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“Cicciotelle”, licenziato! Ma era solo un agosto di vacanza. Italia tarallucci e vino

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ROMA- “Cicciottelle” titolò sul suo giornale l’incauto direttore. Cicciottelle erano allora tre atlete italiane alle Olimpiadi di Rio, tre tiratrici con l’arco non filiformi nella sagoma. E l’incauto direttore, al secolo Giuseppe Tassi, pensando di essere spiritoso e ultimo piccolo spruzzo sull’onda alta e lunga del titolare aggressivo/volgare, titolò appunto “Cicciottelle”. Un’inezia rispetto all’università con molte cattedre attive del titolare sulla persona, sui sui tratti somatici per irridere, ferire, colpire. Università e cattedre all’opera su molti quotidiani. Quel “Cicciotelle” era solo un’inezia al confronto, un’inezia sgraziata sul Quotidiano Sportivo.

Forse proprio perché era relativamente piccola cosa, in omaggio alla abitudine italica di esser duri con i deboli e deboli con i forti, fu immediato sdegno e immediato licenziamento. Come si permetteva il direttore con quel titolo di ironizzare e irridere sul e al giro vita? E poi, peggio del peggio, di misurare le atlete, le donne atlete e soprattutto le donne con i chi, letteralmente un tanto al chilo? Fuori dunque subito il direttore, non sarà più direttore. Licenziato in tronco il 9 agosto. Forse troppo severi, ma tant’è. Forse prezzo troppo alto ma chi sbaglia paga ed editore non fa sconti.

Offesa grave, grave imperizia professionale, licenziamento. Era il 9 agosto…Però, però da noi c’è la tv. E in tv c’è sempre una “scuola Maria De Filippi” gremita di adepti e seguaci. Quindi quelli di Agorà ai sin incaricano della missione: riappacificare, far fare pace a cicciotelle e licenziato. Por termine alla lite. Litigio? Ma non era stata imperizia professionale? Non più, non dopo ferragosto in tv.

Fatta la pace in tv, è arrivata quella in redazione. Quale redazione? Quella di Quotidiano Sportivo ovviamente. Il 5 settembre il direttore di Quotidiano Sportivo accoglie le tre tiratrici con l’arco accompagnate dal presidente della FitArco. Ad accogliere tutti, insieme al direttore, c’è l’editore. E chi è il direttore il 5 settembre? Ma che domanda…E’ Giuseppe Tassi, quello licenziato in tronco il 9 agosto.

Dal 9 agosto al 5 settembre…si è fatto un mese di ferie, quello più caldo come la maggior arte degli italiani. Passate le ferie l’imperizia professionale è svanita sopraffatta dal generale vogliamoci bene. Un’altra vittoria, un altro trionfo, un’altra piccola ma verace testimonianza dell’egemonia del tarallucci e vino, dell’Italia che vuol, esige che alla fine tutto appunto finisca a tarallucci e vino.

Non è che si sia buoni per natura, è che per profondo istinto e radicata cultura si ritiene che nessuno debba sul serio perdere nulla di ciò che ha, qualunque sia stata la sua mancanza. Vale nelle scuole dove genitori e studenti vigilano non vi sia mai sul serio premo e punizione. Vale sui luoghi di lavoro, in particolare quelli pubblici, dove sindacati vigilano ci siano sempre e comunque tarallucci e vino. Vale in politica, vale sui fatti di cronaca…Ci risulta alieno e intollerabile che qualcuno, chiunque venga rimosso sul serio. Prevale, predomina il “che, davvero?”.

Ragion per cui direttore Tassi che forse era eccessivo licenziare per quel “cicciottelle” diventa protagonista di una farsa, punito con un mese di ferie ad agosto. A ricordare a tutti, nel suo piccolo, che l’Italia alla grande non fa mai sul serio, di fare sul serio ne abbiamo orrore, lo consideriamo crudele. Dove sono i tarallucci…e il vino?