere per un po’ più di flessibilità in modo da avere un po’ di spazio finanziario per tenere viva la fiammella della congiuntura.

D’altra parte a pochi mesi dal referendum che dovrà stabilire se questo corso politico ha ancora vita lunga o se finisce in ottobre non era forse prudente lanciarsi in avventure spettacolari, tipo uno sforamento monstre dei parametri europei (del 3 per cento all’anno, ad esempio). Insomma, si sta navigando sotto costa e si continuerà così. Quindi crescita molto moderata e occupazione in lieve ripresa, grazie soprattutto ai molti incentivi.

Il perché l’economia mondiale (e quella italiana) si siano ridotte così non è un mistero. L’uscita dalla Grande Crisi è stata faticosa e si è realizzata grazie all’enorme quantità di dollari che l’America ha riversato sul mercato. Ma tutto questo non è bastato a ridare slancio a un’economia ferita.

Alla troppa sicurezza precedente alla crisi è subentrata una fortissima diffidenza. Paradossalmente si potrebbe dire che oggi l’economia va piano perché la gente non crede che possa andare forte. Ma non si tratta solo di questo, solo di una questione di psicologia delle masse.

C’è il fatto che, ad esempio, il crollo del prezzo del petrolio ha messo in crisi economie emergenti che sembravano lanciate verso chissà dove e che invece nulla avevano, se non qualche pozzo redditizio. E oggi, ovviamente, si dibattono nella povertà e nel disordine.

Ma anche nei paesi più ricchi non tira un’aria buona. La Grande Crisi ha impoverito quasi tutti. E, soprattutto, si è capito che tornare al benessere pre-crisi sarà una faccenda di anni e anni.

Si è capito che, con questi ritmi di crescita, molti figli non troveranno mai lavoro. Dovranno vivere dei risparmi dei genitori, se ci sono. E chi non li ha cerca di costruirseli.

Siamo una società, un mondo, che ha perso un po’ fiducia nel futuro. E non ci sono tante cose da fare: la tecnologia economica non è infinita. Anzi, ha pochissime armi nei suoi depositi e mi smembra che siano già state messe tutte in campo.

Per di più in Italia abbiamo una situazione politica impossibile che consente appena appena di governare l’esistente, senza grandi voli. Dire, a questo punto, che siamo un paese bloccato è dire una banalità. Ci stiamo muovendo dentro un range che sta fra 0,8 e 1,2 per cento di crescita. Sufficiente per non galleggiare, ma troppo poco per essere di nuovo in corsa.

C’è solo da sperare che dopo il referendum di ottobre si determini una situazione nuova. Più limpida, e che consenta quindi di mettere in campo anche scelte molto più coraggiose. Fino a quando siamo qui con mezzo parlamento che ritiene sia una soluzione uscire dall’Europa (per stampare soldi in proprio e far diventare tutti ricchi) è quasi inutile perdere tempo a pensare.

Si può solo sperare nello Spirito Santo (ma corse ha altro da fare) o in una sonora sconfitta elettorale di tutti questi ciarlatani che stanno ingombrandolo le aule parlamentari con le loro fesserie.

 


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