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La scomparsa dei populisti

La scomparsa dei populisti

La premier britannica Theresa May: dal parlamento inglese è scomparso lo Ujip

ROMA – La scomparsa dei populisti: zero rappresentanti nel parlamento inglese, in rotta anche altrove. E in Italia? Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business con il titolo “La scomparsa dei populisti“:

“Buona notizia dall’Inghilterra, quasi simbolica, ma buona: i populisti-razzisti dell’Ukip (Farage) sono spariti dal parlamento inglese. Avevano un seggio, e hanno perso pure quello, non ci sono più. Se si vuole estendere il discorso anche ai Tory (mezzi populisti anche loro) hanno perso la maggioranza assoluta e probabilmente perderanno anche il premier. Insomma, il fronte di quelli pronti a puntare sul disagio sociale (e culturale) per raccattare voti e proporre politiche demenziali sta perdendo colpi un po’ ovunque in Europa.

Prima c’era stata la forte battuta d’arresto in Olanda, poi il disastro di madame le Pen in Francia. In Germania i populisti, che per qualche mese avevano fatto paura, stanno affondando fra l’indifferenza generale, e non costituiscono più un pericolo.

In termini un po’ sbrigativi si può dire che il populismo, che sembrava la forza vincente, uscita dai disagi della Grande Crisi 2007, ormai sta arretrando e si sta apprestando a scomparire.

In termini un po’ più sofisticati, il populismo era riuscito a convincere grandi masse offrendo vie d’uscita dal disagio molto fantasiose (“Via dall’Europa” in Uk, ”Via gli stranieri” in Francia) e del tutto inefficaci o irrealizzabili, e pareva dovesse raccogliere grandi maggioranze ovunque. Non è stato così. O, meglio, è stato così per una breve stagione.

Adesso sembra di capire, se mettiamo insieme i risultati di Francia, Inghilterra e Germania.  che il disagio sociale sta spingendo la gente a ragionare. In Francia e in Inghilterra ci si sposta a sinistra (Macron e quel matto di Corbyn), in Germania si punta sull’usato sicuro, cioè sulla signora Merkel, che probabilmente sarà cancelliere per la quarta volta.

Al di là delle differenze, una cosa appare chiara: ovunque si getti lo sguardo in Europa si vedono formazioni populiste che si stanno sfasciando e che, poco a poco, escono dalla politica. Significativa la Francia: madame Le Pen era convinta di aver quasi vinto, avendo di fronte uno stanco e esausto Hollande, ma la storia le ha gettato fra i piedi la sorpresa Macron, che dopo aver conquistato la presidenza sembra dover conquistare anche il Parlamento.

A questo punto, e va detto chiaramente, l’unica eccezione in Europa rimane l’Italia. Qui da noi, a sentire i sondaggi (farlocchi a insaputa degli stessi sondaggisti) fra 5 stelle, Lega e Meloni si arriva grosso modo al 45 per cento dei votanti.

E qui si apre allora una questione. E’ vero che siamo un popolo bizzarro e che veniamo da una lunga storia di malapolitica (un po’ più di venti anni fa i due partiti-chiave, Dc e Psi, sono stati rasi al suolo dai magistrati). Malapolitica che ci ha consegnato il debito pubblico più alto d’Europa e un’arretratezza istituzionale impressionante.

E qui, mi posso sbagliare naturalmente, si apre una questione molto complicata. Se proseguiamo con questa configurazione politica (quasi metà dei voti ai partiti populisti) rischiamo di essere una mosca bianca in Europa, una vistosa eccezione, che non credo possa essere tollerata.

Per fortuna, è possibile (anzi, ci sono già molti segnali che vanno in quella direzione) che anche qui il populismo si appresti a vivere le sue ultime giornate di gloria.

I segnali interessanti sono due:

1- Le formazioni populiste, prima fra tutte quella 5 stelle, stanno incontrando molte difficoltà. Hanno raccolto una classe dirigente residuale (degli avanzi) e improvvisata e adesso hanno molte difficoltà a proseguire, a imbastire discorsi che abbiano un senso. Infatti si sono messi alla ricerca di personalità più adeguate, ma finora hanno raccolto poco, quasi solo degli stramboidi. E il perché è abbastanza chiaro. I 5 stelle sono guidati da un comico (Grillo) che, definizione di Giuliano Ferrara, è semplicemente un cretino. Nulla sa di politica o di altro. E’ una pecie di principe della sub-cultura, quella che ci si può fare smanettando da mane a sera su Google. Ma non intende cedere il comando, e quindi riesce a raccogliere solo tipi strani e anche loro residuali (professori che nessuna università importante vuole, economisti irrisi dalla loro stessa comunità, sociologi matti come cavalli). Insomma, se l’idea era quella di presentare alle folle un populismo “per bene”, titolato a governare, il progetto sta fallendo. L’amministrazione delle due città più importanti che hanno conquistato (Roma e Torino) sono affidate a due signore, palesemente inadeguate, con nessuna esperienza amministrativa alle spalle. E Milano, cuore e motore dell’Italia di questi anni, di loro proprio non vuol sapere.

2- Il secondo elemento sta nella ripresa del Pd. Questo partito ha fatto una quantità enorme di errori (insieme a qualche cosa buona) e il 4 dicembre dello scorso anno ha subito una tale batosta al referendum che sembrava destinato a precipitare nel caos e a sparire rapidamente dalla scena politica. Invece, curiosamente, si è stretto di nuovo intorno al segretario che li aveva portati alla sconfitta (Matteo Renzi) su un progetto di riforma costituzionale molto avanzato e forse troppo ambizioso. E adesso sta risalendo nei sondaggi, al punto da essere il vero e unico competitor di Grillo.

In conclusione, anche in Italia i populisti annaspano dentro parole d’ordine quasi senza senso (per ragioni ideologiche non riescono nemmeno a liberarsi dei rifiuti che si ammucchiano a Roma) e nella ricerca vana di una classe dirigente presentabile. E di fronte non hanno il vuoto: hanno una formazione politica, il Pd, ben radicata nel territorio, con una buona classe dirigente e idee europeiste. E, se si vuole, anche un Berlusconi che è troppo furbo e smaliziato per offrire sostegno ai populisti.

I populisti nostrani più che accerchiatori del vecchio sistema politico, sembrano loro gli accerchiati. Reggono ancora perché la loro guida è un comico dalla battuta pronta e scurrile, ignorante forse anche più dei suoi elettori. Uno spettacolo.

Ma l’Italia, nel suo grande disordine, resta il terzo paese europeo e la seconda industria manifatturiera del Continente. Troppa roba per una banda che non ha ancora imparato a usare i congiuntivi”.

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