Lucio Fero

Disagio fa voti, Pil non più: ecco perché chi governa perde elezioni

Disagio fa voti, Pil non più: ecco perché chi governa perde elezioni

Disagio fa voti, Pil non più: ecco perché chi governa perde elezioni (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Disagio fa voti, nella testa dell’elettore c’è questa cosa che è corretto chiamare disagio. Sempre più sulla base e spinto dal disagio l’elettore vota. E il disagio che vive impone all’elettore di trovare un responsabile, un colpevole del suo disagio. Inevitabile che il responsabile da punire, il colpevole cui farla pagare l’elettore lo individui sostanzialmente in chi governa. Chiunque esso sia, chi governa quando si vota paga crescente e costante dazio al disagio dell’elettorato.

Il disagio ha connotati e consistenza e sostanza politici. Non ne ha, né di connotati, né di consistenza e neanche di sostanza economici. Il disagio sociale lo avverti, lo senti. Ma non puoi misurarlo perché non risponde a numeri e fatti. Il disagio è una forza ribelle, una specie di forza della natura incontrollabile e incontrollata sul pianeta Società. Società degli umani. Il disagio si manifesta e si diffonde fino a diventare fenomeno elettorale maggioritario o anche si dilata fino a diventare ribellione e rivolta indipendentemente dai reali valori di reddito e dalle concrete condizioni di vita. I parametri economici non ce la fanno a misurare, tanto meno a contenere il disagio.

Disagio è quella cosa per cui una famiglia con un reddito a fine mese e una casa di proprietà oggi si sente insicura e sostanzialmente povera. Non lo è povera, non sulla base dei suo reddito e patrimonio. Ma questi forse non bastano per la scuola che si vuole per il figlio/a (difficile siano due). Non bastano per due periodi di vacanze l’anno. Soprattutto la famiglia teme che il reddito sia non certo. A rischio il posto di lavoro e la condizione di lavoro, la famiglia sente questo. E l’ansia è accresciuta dal vero o presunto calo di valore dell’immobile di proprietà. E ancora più forte di ogni altra la sensazione di “scippo” subito: c’era una volta neanche tanto tempo fa il tempo in cui ogni anno andava meglio dell’anno prima. Ora questo tempo è finito e la famiglia considera “scippo” questa fine. Quindi la famiglia elabora e vota disagio. Poco importa in quale forma di lista o partito, la famiglia, se va a votare, vota il suo disagio contro il governo che c’è.

Una volta era il Pil a far voti, ora non più. Una volta chi governava se alzava la quota di Pil, anche solo di un po’, e abbassava le tasse, anche solo di un po’, stava tranquillo il giorno delle elezioni e la sera dei risultati. Pil in incremento equivaleva a consumi in crescita pur leggera e quindi a voti a chi governava. Chi dall’opposizione coltivava e carezzava la protesta se arrivava un po’ di Pil in più e un po’ di tasse in meno le elezioni le perdeva.

Ora il Pil non fa più voti, infatti in Italia cresce un po’ ma i voti a chi governa calano e di tanto. Fa voti invece il disagio. Che è quella cosa per cui il Fisco ti fa lo sconto e il cittadino gli porta comunque rancore. Sentita l’altra sera in prima persona ma non è un caso, è la regola: piccola impresa, 700 mila euro di debito con il fisco, rottamazione delle cartelle votata dal governo taglia il debito a 550 mila. Reazione di uomini e donne della piccola impresa: rancore verso fisco esoso e nessuna percezione, nessun peso neanche d’umore o di opinione ai 150 euro abbonati. Solo il disagio sa fare questo, mutare la matematica nel suo contrario e il diritto in rovescio.

Il disagio è quella cosa per cui solo 400 mila contribuenti, lo 0,1 per cento del totale, dichiara redditi superiori a centomila euro lordi, la gran parte dell’Irpef è pagata da una minoranza di contribuenti lavoratori dipendenti, commercianti, professionisti e lavoro autonomo contribuiscono all’Irpef per il solo 5%…eppure tutti si sentono e si dicono come avessero loro l’aliquota marginale di prelievo del 43 per cento.

Disagio vota e vince, Pil non fa più voti. Questa è la lettura corretta delle elezioni recenti in Gran Bretagna (dove May vince indirettamente quando è Brexit, perde quando è governo) e anche in Francia (dove Macron ha vinto perché non era governo e Hollande si fosse presentato avrebbe preso il 15% non di più). E anche in Italia nella misura mignon delle Comunali. Qui si sta ancora disquisendo se vince centro destra unito e nel caso sotto il segno di Berlusconi o Salvini. Oppure se mai centro sinistra ulivista possa esistere ancora (la risposta è no), se Renzi debba mollare (pare proprio di sì, ma allora chi?), se la formazione migliore sia Pisapia in campo e Renzi in panchina…O se Grillo da solo o in compagnia…Chiacchiere e merletti tracciati in aria: disagio fa voti, Pil non più. Ecco perché chi governa perde elezioni, chiunque sia e comunque, bene o male che sia, governi. Sotto a chi tocca.

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