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Banche, salta il bail in? Predatori e avvoltoi, dentro e fuori

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ROMA – Banche italiane, forse salta, viene sospeso per sei/dodici mesi il bail in. Cosa è il bail in? Un passo indietro, molto indietro per capire. Fino allo scorso anno e per decenni quando una banca falliva, faceva bancarotta, sia che fosse privata o semi pubblica, sempre a pagare il conto era in un modo o nell’altro lo Stato, il contribuente. Questa regola, questa certezza, questa assicurazione che alla fine pagava Pantalone ha dato per decenni agli amministratori di banca e ai clienti delle banche l’invulnerabilità: potevano sbagliare, sprecare, regalare soldi, mangiarseli, non pagare i debiti…Non ci rimettevano loro, pagavano tutti gli italiani il conto, con le tasse.

Si faceva, si è sempre fatto così perché era comodo e ci sguazzavano dentro in tanti, i manager che si arricchivano, gli sponsor politici dei manager che intascavano i voti “oliati” dai crediti concessi ai clienti amici o semplicemente elettori, i clienti delle banche e i risparmiatori che trovavano nella loro “banca amica e sotto casa” chi garantiva rendite anche fuori mercato. Insomma si faceva e si è sempre fatto così per assecondare e letteralmente finanziare il peggio del nostro sistema economico-sociale.

Ma si faceva così e così si è fatto anche altrove in Europa, quasi dovunque, anche perché se una banca fallisce e chiude è un disastro sociale, la gente soffre e può venir giù tutto il sistema del credito. Sistema senza il quale letteralmente non ci sono soldi, non ci sono prestiti, investimenti, economia, salari, pensioni…Senza il sistema del credito, senza le banche letteralmente non si mangia. E chi invoca la morte delle banche è come se maledicesse la luce elettrica. Certo se l’impianto fa schifo o l’utente è imprudente si può anche restare fulminati ma senza…Quando una banca chiude, i bancomat e gli sportelli chiusi, allora è disastro sociale. Anche per questo in tutto il mondo i contribuenti, gli Stati, pagano il conto, quasi sempre, delle banche fallite.

Però il sistema, il pagare il conto da parte della mano pubblica, si era trasformato in una licenza di fare carne di porco in banca tanto lo Stato pagava e non si falliva. Quindi, comprensibilmente, arriva il bail in. Che dice: se una banca sta fallendo, prima che arrivi lo Stato a pagare con i soldi di tutti, paghino, ci rimettano qualcosa anche glia azionisti della banca e quelli che della banca hanno comprato obbligazioni dette subordinate, cioè ad alto rendimento e rischio. Insomma chi sulla banca ha scommesso, investito e spesso guadagnato, se va male ci rimette qualcosa di suo. Poi, solo poi, arrivano i soldi di Stato a impedire la chiusura della banca.

Il principio del bail in è buono e giusto verrebbe da dire. Ma in Italia, per le banche italiane, è di fatto inapplicabile. Perché il sistema bancario italiano è tutt’altro che buono e giusto. Quando il bail in (votato e approvato da tutti in Europa) viene per la prima volta applicato a Banca Etruria e le sue sorelle si scoprono due cose per nulla buone e giuste. La prima: le banche hanno rifilato investimenti a rischio a clientela sostanzialmente ignara. La seconda: l’intera opinione pubblica italiana giudica l’investimento finanziario come una cosa dove rimetterci non ci si può mai, altrimenti è truffa. Truffa da risarcire. E chi deve risarcire? Ovviamente lo Stato. Tornando quindi dove si è sempre stati: in banca si può fare, di qua e di là dallo sportello, carne di porco. Tanto paga lo Stato con le tasse dei contribuenti.

Adesso a costeggiare il bail in in Italia ci sono banche alquanto più grandi di Etruria e delle sue sorelle nane. Quindi bisogna sospenderla questa regola in nome dell’eccezionalità Brexit. Sospenderla e consentire che salvataggi pubblici arrivino subito e senza che qualcosa la debbano tirar fuori anche azionisti ed obbligazionisti. Azionisti di titoli bancari già abbondantemente in fuga o bastonati. Obbligazionisti che sempre coincidono con elettori e spesso con clientela indotta a rischio eccessivo (talvolta inconsapevole, talvolta meno). Comunque con il bail in funzionante in Italia la fuga da azioni, obbligazioni e magari domani da qualche sportello è cosa concreta e plausibile.

Quindi il governo e Bankitalia stanno per chiedere la sospensione del bail in. Per le banche italiane sarebbe ossigeno. Ma solo ossigeno. Buono per respirare, non per guarire. Le banche italiane sono malate di predazione, oltre ce di crisi economica. Predatori e avvoltoi, dentro e fuori le banche.

I conti delle banche sono appesantiti dai “crediti non esigibili”, centinaia di miliardi di prestiti presi e che i debitori non ripagano. In parte consistente deriva dalla crisi economica, non pagano i debiti imprenditori che non ce la fanno o non ce l’hanno fatta, famiglie in difficoltà…Ma in parte notevole consistente non pagano i debiti quelli che sono scappati con la cassa. Ovunque migliaia e migliaia e migliaia di crediti concessi per conoscenza, amicizia, clientela politico-territoriale, politica del consenso a suon di fidi. Soldi che le banche hanno regalato per decenni a palate a chi non offriva nessuna garanzia.

Predatori e avvoltoi, dentro e fuori le banche. Amministratori che arricchivano alla comoda ombra di retribuzioni stellari, manager coperti d’oro, funzionari che distribuivano i regali, politici che vegliavano la distribuzione fosse oliata, società civile delle professioni e delle imprese, e anche dei “faccendieri”, che incassava. Con e sulle banche, particolarmente quelle di “territorio”, hanno lucrato in tanti, tantissimi. Banchieri e clienti.

Ora, se arriva il conto, e arriva…Fra chiudere le banche non si può, non si deve, la gente finisce per stracci e si butta dal balcone…Far pagare azionisti e obbligazionisti almeno un po’ in Italia non si può, magicamente si trasformano tutti in truffati…L’unica è il denaro pubblico, ancora una volta e come sempre. Va bene, una sola richiesta: si potrebbe avere in cambio dei miliardi pubblici prossimi venturi alle banche qualche predatore e avvoltoio in meno, al di qua e al di là dello sportello?