Lucio Fero

Berlusconi, Grillo, De Luca e appalti e tette: 48 ore di nera cronaca

Berlusconi, Grillo, De Luca e appalti e tette: 48 ore di nera cronaca

Berlusconi, Grillo, De Luca e appalti e tette: 48 ore di nera cronaca

ROMA- Berlusconi che rivela o inventa: “Grillo voleva sempre soldi in nero”. Ma la vera notizia è che la cosa agli italiani fa un baffo. Vero o falso che sia il leader del partito potenzialmente più votato imbroglione ed evasore fiscale, come se niente fosse. La denuncia o l’infamia di Berlusconi scivola via sulla pelle del paese. Perché…

Grillo che fa il gioco delle tre carte sulla responsabilità di ciò che appare sul suo blog: è mio, non è mio, c’entro, non c’entro. Si dichiara irresponsabile del luogo dal quale impartisce indicazioni e spesso ordini a M5S parlamentari compresi. Ma la notizia è che in fondo appare normale, Grillo sta svicolando da un possibile danno patrimoniale. Il paradosso del blog che dà la linea ma che non è di nessuno scivola sulla pelle del paese. Perché…

De Luca governatore della Campania fa approvare in Regione un caldo invito e sostegno ai Comuni perché non demoliscano case abusive (non è che si fossero prima molto impegnati). La notizia è che in Campania è eterno condono edilizio. Le case abusive in Campania sono almeno settantamila. La sanatoria, anzi il riconoscimento ufficiale che l’illegalità alla lunga paga, scivolano via sulla pelle del paese. Perché…

La Guardia di Finanza comunica che il monte appalti pubblici irregolari in Italia in un solo anno arriva a 3,4 miliardi di euro. Monte che si alza ogni anno. Miliardi di euro per decine, centinaia di migliaia di italiani nelle cui tasche finiscono i guadagni da “irregolarità”. Le ultimissime “irregolarità”, da Napoli-Caserta-Roma confermano che rubano tutti: avvocati, ingegneri, capomastri, imprenditori, manager, mezze maniche, sovrintendenti, ragionieri, medici, operai…Tutti si scambiano favori e ricompense sotto l’occhio attento e partecipe degli amministratori e politici locali. La notizia è che la predazione del pubblico denaro è impresa nazionale che investe ogni categoria, professione e mestiere. Ma scivola via sulla pelle del paese. Perché…

Nelle cronache di un’indagine romana sulla corruzione nella Sanità si legge di un ex magistrato che si dice disponibile a dare una mano nello sveltire pratiche, in cambio chiede siano rifatte, a spese della sanità pubblica con falso certificato medico ovviamente, le tette ad una sua amica. Lo notizia scivola sulla pelle del paese, con un sorriso. Perché…

Statistiche, costanti statistiche, informano che in Italia i detenuti, quelli che scontano una pena in carcere per reati detti da “colletti bianchi”, primo tra tutti il furto di pubblico denaro, sono lo 0,9 per cento del totale della popolazione carceraria. In Germania, tanto per avere un’idea, sono in proporzione venti volte di più. La notizia è che in Italia i predatori del denaro pubblico in galera non ci vanno, la galera non se la fanno se non i casi rarissimi e per pochissimi giorni. Il furto di denaro pubblico è sostanzialmente depenalizzato. E la notizia scivola sulla pelle del paese. Lo stesso paese a stragrande maggioranza concorde nel comminare la pena di morte sul campo al ladro di cose private in case private. Scivola via perché…

E arriviamoci a questo perché, all’unica cosa che dà senso a 48 di nera cronaca. Le ultime, solo le ultime 48 ore e disperatamente simili a quelle che verranno domani e sono venute ieri. Il perché sono i soldi. Facile, ovvio e umano fin qui. Ma qui e adesso nella società italiana son diventati soldi pazzi e tutti pazzi appresso ai soldi. Non c’è stupore, limite, divieto, misura o comportamento vietato nella caccia ai soldi, meglio se pubblici.

Buono tutto, siam tutti cacciatori. E se qualche leader, guida, governante dà l’esempio e guida la caccia non ci troviamo proprio nulla di strano, ci scivola via sulla pelle. Perché la caccia al soldo è in corso anche in ufficio, in fabbrica, alla Asl, al Comune, in studio…ogni mattina un italiano si sveglia e sa che deve cacciare, ogni mattina il soldo pubblico, avesse un’anima, saprebbe che sarà cacciato.

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