Lucio Fero

Aborto e medici: da vescovi e ministro prepotenza e ipocrisia

Aborto e medici: da vescovi e ministro prepotenza e ipocrisia

ROMA – Aborto, interruzione volontaria della gravidanza: è legge dello Stato, del Parlamento e porta anche il timbro di una conferma referendaria, di una consultazione popolare. E’ legale e approvato dalla maggioranza della popolazione. Ma in molti ospedali d’Italia di fatto abortire non si può perché la grande maggioranza (in alcuni ospedali la stragrande maggioranza) dei ginecologi è o fa l’obiettore di coscienza.

Per applicare la legge ci vogliono ovviamente ginecologi che non ne rifiutino l’applicazione. Applicare la legge è un dovere (sarebbe) dei governi, delle Regioni, degli istituti sanitari. Un dovere pubblico. Vederla applicata è un diritto. Delle donne e anche, se non spiace, del popolo elettore. Un diritto collettivo. Rifiutarsi di applicarla è un diritto individuale del medico obiettore. Con un rosario di prepotenze e di ipocrisie si tenta e purtroppo si riesce ad usare il pretesto del diritto individuale per affossare e negare il dovere pubblico e il diritto collettivo.

In principio si fa così, in fondo è facile: il settanta per cento abbondante dei ginecologi (in alcune Regioni al Sud il novanta per cento) è o fa l’obiettore di coscienza. Quindi, che ci vuoi fare? L’aborto non si fa perché nessuno te lo fa. E la legge da applicare, il diritto? Pezzi di carta, straccia.

Ma perché mai in un paese laico, anzi iper secolarizzato e dimentico della morale e insegnamento cristiani secondo la denuncia e stima della stessa Chiesa, in un paese dove la frequenza alla messa domenicale è inferiore al 20 per cento, il 70 e passa per cento dei ginecologi è obiettore di coscienza contro l’aborto secondo dottrina? Una crisi mistica legata alla specializzazione?

Con tutto e vero rispetto per gli obiettori veri, questi sono una minoranza di quel settanta per cento di ginecologi. Quelli che non praticano aborto perché in conflitto con la loro coscienza sono i meno tra i ginecologi obiettori. I più fanno gli obiettori perché se pratichi aborti non fai soldi e neanche carriera e per di più lavori più degli altri. Così è e che sia così lo sanno anche i vescovi e il ministro. Quindi quando la Cei e la Lorenzin indicano i ginecologi obiettori di coscienza come baluardo della virtù e della civiltà parlano da sepolcri imbiancati e conoscono bene il significato di questa immagine.

Ginecologi obiettori che ci sono o ci fanno e ginecologi che vengono assunti dagli ospedali pubblici e subito o poco dopo l’assunzione si dichiarano obiettori. La Regione Lazio ha provato a garantire l’applicazione della legge ai suoi cittadini: ha fatto un bando di assunzione per due ginecologi ponendo come condizione preventiva il non essere e il non diventare obiettori di coscienza (non è che non si possa ma si deve lasciare l’incarico). Ovvio e giusto: l’incarico è quello di garantire l’interruzione di gravidanza a chi ne farà richiesta nei termini di legge.

Il ministro Lorenzin ha parlato di “discriminazione contro la legge”. Discriminazione contro i ginecologi obiettori. Discriminazione contro il 70 e passa per cento? Gli obiettori lavorano in massa nella pubblica sanità, come è stato possibile se sono discriminati? Lorenzin ministro dovrebbe garantire l’applicazione della legge sull’aborto su tutto il territorio nazionale. Ma poiché probabilmente non approva la legge fa in modo che la sua privata e rispettabile etica prevalga sul suo ruolo di pubblico ministro. E lo fa in maniera obliqua: la difesa strenua del diritto all’obiezione diventa boicottaggio all’aborto. E a questo il ministro della Salute fa da sponda.

Il boicottaggio di fatto all’aborto tramite obiezione di coscienza di massa (per morale o carriera che sia) è cosa cara alla Cei, ai vescovi italiani. Cei che attaccando apertamente e ufficialmente la Regione Lazio, fornisce una perla: addirittura l’interpretazione autentica della legge 194 su cui il comunicato della Cei si diffonde per spiegarne e definirne lettera e spirito. Ecco, che siano i vescovi che quella legge hanno combattuto, esecrato e maledetto a dire allo Stato italiano e ai cittadini di questo Stato cosa sia e come vada applicata quella legge è cosa insieme grottesca e prepotente.

I vescovi esercitano prepotenza sulla collettività quando pretendono di trasformare un diritto individuale (quello all’obiezione di coscienza) in una condizione di inapplicabilità della legge 194. E’ la prepotenza insita in ogni evangelizzazione: il mio diritto è la tua libertà. Per dirla più alla buona, la Cei rivolta la frittata: qui non si tratta di garantire gli obiettori che sono iper garantiti e protetti. Si tratta di applicare la legge. Ma la Cei con prepotenza non nobilissima dicono: non potete, non dovete, non vogliamo.

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