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Italia fuori dalla crisi? Turani avverte: non illudetevi e a Renzi chiede: “Va davvero tutto bene?”

Italia fuori dalla crisi? Turani avverte: non illudetevi e a Renzi chiede: "Va davvero tutto bene?"

Italia fuori dalla crisi? Turani avverte: non illudetevi e a Renzi chiede: “Va davvero tutto bene?” (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Italia fuori dalla crisi? Per ora si ma quali sono le prospettive? Per questo Giuseppe Turani, Renziano quasi di ferro, chiede: “Va tutto bene, Renzi?”, con una risposta già pronta: attenti alle facili illusioni. “Dopo il fuoco di paglia di quest’anno, la crescita sarà di nuovo bassa, come la produttività. Alto invece il debito pubblico”, scrive in questo articolo, pubblicato anche su Uomini & Business.

Viviamo, qui in Italia, nel migliore dei mondi possibili? Ormai la ripresa è partita, i conti pubblici stanno andando a posto, non si devono più fare i compiti a casa? Le tasse continueranno a scendere regolarmente e i disoccupati a trovare lavoro?

No. Non è vero niente. Quest’anno si crescerà molto probabilmente dello 1,3 per cento, cosa che non avveniva da anni, ma si tratta di poco più di un fuoco di paglia. Lo stesso Fondo monetario, autore della previsione choc, ci dice che dopo, per due anni, la nostra crescita tornerà a essere quella consueta: 1 per cento all’anno, magari qualche decimale in meno. La disoccupazione intorno al 10 per cento (oggi è sopra l’ 11) ci accompagnerà per almeno un decennio. Come la crescita dell’1 per cento.

La crescita continuerà a essere una delle più basse in Europa (come il nostro benessere medio).

Si crescerà poco, prevede il Fondo monetario internazionale (insieme con altri previsori) sostanzialmente per tre ragioni:

1- Il debito pubblico rimane alto, qualunque cosa dica il Governo. Forse si è fatto davvero qualcosa, ma il debito era talmente alto, che è appena stato scalfito.

2- L’instabilità politica rimane massima. Anzi, stiamo entrando in una fase, molto acuta di politica quasi ingovernabile. Non è chiaro per nessuno come verrà gestito il Paese.

3- La nostra produttività rimane bassa e con una tendenza a scendere piuttosto che a salire: e questo è, insieme con il debito pubblico, il nostro vero tallone d’Achille. Non sappiamo rinnovarci. Eravamo e rimaniamo un padese vecchio, che non riesce mai a fare le riforme fondamentali.

A tutto ciò si aggiunga che presto finiranno gli aiuti di Draghi, la Bce cioè smetterà di comperare a prezzi di favore il debito italiano, e dovremo cercare di collocarlo interamente sul mercato. Inoltre, oggi la Commissione di Bruxelles è tenera e fin troppo permissiva con l’Italia perché non vogliono mandare il Governo allo sbaraglio in vista delle prossime elezioni. Ma, una volta fatte le elezioni, presumibilmente la Commissione di Bruxelles tornerà a esser abbastanza rigida nei nostri confronti: abbiamo un debito elevatissimo da anni e continuiamo a girarci intorno, senza prendere decisioni chiare e nette. Anzi, tagliamo le tasse (anche se di poco), assumiamo gente a migliaia nella pubblica amministrazione, regaliamo soldi a varie categorie di cittadini, convinti che questo faccia bene all’economia, incentiviamo le assunzioni con vari aiuti fiscali.

Siamo un po’ bizzarri, diciamo la verità. Qui si largheggia con i soldi come se non fossimo un paese nei guai. E invece siamo nei guai.

Per rendersene conto, basterebbe porre due domande molto semplici ai nostri politici (anche a Renzi, per i più fedeli):

1- Come pensate che si possa portare il debito pubblico sul Pil, oggi al 132 per cento, sotto la linea del 100? (il giusto sarebbe il  60 per cento, ma lasciamo correre).

Credo che nessuno abbia la risposta, probabilmente non ci hanno nemmeno mai pensato.

2- Che cosa si può fare per aumentare la produttività del sistema Italia?

Più investimenti nelle aziende? Difficili da fare se la mano d’opera (incentivata) costa sempre meno. Miglioramenti nell’assetto generale del paese (trasporti, giustizia, burocrazia, Tar)? Giusto, ma dove stanno tutte queste cose?

Insomma, non siamo solo un Paese nei guai. Siamo anche un po’ confusi.

E quindi non siamo nel migliore dei mondi possibili.

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