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Italia presa a “sportellate” dall’Europa: l’articolo di Giuseppe Turani

Italia presa a "sportellate" dall'Europa: l'articolo di Giuseppe Turani

Italia presa a “sportellate” dall’Europa: l’articolo di Giuseppe Turani

ROMA – L’Europa continua a prendere l’Italia a “sportellate”. Ci trattano male, scrive Giuseppe Turani nel suo ultimo articolo del 2 agosto per Uomini & Business, sottolineando che non siamo i più bravi come pensiamo e anzi siamo il vero pericolo per le politiche economiche europee:

“Ormai anche i renziani di più sicura fede cominciano a ammetterlo: in Europa contiamo come il due di picche. La politica “delle sportellate”, con le quali a suo tempo ci siamo guadagnati una certa flessibilità (cioè la possibilità  di fare altri debiti) è stata valida solo per una stagione. La stagione fino al referendum del 4 dicembre in cui l’Europa aveva tutto l’interesse a favorire il governo italiano in carica in funzione anti-populista.

Chiusa quella stagione con i disastrosi risultati del 4  dicembre e le dimissioni di Renzi da tutto, le carte sono cambiate e sta emergendo la verità. Non siamo i più bravi d’Europa, anzi siamo il vero punto debole con il nostro maxi-debito pubblico e con la nostra tenace incapacità a riformarci e a allinearci al resto del Continente.

Certo siamo bravi, siamo intelligenti, creativi, ma siamo anche il paese forse più disordinato  e incapace di fare un minimo di progresso. Spagna e Portogallo, per dirne solo una, hanno fatto più sacrifici e oggi stanno crescendo molto meglio dell’Italia. In Europa, ormai, comandano saldamente la Germania e la Francia. E’ inutile fare finta che le cose stiano diversamente.

In questo  momento in Italia esiste una certa euforia perché finalmente escono dati economici buoni. E, naturalmente, c’è la tendenza in certi ambienti a attribuire tutto ciò ai mille giorni di Renzi. Buonsenso vorrebbe che prima di dichiarare queste sciocchezze si  desse un’occhiata a quello che sta succedendo in Europa: il continente è investito in questa fase da una ripresa economica più forte probabilmente di quella americana. Ovvio che l’Italia sia trascinata in questa corrente. Certo, le riforme dei mille giorni (e in particolare il jobs, act) hanno dato una mano, ma senza la grande ripresa Europa e i soldi di Mario Draghi, qui sarebbe successo ben poca cosa. E lo si sta vedendo chiaramente: non a caso siamo quelli che crescono meno di tutti.

E è cambiata anche la politica. Oggi non siamo noi, ma è l’Europa che ci prende a sportellate in faccia: tanto sulla  questione migranti quanto su quella dei cantieri francesi.

La realtà, cioè, si  sta imponendo e per l’Europa i giochi sono abbastanza chiari: l’Italia ha avuto una certa apertura di credito (epoca Renzi) perché stava combattendo contro il populismo grillino e salviniano. Ma quella battaglia è stata persa il 4 dicembre. E allora l’Europa lascia che l’Italia corra verso il proprio destino e intanto pensa ai propri affari. Dire che ci usano come una sorta di discarica (nella vicenda degli emigranti) forse è eccessivo, ma nemmeno tanto.

E poi esiste il paradosso del Templeton Group (abbiamo pubblicato ieri  un loro  documento). Questo fondo di investimento continua a mettere soldi sull’Italia e non pare preoccupato dell’eventuale vittoria grillina: tanto, dice, in Italia c’è una Costituzione tale che alla fine nemmeno i seguaci di Grillo potranno  cambiare le cose, dovranno viaggiare coperti e allineati, secondo le vecchie regole. In sostanza, siamo un paese imbalsamato.

E questo l’Europa lo sa benissimo”.

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