Lucio Fero

Bombe atomiche e unico vero dio, l’incoscienza di noi contemporanei

Bombe atomiche e unico vero dio, l'incoscienza di noi contemporanei

Bombe atomiche e unico vero dio, l’incoscienza di noi contemporanei (foto Ansa)

ROMA -Bombe atomiche, quando i più anziani di noi erano bambini o ragazzi la gente ne aveva paura. Paura come di una cosa concreta. Nelle famiglie, anche le meno attente ai fatti del mondo e della cosa pubblica, se ne parlava. E il pericolo della “bomba” caratterizzava il tono e il passo della vita pubblica. Cinquanta e passa anni dopo sentire la coppia di parole bomba atomica ci fa meno di un solletico emotivo. Eppure le armi nucleari, le bombe atomiche non sono sparite né sono state disinnescate.

Anzi sono in mani più numerose e inaffidabili di quelle in cui erano. Non solo Usa e quella che era l’Urss e Gran Bretagna e Francia. Ora atomiche anche per Israele, India, Pakistan, Corea del Nord, ovviamente Cina. E presto forse Iran. E quel che è peggio, molto peggio, la possibilità non solo teorica che un’atomica “sporca”, cioè capace di distruggere e contaminare “solo” una mezza città prima o poi finisca per essere comprata, fabbricata e usata da un qualche Isis. Già perché rispetto a mezzo e più secolo fa è cresciuto il numero di coloro che l’atomica la userebbero davvero.

Le armi nucleari negli arsenali di un mondo secolarizzato e iper laico (di questa “colpa” viene accusato l’Occidente del secondo dopoguerra) erano infatti culturalmente e ideologicamente in qualche misura disinnescate proprio dal secolarismo della cultura dominante, ad Est e a Ovest. Se si usavano davvero le armi nucleari si moriva tutti e per i morti non c’era nessun meraviglioso paradiso ad attendere. E non c’era nessuna missione di evangelizzazione dell’infedele che valesse la pena di morire. Detta in maniera molto cruda ma non impropria: un mondo con meno religione militante nei governi, Stato e popoli aveva una ragione in meno per farsi guerra.

Ma dio, la religiosità, l’immanente dati erroneamente avviati a inesorabile declino sono tornati con forza nel nuovo millennio. Perché l’uomo ha bisogno di riti e miti, perché la ragione governante non ha tutte le risposte, perché l’insostenibile condizione umana della mortalità chiama ineluttabilmente la religiosità, perché religione e speranza sono sorelle di vita. La religiosità, la voglia di dio sono tornate.

Ma non solo con la forza della fede e con la forza della morale predicata. Sono tornate anche e soprattutto in maniera violenta. Tornata è la predicazione sulla terra dell’unico vero dio. Quello che essendo unico e solo per affermare questa sua condizione si compiace che i suoi unici e veri fedeli macellino nelle chiese e nelle messe altrui gli appunto infedeli. La concezione e la predicazione dell’unico e vero dio sono base e fonte, anima e corpo della guerra. E sono tornate.

Così come ricompaiono nelle cronache le bombe atomiche. Cronache distratte e incoscienti assimilano un bombardamento dimostrativo su una base siriana ad attacchi alla Corea del Nord domani o all’Iran dopodomani. In candida e totale e letterale inconsapevolezza i cronisti non distinguono il senso e la realtà di una Corea del Nord armata di atomiche sottoposta ad un attacco. Raccontano da noi come fosse una partita tra Grillo e Renzi o tra Juve e Roma, Ferrari e Mercedes…

Ogni giorno l’ideologia armata di una fede religiosa attacca e uccide nelle città d’Occidente gli infedeli, cioè noi. Dove possono macellano gli infedeli direttamente nelle loro chiese. E sempre più spesso torniamo a sentire di ipotesi e preparativi bellici, perfino i tg se ne accorgono e adesso ripetono spesso la formuletta “venti di guerra”.

Non sappiamo con esattezza  cosa sta succedendo, i contemporanei quasi mai lo sanno. La storia molto raramente glielo concede, questione di prospettiva. La vita quotidiana infatti sembra al contemporaneo (contemporaneo anche di enormi eventi) immobile o quasi, sembra con il passo e la prospettiva della vita dell’uomo comune che non accada quasi mai nulla del tutto e per davvero. In più noi contemporanei occidentali veniamo da 70 anni di pace e prosperità e benessere e libertà mai visti nella storia dell’umanità e consideriamo questa eccezionalità come la ovvia normalità (al punto di metterla volontariamente a rischio).

La prospettiva della storia e i settanta anni migliori della vita dell’umanità hanno reso i contemporanei (noi) del tutto incoscienti di ciò che accade. Vediamo i particolari, non comprendiamo l’insieme. Una condizione debole, dannata, impotente.

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