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Bassolino, le primarie del se perdo mi porto via il pallone

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ROMA – Antonio Bassolino non è il primo. Se, come proprio sembra, dopo aver perso le primarie del centro sinistra si candiderà lo stesso a sindaco di Napoli alla testa di liste anti chi le primarie le ha vinte, si potrà ufficialmente dedurre che nel Pd e dintorni le primarie hanno una nuova regola. La regola del se perdo questa partita mi porto via il pallone così tu che hai vinto non  giochi più e impari. E parallelamente avranno le primarie del Pd e dintorni una nuova funzione: quella di trasformare ipso facto la minoranza in altro partito tramite scissione.

Le primarie negli Usa sono…inutile perdere tempo e spazio a ricordare le infinite differenze tra le primarie americane e quelle che noi impropriamente chiamiamo con lo stesso nome. In Italia primarie arrivano, proliferano e hanno successo sulla doppia base del discredito in cui cadono i partiti tradizionali e della voglia di “far parlare la gente”. Le primarie in Italia sono soprattutto il tentativo di intercettare e far emergere una “volontà popolare” là dove la delega ideologica e ideale (e nemmeno corporativa) al partito funzionano più.

Quindi le primarie si fanno soprattutto se non esclusivamente a sinistra perché è qui la maggior contraddizione e al tempo stesso comunicazione tra popolo militante/simpatizzante e strutture politiche. A destra e poi nel M5S non c’è spazio, bisogno e senso per primarie, per andare a sentire “che dice la gente”. La gente lì dice quel che dice (diceva) Berlusconi, Salvini, Grillo. A destra e poi in M5S il leader c’è, a sinistra bisogna trovarli nell’urna delle primarie.

Pian piano però delle primarie il Pd soprattutto si fa goloso, addirittura ingordo. Primarie per il candidato presidente del Consiglio hanno sicuramente senso e funzione. Ma anche per i candidati in lista al Parlamento? Primarie sempre e comunque anche per i sindaci, gli asri? Il meccanismo si usura con l’uso, la partecipazione del voto cosiddetto d’opinione non può che via via calare.

Nel frattempo succede una brutta ma inevitabile cosa: i piccoli gruppi di interesse e le piccole famiglie di potere locali dentro il partito si accorgono che le primarie sono sì sentenza, ma che la sentenza la possono scrivere anche loro. Quella specie di “giudizio della gente” che sono le primarie si possono pilotare. E non c’è neanche bisogno di ricorrere e trucchi e brogli che spesso sono di panna montata. Basta organizzarsi, mobilitare i “propri” per il voto. In piccolo, in microscopio, è l’eterna vicenda della volontà popolare che scorra libera e senza delega ma che poi finisce per solo immagine e non sostanza, per scorrere nell’alveo scavato dai pochi che hanno interessi a scavare. Le primarie insomma non sono la democrazia, neanche quella diretta. Sono, dovrebbero essere, uno strumento di consultazione della pubblica opinione. Averle volute far diventare la fonte primaria  e la più vera della volontà popolare porta poi a dover rendere omaggio talvolta a ben strana volontà popolare.

Poi nel Pd è accaduto ancora qualcosa d’altro: è arrivato alla segreteria e alla guida del governo Matteo Renzi. Somma ingiuria e somma sventura per la sinistra Pd. Quindi da quel momento le primarie sono diventate il Congresso permanente del Pd dove la sinistra sfida e combatte Renzi. Le primarie del Pd sono un’arena in cui si affrontano nemici. Non hanno più nulla a che fare con la consultazione interna di un partito, una coalizione. Sono il luogo dello scontro non tra competitori ma tra opposti.

Quindi chi perde non ci sta. Perché non si sente e non è minoranza di un tutto riconosciuto come tale. E’ altra parte e altro da chi ha vinto e lui era in campo per impedire vincesse e non per vedere chi vinceva. E deve continuare la missione, al primo turno fallita, dell’impedire che l’opposto vinca. Quindi lo sconfitto alle primarie non ci sta, si presenta lo stesso alle elezioni e si assegna di fatto il compito di contribuire alla sconfitta del nemico che non è riuscito a sconfiggere alla primarie. E’ stata la storia della Liguria, sembra sarà la storia della Campania. Si è provato a far sì fosse la stessa storia in Lombardia ma Pisapia non si è prestato. Bassolino sembra si sì, dà appuntamento a sabato per un “Napoli riparte”. Se si riferisce alle elezioni comunali, si sa già dove Napoli arriverà: De Magistris e M5S sindaco e prima forza d’opposizione, la stessa area culturale e d’opinione che fa entrambe le parti in commedia. Grazie anche alle primarie del chi perde si porta via il pallone.