Lucio Fero

Democrazia diretta, Sartori avrebbe detto: Dittatorellum

Democrazia diretta, Sartori avrebbe detto: Dittatorellum

Democrazia diretta, Sartori avrebbe detto: Dittatorellum (nella foto Ansa, Giovanni Sartori)

ROMA – Democrazia diretta, va alla grande, va forte, è la preferita. Domanda a un qualunque cittadino italiano di buona volontà se preferisce la democrazia diretta o…e quello non ti fa neanche finire la domanda, non c’è alternativa che tenga, neanche farla la fatica di esporla un’alternativa alla democrazia diretta, democrazia diretta vince, anzi manca. Che altro c’è, ci può essere di meglio per governare e cioè fare finalmente quel che vuole e chiede la gente?

Va talmente la democrazia diretta che viene confezionata e proposta in ogni format, da quella del tele voto per e nei reality show a quella dei cittadini legiferanti via web. Va talmente e talmente forte che nessuno osa non omaggiare la democrazia diretta, i più “critici”, si fa per dire, la indicano come un’ideale, una perfezione purtroppo non pienamente raggiungibile.

E invece no, certissimi di andare non contro vento ma contro tifone tornado del contemporaneo sentir comune, già udendo il coro di improperi e scongiuri, qui si fa osservare che la democrazia diretta ha un inconveniente di fondo: condivide con i sistemi autoritari il principio dell’assoluto. Inconveniente che a molti piace, che molti seduce, che molti non considerano inconveniente e se ne fregano. Inconveniente solo per la democrazia, appunto.

Dove sta, dove risiede questo inconveniente strutturale, questo difetto congenito della democrazia diretta rispetto alla democrazia appunto? Forse nel fatto che nelle forme più artigianali anche se assai di moda di democrazia diretta che ci vengono oggi proposte si pronunciano (partecipano e votano solo quelli iscritti al “popolo del web” o al “popolo” di una qualche parte politica? No, questo è accidente spiacevole, non sostanza inconveniente. Vero è che se la “diretta” è operata solo da una parte del popolo che popolo è mai quel che si pronuncia? Ognuno si fa il suo “popolo”, la sua “diretta” ed è un’opera dei pupi.

Ma la vera tara genetica della democrazia diretta non è qui. E’ nella concezione assoluta e assolutistica di un solo popolo, una sola volontà, un solo interesse, un solo bene pubblico e tutto il resto è male. Si chiama il popolo a pronunciarsi in “diretta”, si sente la sua voce, si obbedisce alla voce del popolo e questa è democrazia vera. E se le voci del popolo sono due o tre? E se gli interessi sono più d’uno? E se ci sono idee diverse su quali sia il bene pubblico prioritario? E se, come sempre avviene nella realtà di una democrazia, i “popoli” non sono “uno” ma più d’uno?

Per questo gli umani, una parte fortunata e limitata degli umani, nella storia ha elaborato, conquistato a carissimo prezzo e edificato la democrazia delegata. Parlamenti, istituzioni, corpi intermedi per fare accordi, intese, mediazioni, leggi, compromessi, riforme…E per fare in modo che la volontà popolare, anche maggioritaria, scorresse entro argini di garanzie e garanzia per tutti.

Tutte cose che fanno francamente schifo agli ultras contemporanei delle democrazia diretta. Che sono ovunque, mica solo in tv o in Parlamento o nei blog. Tutti fans della democrazia diretta che è inevitabilmente, inevitabilmente contiene il “noi siamo il popolo giusto, voi quello sbagliato”. Per dirla alla Sartori, democrazia diretta, cioè Dittatorellum.

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