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Carife vittime: “Se via chi ha fatto danni, restiamo soli”

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ROMA- Carife, Cariferrara, Cassa di Risparmio di Ferrara, una delle quattro banche, la più nota alle cronache è Banca Etruria, i cui azionisti, risparmiatori, investitori, obbligazionisti hanno visto le loro azioni e obbligazioni ridursi ad un valore di neanche il 20 per cento di quello a cui erano state acquistate.

Da mesi migliaia e migliaia protestano, manifestano, sono in piazza. Chiedono, esigono di essere risarciti, dal governo. Cioè dal contribuente. Dicono di essere stati truffati, truffati e perciò meritevoli di risarcimento. Truffati dai dirigenti e responsabili delle rispettive banche che piazzavano presso di loro titoli ad alto rischio se non proprio tossici spacciandoli per investimenti tranquilli.

Chiedono, esigono, protestano, vanno in piazza e stanno per ottenere. Domenica scorsa a Ferrara sono andati anche in teatro, quello Comunale. Una manifestazione imponente, un sacco di gente. Tutti contro il governo e Bankitalia. Tutti, i rappresentanti dei 30 mila che ci hanno rimesso soldi e i rappresentanti di quelli che glieli hanno tolti.

Tutti insieme e affratellati: gli “Azzerati di Carife” e quelli che li hanno “azzerati”. Sarà stata per cattiva gestione senza mala intenzione, sarà stato per raggiro e truffa (lo dirà la magistratura) sta di fatto che le quattro banche erano fallite di loro. Non è stata Bankitalia a farle fallire, non più di quanto sia un esame di laboratorio responsabile se hai in corpo un’infezione. E non è stato il governo a farle fallire, tanto meno il suo decreto con il quale anzi le banche venivano salvate mediante si può dire amputazione.

Eppure il nemico di chi si è visto dilapidare o fregare i soldi a Ferrara non è chi li ha dilapidati o fregati. Anzi dilapidati e dilapidatori protestano tenendosi per mano, tutti contro il governo. Il perché è lucidamente spiegato da Mirko Tarroni, definito “guida e anima dell’Associazione Azzerati di Carife”. Dice Tarroni: “Se escludiamo chi ha fatto danni rischiamo di restare da soli”.

Ecco, ci siamo, in Carife veritas: Ferrara è veramente con la sua banca di territorio parabola italiana. Ci sono circa 30 mila fregati più o meno, in qualche modo incastrati nel fallimento della banca. Sono agricoltori, commercianti, imprenditori, artigiani. E infatti a protestare contro il governo al Teatro Comunale ci sono Confagricoltura, Unione Industriali, Cna, Confcommercio, Confesercenti e Confartigianato. Come nota di schizofrenia politica la manifestazione è promossa dal Comune, cioè dal Pd contro il governo, cioè il Pd. Come nota di tristissimo colore nella eterna commedia italiana la partecipazione al convegno vale punti nell’aggiornamento professionale (sic) dei giornalisti. Infatti in sala siede anche L’Associazione Stampa Ferrara.

Non manca nessuno, tutti uniti. Contro chi ha fatto sparire con mala gestione almeno 309 milioni? Contro quelli che hanno fatto danni finanziari in Carife per almeno 309 milioni? Contro quelli verso i quali i commissari hanno avviato azione di responsabilità? Contro almeno 31 ex amministratori dell’Istituto? Neanche per idea. Chi ha fatto danni è parte integrante dell’alleanza anti governo e Bankitalia.

Perché? Come? Perché Sergio Lenzi presidente Carife dal 2010 al 2013 proviene da Confagricoltura, il vice Ennio Manuzzi viene da locale Confindustria. Tiziano Artioli cui si addebita danno per 177 milioni viene da Confagricoltura come Mario Guidi che era della banca consigliere. Alessandro Capatti da Confartigianato, Riccardo Fava, giovani industriali, Paolo Govoni, Cna e ora presidente Camera Commercio.

La geografia socio-finanziaria di Ferrare e Carife ce la spiega e squaderna Gianluca Paolucci del La Stampa sul giornale. Il senso e il succo della vicenda l’ha sintetizzato Mirko Tarroni capo vittime: “Se escludiamo chi ha fatto danni restiamo soli”.

Ma Carife story dice di più, molto di più, dice quello che agli italiani, non solo di Ferrara, non piace sentire. Dice che le banche locali, radicate sul territorio, servono da decenni a dare soldi a chi è amico e sostenitore, a chi è socialmente e politicamente affidabile. Non a chi è affidabile dal punto di vista imprenditoriale, non a chi ha bisogno di denaro per investire, creare lavoro e valore. No, le banche radicate sul territorio prestano, spesso regalano a chi ha radici sul territorio. Insomma a tutti o quasi e chi se ne frega se sono soldi buttati. Tanto, se poi va male, se si fallisce, interviene lo Stato che paga e ripiana con i soldi dei contribuenti.

A questo sistema sono affezionati, anzi questo sistema lo amano Confaagricoltura, Confcommercio, Confindustria, Confartigianato di tutti i territori. E anche Cgil, Cisl e Uil e anche Bersani e la sinistra(?) Pd che hanno fatto sapere: toccatemi tutto ma non le banche di territorio. E anche i meet-up locali e no solo meet-up e non solo locali di M5S. E anche quando può, al Sud, Nca di Alfano. E anche quel che resta di Forza Italia. Di certo le banche del territorio sono nel cuore di Gi Meloni.

E’ un sistema meraviglioso: le banche finanziano chi conoscono e si fa conoscere. Tanto ad alcuni, poco a molti, niente solo ai cani randagi. Certo, i conti della banche vanno a rotoli. Ma che vuoi farci e poi qualcuno farà qualcosa. Da decenni gli amministratori delle banche di territorio fanno così, sono stati piazzati lì dalle varie Conf di territorio perché facciano così. E adesso gli vuoi imputare di aver fatto fallire banche perché spargevano soldi?

La colpa, è ovvio, è del governo, maledetto governo che in combutta con la Germania e la arpia Europa ha stabilito che il denaro dilapidato sul territorio non deve, non può più essere ripianato con le tasse di qualcun altro, di tutti gli altri. Quindi non meravigliatevi troppo se, come titola La Stampa, “Carife, vittime e carnefici insieme contro il decreto salva banche”.

Per decenni sono stati tutto dalla stessa parte, dalle due parti degli sportelli delle loro banche si cantava la stessa canzone che non era quella della finanza o dell’impresa o del credito. Era quella del clientelismo elegante, presentabile anche ai convegni. Clientelismo del credito con la polizza di assicurazione dei soldi pubblici. E’ questo che rimpiangono, esigono, pretendono i fregati e quelli che li hanno fregati: i loro soldi spariti sì, ma soprattutto come sempre fino a ieri i soldi degli altri a garanzia e copertura.