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D’Alema, Repubblica, Renzi e il triangolo della “spazzatura”

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ROMA – Massimo D’Alema, La Repubblica e Matteo Renzi hanno fatto triangolo in queste ore, non un bel triangolo. D’Alema, ex presidente del Consiglio e uno dei leader fino a pochi anni fa della sinistra, ha accusato il quotidiano più importante e più caro e più abituale della pubblica opinione progressista italiana di aver prodotto e promosso “spazzatura”. “Spazzatura” l’articolo de La Repubblica dove si leggeva che D’Alema vota e fa votare Raggi per odo e dispetto a Renzi. Il direttore del La Repubblica, Mario Calabresi, ha replicato: altro che spazzatura, “notizia degna di essere pubblicata”.

Spazzatura, peggio che spazzatura secondo D’Alema: l’articolo infatti sarebbe parte viva e integrante di una manovra politica tesa a far cadere su altri (la sinistra Pd, il Pd anti Renzi) la responsabilità della imminente sconfitta elettorale ai ballottaggi. Insomma dice D’Alema che Renzi chiede a Repubblica di fabbricare un “capro espiatorio” e Repubblica volentieri si presta. Volentieri e senza fatica essendo, dice ancora D’Alema, Repubblica “house organ”, il bollettino casalingo del Pd di Renzi.

Repubblica house organ del Pd di Renzi? Questa può dirla e pensarla un Salvini o un Brunetta che di Repubblica giornale e di Repubblica storia poco e niente sanno e nulla d’altro interessa sapere se non attaccare il nemico e i suoi amici. I Salvini e i Brunetta che La Repubblica non la leggono né saprebbero leggerla. Ma D’Alema…Ampia e diffusa è nelle pagine di Repubblica la narrazione (avrebbe detto Vendola) “bersaniana”. Di Bersani La Repubblica fu a lungo volenteroso portavoce. E lo “storytelling”, come si dice adesso, delle cronache, politiche e non,de La Repubblica è tanto inconsapevolmente grillino quanto scientemente nostalgico e orfano della sinistra che fu prima di Renzi.

Ma D’Alema…che immagina la manovra, il complotto politico ai suoi danni, che si rifugia nella figura politica più paranoica e al tempo stesso più banale…D’Alema che lo sa quel che è davvero successo (lo dice pure) ma non ce la fa a razionalizzare, ha bisogno dell’emozione del raccontarsi vittima. Vittima ovviamente di Repubblica-Renzi il Gatto e la Volpe. D’Alema che recita da indifeso Pinocchio. D’Alema che ha bisogno di promuovere un articolo dio giornale a “spazzatura politica con mandanti”. D’Alema che trabocca di rancore, il vino della sua alterigia intellettuale è andato in aceto di rancore perfino un po’ senile.

Allora è vero quel che ha scritto La Repubblica e D’Alema mente smentendo? Ma per carità! Il giornalista di Repubblica ha ascoltato in via indiretta uno scambio di battute tra D’Alema e Quagliariello ed altri a margine di un convegno. E figurarsi se lì D’Alema non avrà detto peste e corna di Renzi. Il giornalista di Repubblica ha fatto quel che da molti anni fa praticamente tutto il giornalismo politico: confondere, identificare la politica con le parole, con quel che dicono i politici. Un peccato originale lontano nel tempo che si è fatta metastasi nei talk-show televisivi e semplice inattitudine a capire e narrare la realtà nella carta stampata. Dal confondere le parole dei politici con la politica a non vedere la differenza tra le battute velenose e le azioni politico-elettorali concrete di un D’Alema il passo è breve, anzi nullo. Tanto più che D’Alema nella commedia dell’arte che il giornalismo politico eternamente racconta occupa una parte fissa: quella del cattivo. Perfetto quindi, nella casella “Voto Raggi per far fuori Renzi” ci entra a pennello.

Non c’è stato mandante, non c’è stato complotto e non c’è spazzatura. L’articolo de La Repubblica è solo una delle decine di cronache irreali che il giornalismo politico italiano quotidianamente produce. Cronache irreali eppur fondate, fondate sulla chiacchiera. Chiacchiera che sostituisce e mette al bando il reale. D’Alema sibila che Renzi è la peggior sciagura? Equivale a D’Alema vota Raggi. Tutte le cronache politiche sono così: le infinite e gassose cronache sul “partito della nazione” che è solo sui giornali, le lunari, spaziali cronache dei dissidi interni e scalate poteri dentro M5S…Non c’è spazzatura, non c’è inganno o dolo. Solo impalpabile polvere di sillabe e vocali confusa e narrata come fosse cronaca e storia.

Da ultimo ma non da ultimo: molti elettori fino a ieri del Pd e fino all’altro ieri del Pci stavolta hanno già votato alla luce del sole al primo turno M5S, a Roma la Raggi. E non è impossibile trovare un gruppetto di militanti-dirigenti bersaniani che hanno fatto la stessa cosa mettendosi più o meno in silenzio d’accordo tra loro. Nel triangolo D’Alema-Repubblica-Renzi volano stracci ma non c’è spazzatura. C’è invece un fenomeno politico-magico come quello delle sparizioni nel triangolo delle Bermuda: la sparizione della politica inghiottita dalle emozioni. Quelli convinti che Renzi e il suo Pd non siano più sinistra, quelli certi di essere loro sinistra e gli altri infiltrati o traditori, che per ritrovare la sinistra vanno a votare un Movimento che solo nella loro immaginazione di orfani è sinistra.