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Italia rallenta, macché + 1,2%. senza riforme e con No al referendum da 0,8 andrà a 0 spaccato

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto anche per Uomini & Business questo articolo, con il titolo “L’anno della lumaca”:

La prima cosa che colpisce nella legge di bilancio per l’anno prossimo è la prudenza nelle previsioni di crescita. Non più cifre mirabolanti, sparate un po’ a caso, ma l’onesta indicazione di una crescita del  Pil fra lo 0,8 e l’1 per cento. Si tratta di una previsione che qualunque istituto indipendente potrebbe sottoscrivere. Anzi, oggi molti danno per probabile che si possa arrivare a quell’1 per cento che abbiamo mancato quest’anno e che non si vede da tantissimo tempo, quasi un miraggio.

In una stagione elettorale (il referendum è a dicembre) ci si poteva aspettare qualche forzatura, che invece non c’è stata.

La seconda cosa che colpisce è che, nei limiti del possibile, si cerca di aggirare i tempi austeri in cui viviamo utilizzando tutti i margini concessi da Bruxelles. Per avere un po’di crescita si sfora e si fanno nuovi debiti.

Data la fragilità della maggioranza governativa e la vicinissima scadenza referendaria non era probabilmente possibile fare altro. Anche se molti avrebbero consigliato scelte più di rottura e più interessanti sotto il profilo dei risultati. Insomma, una legge di bilancio prudente e calibrata per una navigazione senza scosse.

Stabilito tutto ciò, questa legge è uno specchio delle nostre difficoltà. Pur facendo ricorso con una certa abbondanza a nuovi debiti, non si riesce a immaginare una crescita superiore all’1 per cento, circa un terzo meno di quella prevista per l’area euro.

E la disoccupazione, in queste condizioni, è destinata a rimanere fra il 10 e l’11 per cento.

Il convoglio Italia, questa è la  conclusione, rimarrà quasi immobile, o poco mosso, anche l’anno prossimo.

E questo dovrebbe convincere tutti che senza qualche “rivoluzione” il paese non si muove. E non lo può fare perché è afflitto da un debito spaventoso e da una spesa pubblica altrettanto insensata. E da corporazioni fameliche e aggressive.

E’ quasi un caso di scuola. Il debito, lo Stato e le corporazioni si stanno mangiando l’Italia e ci obbligano a strisciare sul fondo.

Questo impasto terribile va spezzato. Ma lo si può fare solo con una politica forte e ben salda. Con quella che abbiamo oggi si può fare solo ciò che è previsto: un modesto passo avanti nella misura dell’1 per cento. Niente di più.