Lucio Fero

Bersani, dicci qualcosa di…elettorale. Crisi Pd nella campagna voto

Bersani, dicci qualcosa di...elettorale. Crisi Pd nella campagna voto

Bersani, dicci qualcosa di…elettorale. Crisi Pd nella campagna voto

ROMA – Nello sport  si chiama paura di vincere, nel Pd è presunzione di vincere? La paura di vincere arriva quando sei in vantaggio ma manca tempo alla fine della partita e quindi in quel tempo cominci a temere, preoccuparti che il vantaggio ti sfugga, che ti raggiungano. Pensi a quello e non a giocare, pensi a quello e diventi come uno che l’ostacolo lo salterebbe senza problemi, se non fosse…Se non fosse che comincia a temere di cadere, guarda l’ostacolo, guarda la buca e quindi, quando prova a saltare, cade. Questo nello sport, nella gara, gara fra squadre o gara di ciascuno con se stesso. E nel Pd che in questa gara elettorale è in vantaggio cosa succede? Succede forse che la vittoria finale è talmente presunta, cioè attesa come dovuta e segnata, da paralizzare il partito e la sua campagna elettorale. Paralizzato in un mutismo di sostanza che fa quasi suggerire il: “Bersani, dicci qualcosa di elettorale”, eco di quel “dicci qualcosa di sinistra” che affligge come tormentone da qualche tempo tutti i leader del Pd.

Volete una controprova di questo mutismo di fondo di Bersani e del Pd? Provate in trenta secondi al massimo a pensare, riconoscere, fotografare la parola d’ordine, il mood, il messaggio elettorale dei vari contendenti. A a riassumerlo in una decina di parole non di più Nel caso di Berlusconi è facile descriverlo questo mood, eccolo: Monti, l’Europa e la Merkel ci hanno rapinato, votatemi e torneremo ai tempi belli senza Imu, spread e, hai visto mai, anche a quelli della lira. Facile è anche leggere il mood del messaggio Monti agli elettori, eccolo: votate gli altri e l’Imu che avete appena pagato, quei soldi li avrete buttati nel cesso perché gli altri al governo ad soli dilapideranno in fretta tutto quanto il “sudato” del 2012.

Altrettanto netto, chiaro ed evidente è il messaggio di Grillo: “vaffa a tutti e Parlamento da aprire come una scatoletta di tonno”. Lampante anche quello di Ingroia: manette, processi e distintivo. Perfino quelli di Cgil e Confindustria che alle elezioni non partecipano sono messaggi chiari. Rispettivamente: assumere nel pubblico impiego 200mila persone, per far cosa importa molto meno dell’assumerle e basta, oppure abbassare le tasse su profitto e salario senza impicciarsi troppo sul come si fa, fatto questo tutto ne verrà per il meglio.

Il Pd invece che dice? Dice che Monti è scorretto e che ha come unico obiettivo lo sgambetto al governo della sinistra. Dice che Berlusconi è…Berlusconi. Dice che Ingroia è peggio di Grillo, anzi non lo dice ma lo pensa. Il Pd manifesta nella sua campagna elettorale fastidio sgomento perché Monti c’è e perché Berlusconi ri-c’è. Comunica stupore indignato perché gli avversari non stanno fermi a farsi infilzare dal risultato che è già segnato e scritto. Mostra all’elettorato la “carta” dove appunto c’è scritto che il Pd vincerà perché è la cosa più proba bile e perché le alternative sono insieme pessime e nane. Ma un mood, una musica, un centro, un cuore, un’anima di campagna elettorale in quel che dice il Pd non c’è.

Non ci dice con esattezza quali tasse e neanche quale lavoro e per chi e neanche quale spesa pubblica e quale welfare. Tutti tempi che il Pd tratta e costeggia con più saggezza ed equilibrio di altri, su questo non c’è dubbio. Però governando la nave di saggezza, sempre più il Pd costeggia e non approda mai. Un po’, solo un po’, è perché dovesse la flotta dei Progressisti fare scalo in un porto preciso, subito ci sarebbero navi, vascelli e capitani e perfino equipaggi che quel porto, proprio quello là, direbbero che non ci si va. E infatti Bersani sta molto attento a non rifare l’Unione, quella roba negata dalla sua costituzione a governare. Si teme l’Unione, però si rischia la gioiosa macchina da guerra.

Perché questa afasia, questo mutismo, questo attendere la vittoria dovuta e razionale, questo essere prudentissimi e scaltri fino al punto di diventare alquanto “di coccio”, questa presunzione della vittoria dentro la quale ci si barrica, tutto questo sta portando ad un’erosione del consenso. Dicono i politologi che scrutano i movimenti delle 24/48 ore: effetto Monte Paschi di Siena. Ci permettiamo di dire che è qualcosa di più profondo e sostanziale: ancora una volta la sinistra che pure merita il governo prima di averlo per via elettorale si garantisce e accontenta dei “suoi” voti e dentro ci si barrica attendendo la “giusta sentenza”. Ancora una volta si punta al “pieno dei propri”, insomma quel 35% abbondante che è il Pd più Sel e dintorni. Ancora una volta questa attesa barricata intorno al 35% per cento rischia di finire un po’ sotto il 35% e comunque mai sopra. Bersani non ci dice nulla di elettorale e ci dice invece molto di politico, sta qui e non nell’effetto Mps, la crisi Pd nella campagna per il voto.

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