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Britain First e i suoi fratelli: la peste del nazionalismo

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ROMA – Britain First, la Gran Bretagna Prima! E’ stato il grido con cui il “suprematista” bianco e anglosassone ha spazzato via dalla faccia delle terra quella “rossa” bastarda che si occupava, aiutava stranieri e voleva tenere la Gran Bretagna sotto la dittatura della Unione Europea.

Prima i bianchi anglosassoni, Britain First è lo slogan con cui la destra estrema e di popolo in Gran Bretagna invita a votare per la Brexit. Prima i bianchi anglosassoni è il programma e la missione dei suprematisti bianchi negli Usa, di quelli che vogliono ricacciare i neri al posto loro e i chicanos oltre frontiera. I Tea Party e i suprematisti e quelli che brucerebbero i libri di Charles Darwin votano tutti insieme Donald Trump sotto il segno, lo slogan, il comandamento: gli Usa di nuovo primi.

Prima i francesi è lo slogan e il programma di marine Le Pen e del Front National. Prima gli italiani è la parola d’ordine e la bandiera della Lega di Salvini e della destra di Fratelli d’Italia. E a quel prima gli italiani ammiccano e acconsentono in tanti, li trovi sia in Forza Italia che in M5S.

Prima i russi è il motto di Putin, quello con cui Putin raccoglie in patria applausi contro l’Europa, gli Usa…Prima i polacchi è l’imperativo con cui la Polonia guida la mobilitazione di popolo, e di eserciti, anti russa di Lettonia, Estonia, Lituania. Prima l’Ucraina è la bandiera che ha portato alla guerra-scannamento civile appunto in Ucraina. E venti anni si macellarono in nome del prima la Croazia io prima la Serbia…

Ovunque il “prima noi” miete consensi ed entusiasmi, voti e militanti. Ovunque il “prima noi” cresce nella testa della gente. Ovunque sembra doveroso, perfino ovvio: “prima noi” che diamine. Però il “prima noi” pronunciato da tanti, da tutti ha una grave contro indicazione, un difetto di fabbrica, una conseguenza nefasta. Di primo posto ce n’è uno solo, se tutti proclamano il diritto-dovere di essere primi, qualcuno, anzi molti dovranno per forza di cosa essere secondi o peggio. E nessuno ci starà, si combatterà per arrivare, essere primi.

Si combatterà con ogni mezzo in nome e sotto la bandiera del “prima noi”. E’ la storia di secoli d’Europa, è la storia dei nazionalismi. Era in sonno, in quarantena, la peste del nazionalismo sta tornando, è tornata in circolo. Nella forma democratico-grottesca di Donald Trump, nella forma economico-patriottica della Brexit, nella forma etico-dottrinaria dei tedeschi che vogliono mollare il Sud d’Europa, nella forma isterica-religiosa dell’ex est europeo, nella forma popolar-plebea delle varie Leghe.

Nella forma del rifiuto dell’estraneo o nella forma della voglia di confini. Nella forma minoritaria ma mai dismessa del nazi-fascismo, nella forma di massa e di gente che pensa “ai fatti suoi” il nazionalismo, la peste della pace, della sicurezza e anche della libertà è tornato in circolo. Circolano parecchi portatori del virus, lo hanno nel sangue, nella saliva. Non si nascondono, lavorano a diffonderlo il virus. Sono ancora relativamente pochi ma sono già troppi, sono, siamo già moltitudine quelli che gli affetti da virus li baciano in bocca ad ogni occasioni elettorale.