Lucio Fero

Alitalia c’è una trappola: il prestito che non merita. Tricolore su ali non serve

Alitalia c'è una trappola: il prestito che non merita. Tricolore su ali non serve

Alitalia c’è una trappola: il prestito che non merita. Tricolore su ali non serve

ROMA – Alitalia avrà un prestito dallo Stato italiano, cioè dai contribuenti italiani, di 500 milioni. Per tirare avanti qualche mese, per pagare stipendi, carburante, fornitori, aeroporti…Qualche mese, pochi, massimo sei. E in questi mesi Alitalia tutta, manager e piloti e personale viaggiante e quello di terra e tecnici e amministrativi dovrebbero riuscire a fare quello che non hanno saputo e voluto fare ormai in circa trenta anni: mettersi d’accordo nel volere davvero un’azienda che non campa a spese e a carico del denaro pubblico (quasi otto miliardi finora è costata Alitalia a chi paga le tasse). Non l’hanno fatto in 30 anni, non ci sono riusciti o si sono rifiutati di farlo neanche due settimane fa, lo faranno nei prossimi quattro-cinque mesi?

Lecito dubitarne. La storia di Alitalia è una rassegna di piani falliti, manager sconfitti (anche se più che lautamente pagati), sindacati al co-governo e co-disastro dell’azienda, lavoratori a lungo privilegiati (ora molto meno) e sostanzialmente ancora oggi indifferenti all’efficienza e redditività e ostili alla competizione e mercato. Statisticamente e logicamente è molto improbabile che stavolta vada diversamente dagli ultimi trenta anni.

Più probabile è, detto terra terra, che Alitalia si mangi anche questi 500 milioni e sopravviva più o meno uguale a se stessa altri sei mesi. Poi…Poi qui sta la trappola insita nel prestito pubblico di 500 milioni. Prestito è qualcosa che si restituisce. E se Alitalia non restituisce tra sei mesi allo Stato? Allora lo Stato non potrà fare altro che convertire il suo credito in azioni di Alitalia. E così diventarne in qualche misura proprietario. Il prestito contiene in sé elementi di nazionalizzazione di Alitalia, proprio quello che sarebbe mostruoso accadesse, mostruoso per i contribuenti e per una decenza minima della vita associata. Vita associata che non può contemplare ci siano degli assistiti sempre e comunque a piè di lista con il denaro della collettività.

Nazionalizzazione Alitalia tutti l’hanno esclusa tranne quelli che hanno votato No al referendum interno e M5S e Sinistra Italiana. Nazionalizzazione esclusa come immorale e insostenibile. Eppure quei 500 milioni di prestito sono un neanche tanto piccolo cavallo di Troia e dentro c’è la possibile trappola: Alitalia non restituisce il prestito, Stato diventa azionista, nazionalizzazione rispunta dal cassonetto delle cose maleodoranti dove era stata gettata.

Quindi Alitalia avrà, sta avendo, un prestito che non merita. Non merita perché Alitalia al di là della retorica non serve. Il tricolore sulle ali non serve. Servono aeroporti, infrastrutture, arei che volino e colleghino, tariffe basse e/o servizi di qualità. Che abbiano il tricolore sulla coda o sotto la pancia non serve.

In questo strano paese dove l’umore e il volere popolare e anche quello di sindacati, partiti, associazioni, parrocchie, mamme e nonni e opinione pubblica d’ogni colore e fattezza facilmente si indigna alla prospettiva del Ponte sullo stretto di Messina che costerebbe la bellezza, l’enormità di 7,5 miliardi…Per qualche inspiegabile motivo gli stessi partiti, sindacati, associazioni (mancano parrocchie e mamme ma non disperiamo che arrivino anche loro ai primi cortei e blocchi stradali dei dipendenti) trovano naturale, doveroso, dovuto che i 7,5 miliardi già sborsati a favore di Alitalia diventino otto.

Alitalia non serve, non deve esistere per forza. Si vola anche senza Alitalia. Se Alitalia ce la fa, si convince, vuole, è capace e accetta di essere azienda, allora merita ogni sostegno. Anche quello pubblico sotto forma di assistenza per risollevarsi e ristrutturarsi. Ma se Alitalia non vuole o non sa, se Alitalia resta quella che ai contribuenti italiani è costata finora tanto quanto capitalizza l’intera Lufthansa, se Alitalia resta quella che perde circa due milioni al giorno, allora quel prestito non lo merita. Se Alitalia resta quel che è, e l’esperienza fa pensare che poco o nulla cambierà davvero, allora quel prestito diventerà un ricatto e una trappola. Peer lo Stato e per i contribuenti italiani.

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