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Le praterie inesistenti a sinistra del Pd

Le praterie inesistenti a sinistra del Pd

Le praterie inesistenti a sinistra del Pd

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Le praterie inesistenti” anche sul sito Uomini e Business:

Se uno avesse molto tempo, potrebbe stilare un lungo elenco di tutti quelli che si sono messi in testa in questi anni di correre lungo le grandi praterie a sinistra del Pd (o una volta del Pci). In realtà quelle grandi praterie non le ha mai viste nessuno. Più che altro si è sempre trattato di pietraie disseccate e piene di ciotoli e sassi. Il popolo, qualunque cosa voglia dire questa espressione, era sempre da un’altra parte, come i lavoratori (altra espressione diventata ambivalente). A volte persino con la Lega di Bossi e personaggi del genere.

Adesso la storia si ripete. Sull’onda del successo (all’estero) di un paio di vecchietti molto arrabbiati (Corbyn in Inghilterra e Sanders negli Stati Uniti) anche qui c’è chi rispolvera (tutto il giro D’Alema-Bersani) formule politiche che erano già invecchiate il secolo scorso e che sono alla base dei molti insuccessi della sinistra. Ad esempio, la nuova (vecchia) sinistra non transige sui diritti dei lavoratori (compreso l’ormai inutile articolo 18) e sul welfare, con l’incomprensibile battaglia contro i voucher.

Questa stessa sinistra a sinistra, così determinata, finge di non sapere che già oggi la sanità stenta a stare in piedi e che la finanza pubblica (a causa dell’immenso debito che abbiamo) non può sopportare altri sforzi.

Ma ragionare con questa sinistra-sinistra non serve quasi a niente. C’è sempre la risposta per tutto. Alzate le tasse ai ricchi, alle banche, lotta senza quartiere all’evasione e alle mafie, tassate le aziende che delocalizzano all’estero. Insomma, tutto per il popolo.

Si potrebbe provare a spiegargli che quello che loro hanno in testa ha smesso di funzionare in qualunque parte del mondo (persino in Cina) e che tutti, ormai, hanno capito che devono utilizzare le risorse esistenti e non quelle immaginarie. Quindi servono programmi ragionevoli, basati su quello che si è e non su quello che si vorrebbe essere.

Bene, questa stessa sinistra che sta percorrendo la pietraia e con la testa un po’ fra le nuvole, adesso ha partorito un’idea geniale. Usciti dal Pd, in fortissima polemica con Renzi, vorrebbero giocare ancora una partita in politica e così, magnanimi, forti del loro 3-4 per cento contro il 30 del Pd, propongono un’alleanza al partito maggiore, ponendo però una condizione pregiudiziale: Renzi non può fare il candidato premier, dobbiamo fare le primarie di coalizione e sarà lì che si sceglierà chi dovrà guidare il prossimo governo.

Vien da ridere. Questa è tutta gente che è in politica da sempre e non ha ancora capito che, con il sistema proporzionale (conseguenza quasi inevitabile dopo il loro no al referendum del 4 dicembre) non esistono più candidati-premier. Si fanno le elezioni, si contano le schede, si va in Parlamento e lì si decide. O, meglio, è Mattarella che decide a chi affidare l’incarico. L’incaricato, a quel punto, deve trovare davvero i voti in Parlamento. Bersani queste cose dovrebbe saperle a memoria. Lui è stato presidente-incaricato per un mese e poi ha dovuto gettare la spugna perché i voti non li aveva e Grillo non glieli ha prestati. Ma adesso fa finta di vivere in una altro mondo.

In realtà, vogliono le primarie di coalizione perché se ne vogliono servire per mettere in un angolo Renzi. E quindi riprendersi la “ditta”. Cercano di attirare il Pd e il suo segretario con l’argomento che, insieme, si può arrivare al 40 per cento e incassare quindi il premio di maggioranza.

Renzi, che già non attraversa un momento di grandissima popolarità, deciderà lui che cosa fare. Qui si può solo segnalare una possibile strada.

E cioè: basta con queste storie delle coalizioni. Se il Pd è, come dice di essere, una sinistra liberal-democratica (da verificare, peraltro), una vera novità per l’Italia, non ha niente da guadagnare a mettersi in coalizione con i signori della spesa facile in nome del popolo e sempre contro il mercato. Il Pd tiri fuori le sue idee e vada a chiedere i voti, senza perdere tempo a infilarsi in pasticci con quelli che sono appena andati.

La gente, ormai, non crede più alle bandiere rosse o alla Camusso: crede a ragionamenti ragionevoli, a proposte politiche praticabili e interessanti (come si è visto in Francia con Macron).

Se Renzi e i suoi amici ritengono di avere queste proposte e queste idee, allora lascino la sinistra a sinistra al suo destino. E cerchino di conquistare qualche altro elettore, da soli. Per i pasticci e gli accordi ci sarà tempo, dopo le elezioni.

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