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Di Maio, Di Battista, Fico e bella favola M5S pulisci tutto

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ROMA – Sono i giorni e le settimane a cavallo tra novembre e dicembre 2015, il sindaco (pessimo gusto chiamarla sindaca) Rosa Capuozzo più e più volte racconta al telefono ai suoi consiglieri comunali di come abbia chiesto e sollecitato ai vertici M5S di venire al più presto a Quarto. Venire per dare istruzioni, prendere in mano la cosa, aiutare il sindaco, la giunta, il Comune e il MoVimento stesso. In una telefonata (ma ce ne sono molte dello stesso tenore) il sindaco dice: “Fino a che non arrivano teniamo il silenzio e non mettiamo i manifesti…spero che venga anche Luigi che è il più duro”. Spera dunque la Capuozzo che venga anche Luigi di Maio dopo aver contattato e chiesto la presenza di Roberto Fico.

Attenzione, non c’è nulla, proprio nulla di incongruo o sospetto o scorretto in questa richiesta della Capuozzo. Come farebbe chiunque, avverte i vertici del suo partito che c’è un problema. Avverte, chiede consiglio, assistenza, presenza, intervento. E discute la Capuozzo con i suoi consiglieri comunali dell’attesa e del che fare durante l’attesa. “Speriamo non vengano tra una settimana” commenta con ansia da fretta una consigliera, anch’essa di M5S, nel frattempo il sindaco spera e invita “a non mettere i manifesti”. Hanno un problema, chiamano i capi e nel frattempo cercano di evitare il danno di una incontrollata messa in piazza del problema.

Fino a qui non ci piove, ci sono le telefonate e le registrazioni. E c’è anche l’atteggiamento tutto sommato coerente tenuto dal sindaco Capuozzo: non va dal giudice di sua iniziativa ma, dal giudice convocata, racconta di pressioni subite. Pressioni che poi davanti ai giornalisti nega di aver subito. Insomma non vuole siano “messi i manifesti”. Almeno “fino a che non arrivano…”.

Quelli che dovevano arrivare e comunque erano attesi e invocati dalla Capuozzo hanno diffuso un video messaggio in cui giurano, attestano, proclamano di non essere mai stati avvertiti di nulla, di essere all’oscuro di tutto e di essere anche pronti a querelare chi sostiene il contrario. Del “problema” di Quarto i tre, Luigi di Maio, Alessandro di Battista e Roberto Fico asseriscono di non aver mai saputo nulla. Bene, e allora di cosa parla con loro la Capuozzo in altre intercettazioni? Spiegano i tre che si parlava della possibilità o meno, opportunità o meno, degli aumenti di stipendio in Consiglio.

Ciascuno può quindi credere, liberamente credere come più plausibile che il sindaco Capuozzo chiedesse al vertice M5S di venire a Quarto a dare la linea, a consigliare e decidere il da farsi e che il gruppo consiliare M5S li attendesse con ansia e che la cosa su su cui tenere il silenzio “fino a che non arrivano” fosse un problema di aumenti di stipendio sì aumenti no in loco. Più plausibile convocare a Quarto i capi per timbrare o non gli aumenti di stipendio, più plausibile che informarli, convocarli e chiedere loro la linea sul problema di un consigliere comunale indagato per voto di scambio con la camorra. Ognuno decida da solo qual era verosimilmente il problema per cui la Capuozzo chiedeva aiuto al vertice M5S: gli stipendi o l’indagine e il successivo caso politico che ne sarebbe nato?

I tre del video tape fermamente negano il vertice M5S ne abbia mai saputo nulla. Singolare diniego. Che il vertice di un partito venga avvisato e consultato se c’è uno del partito coinvolto in simile indagine è ovvio e doveroso. Avvertire e chiedere consiglio e istruzioni è quello che farebbe chiunque in qualsiasi organizzazione, chiunque di normale buon senso, minima responsabilità e tranquilla onestà. C’è un guaio: si avvertono i capi e si chiede loro: che facciamo? Se fosse avvenuto sarebbe stato appunto ovvio e normale.

Ma i tre dirigenti M5S sentono il forte bisogno di negare che sia accaduto, di negare di essere mai stati informati se non dai quotidiani. Perché questa negazione altamente litigiosa con il probabile, il plausibile, l’ovvio? Perché negare ciò che in fondo nulla ha di colpevole? Perché negare un agire almeno in partenza innocente?

Perché i tre e tutto M5S hanno bisogno della favola. Della favola bella secondo la quale M5S è un “pulisci tutto”. Ammettessero di essersi consultati, di aver provato a gestire la grana politica che scoppiava a Quarto significa ammettere semplicemente la realtà. E la realtà a Quarto e in molti luoghi del Sud è che il voto popolare è inquinato da malavita organizzata e clientele e che lì la vita pubblica è intrecciata e connessa con l’uso clientelare e criminale del denaro pubblico. E questa realtà un M5S anche fatto di tutti o quasi onesti, anzi onestissimi, non la cambia e pulisce con il semplice fatto di essere…M5S.

La favola bella di M5S “pulisci tutto”: Ma a Parma governata M5S un inceneritore, ammesso sia una iattura, non si incenerisce con un voto. A Livorno, governata M5S, inefficienza e sovra costo e gestione corporativa su e dei rifiuti, non si spazzano perché al Comune sventola bandiera pentastellata. E domani eventualmente a Roma un’economia di fatto parassitaria, una cultura dello spreco, una pubblica amministrazione che è piccolo Stato dentro e contro la cosa pubblica e lo Stato, non saranno “puliti” solo e soltanto perché arriva un sindaco M5S (se mai saranno puliti).

E’ ovvio, scontato, reale: “pulisci tutto” non esistono nella realtà anche se animati dalle migliori volontà. Ma se togli alla narrazione e all’auto convinzione M5S la natura del “pulisci tutto”, allora la favola bella diventa realtà faticosa. A Parma, a Livorno, a Quarto e ovunque. Perché o tuoi uomini e donne, sindaci e consiglieri possono anche essere onesti per davvero, anzi onestissimi. Ma se si raccontano che l’onestà da sola cambia il mondo sono illusi. Illusi di un’illusione nociva. L’illusione che abolendo di fatto la politica spariscano la criminalità, la corruzione, il cambiamento climatico, le corporazioni, la disoccupazione…L’illusione ad esempio di un reddito di cittadinanza per tutti che sostituisca il reddito da lavoro, e soprattutto l’illusione, disperata ma splendida, che esista una ramazza, un pulisci tutto appunto.

E quindi i tre bravi ragazzi del vertice M5S devono continuare a narrare e a narrare, anche al di là del plausibile, la favola bella di M5S pulisci tutto.

P.S.

A proposito di M5S, un cortese lettore e un meno cortese vigilante del web ci hanno segnalato che forse abbiamo sbagliato nel riportare come il sito del Movimento avesse tradotto un testo del Financial Times. Un punto interrogativo che c’era e non c’era, l’aggettivo populista che c’era e non c’era, uno sta maturando che diventava è maturo. Ci si rimprovera di non aver verificato di persona il testo del Financial Times e di aver riportato quanto scritto da La Stampa e da altri quotidiani, di aver riportato l’altrui notizia che raccontava di una traduzione aggiustata ai fini M5S.

Giusto rimprovero, non abbiamo verificato e, anche l’avessimo fatto, non avevamo la competenza linguistica tale da consentirci una perfetta esegesi dei testi. Non siamo in grado di dire che abbiamo sbagliato, ma può darsi lo abbiamo fatto. Nel caso ce ne scusiamo. Nel caso, perché M5S è una fonte che vale tanto quanto altre fonti, riteniamo legittimo concedere fiducia sia a M5S che a giornalisti che di M5S si occupano. Comunque ci scusiamo per l’eventuale errore importato.

E ci complimentiamo per l’attenzione giustamente allerta e solerte di chi segnala possibili errori e mancate verifiche. Aspettiamo analoghe segnalazioni e puntuali verifiche, tanto per restare in zona M5S, da parte di simpatizzanti M5s di possibili (solo possibili?) errori e panzane su scie chimiche, chip sotto pelle, ologrammi di ologrammi e via dichiarando…