Lucio Fero

Allenatore arrogante, giocatore bullo. Allegri, Gasperini e compagnia

Allenatore arrogante, giocatore bullo. Allegri, Gasperini e compagnia

Allenatore arrogante, giocatore bullo. Allegri, Gasperini e compagnia

ROMA – Allenatore arrogante, giocatore bullo. L’equazione ci sta, in miniatura è come quella diventata quasi proverbiale di un grande titolo di giornale: Capitale corrotta nazione infetta. Oppure più banalmente il pesce puzza dalla testa, oppure ancora così fan tutti…

Già, cosa fanno sui e ai bordi di un campo di calcio? Osservate qualunque, proprio qualunque partita di calcio italiana, di ogni campionato e serie. Osservate e constaterete con precisione matematica che non c’è un solo fischio arbitrale che non sia accompagnato e seguito da proteste, negazioni, gesti di scherno, dinieghi, ammiccamenti al pubblico il cui senso è chiari ed esplicito: l’arbitro è scemo e incapace. Così come l’arbitro l’assistente, una volta detto guardialinee. Incapaci o scemi o ciechi o orbi. Ve lo dice il giocatore ad ogni fallo o fuori gioco fischiato ai suoi danni.

Non c’è giocatore che si sottragga a questa regola comportamentale. Il giocatore non è mai in fuorigioco, non lo ammette mai, sempre segnala che il fischio è sbagliato, sempre. E non fa mai fallo, non lo ammette mai. Professare, recitare innocenza ingiustamente negletta fa parte ormai del mansionario e della professionalità. Il giocatore si trasforma così, consapevolmente o meno, in un bullo del campo di calcio e della rappresentazione televisiva della partita. Nel grande reality show del pallone del giocatore è la parte del bullo: non ha mai torto, non sbaglia mai, se gli fischi contro si ribella e invoca la minorità mentale e fisica di chi non gli dà ragione. Sempre, sempre, sempre.

Non è obbligatorio comportarsi così, né nel gioco del calcio e neanche nei codici maschili e perfino machi della competizione. Basta guardare le partite degli altri campionati. Semplicemente tedeschi, inglesi, francesi, spagnoli e via giocando talvolta protestano con l’arbitro e talvolta no, talvolta pensano di non essere in fallo o fuori gioco, talvolta ammettono di aver fatto fallo o di essere oltre la linea. E lo ammettono non facendo recite, sceneggiate, teatri più o meno istrionici e isterici.

In Italia no, è obbligatorio essere sempre vittime di presunta ingiustizia e altrui incapacità, anche e soprattutto quando si è responsabili di aver violato le regole a danno altrui, a danno dell’avversario. In Italia l’arbitro o il giudice o il governo o il vigile o il carabiniere o chiunque sono buoni e giusti solo e soltanto se ti danno ragione. Altrimenti sono incapaci o infami. E’ obbligatorio pare pensarla così nella vita collettiva quotidiana, figurarsi in un campo di calcio. Quindi, regolarmente, ogni giocatore che si rispetti si comporta da bullo. E più importante e forte è la squadra e più il bullismo diventa una divisa. Si somma infatti all’antico e potentissimo: lei non sa chi sono io!

I giocatori bulli hanno grandi estimatori nelle televisioni prima ancora che nelle tifoserie. E da qualche tempo hanno anche dei manager di bullismo. Sono gli allenatori. Sempre tanto lodati perché “sono una furia” secondo commento tv, super lodati perché si agitano, danno in escandescenze, criticati anzi se restano composti. Se non danno i numeri vengono sospettati di freddezza verso la squadra, non dà di matto, starà pensando di lasciare la panchina? A tale follia è arrivato il mondo intorno a loro e loro si sono adattati all’habitat.

Adattati, eccome se adattati. Ormai ogni allenatore che si rispetti mette in campo tutta l’arroganza possibile. A gesti, a voce, in piena televisione l’allenatore rimbrotta, ammonisce, svilisce, insulta l’arbitro o chi per lui. Non una volta in una partita. Ma tutte le volte in tutte le partite. L’arroganza è implicita ma anche evidente e talvolta affiora dalle dichiarazioni alla stampa: ma come, io dirigo una baracca che vale un sacco di soldi e tu, chi sei tu per danneggiarmi il fatturato con un soffio in un fischietto? Su scala potenziata è la stessa arroganza di quello che col furgone sta scaricando merci e blocca il traffico altrui e rivendica il diritto di farlo perché “sta lavorando”.

Allenatori arroganti, l’ultima domenica Massimiliano Allegri e Giampiero Gasperini. Ma nelle domeniche prima e in quelle che verranno dopo Vincenzo Montella, Luciano Spalletti, Maurizio Sarri…tutti. Perché se non sei arrogante non sei cool (vedi eterno tributo di critica e stampa italiani al più arrogante di tutti, Mourinho). Perché se non sei arrogante e non fai sponda e spalla con i tuoi giocatori bulli non sei un buon…cittadino di questo paese.

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