Lucio Fero

Dogma dell’asso pigliatutto: obbedire sempre alle elezioni

Dogma dell'asso pigliatutto: obbedire sempre alle elezioni

ROMA – Dogma, un articolo di fede che non deve essere dimostrato in quanto auto evidente. Dogma, una proposizione che non si discute perché solo il discuterla è blasfemia. Non accade solo al pensiero religioso di conoscere e praticare dogmi. Capita, eccome se capita, anche al pensiero che si vuole laico. Di solito gli capita per così dire a sua insaputa.

Il pensiero che suppone se stesso laico non è spesso conscio e consapevole di maneggiare e omaggiare dogmi. Eppure lo fa. Usa dogmi non dimostrabili e non discutibili come architravi e travi del suo argomentare e perfino come pioli della sua scala etica. Si chiama ideologia ed è, può essere, ottima e buona cosa se consapevole e quindi usata come mappa-guida di categorie concettuali con cui si legge il reale. Cattiva e dannosa cosa invece l’ideologia quando inconsapevole, vissuta e spacciata per “natura” quando invece è dogma. Non aiuta a capire, tanto meno ad agire.

Qui e adesso, tra i “facitori d’opinione” alta e bassa (l’editorialista di grande quotidiano, il cittadino comune a passeggio sul web o in strada) va forte e gode di grande rispetto e salute il dogma…dell’asso pigliatutto. Dice più o meno così il dogma della Immacolata Elezione: chi vince non solo ha legittimamente il potere, chi vince ha anche eticamente, socialmente, culturalmente, economicamente ragione. Appunto, chi ha l’asso della vittoria elettorale prende tutto e deve passare dalla sua parte l’etica, l’economia, la cultura, la razionalità stessa.

Ci sono varie modulazioni del dogma, quella che qui si analizza è quella che viene espressa sia in forma, in abiti diciamo così liberal democratici che in vesti di sinistra alternativa. Dicono i diaconi del dogma: se gli elettorati votano i Trump e le Brexit e domani magari le Le Pen la colpa e responsabilità è di chi non ha “ascoltato” ciò che l’elettorato voleva. Sia nella versione sedicente liberal democratica (tipo Corriere della Sera), sia in quella sedicente sinistra alternativa (Il Fatto e qua e là La Repubblica) io dogma ha un postulato: il popolo votante è ontologicamente buono, brava la gente per natura da soffio divino e quindi se vota “male” la responsabilità colpa è di qualcun altro. Qualcun altro che si è macchiato del peccato di non ascolto e non soddisfacimento di ciò che chiedeva la pubblica opinione montante.

Insomma l’elettore ha sempre non solo il governo e il potere, ma anche ha sempre ragione. Se ci fosse da scherzare ma non c’è, si potrebbe obiettare ai politologi da quotidiano o da telegiornale che quello che ha sempre ragione è…il cliente. E si potrebbe invitare a fare un pensierino istruttivo-esplorativo sull’etimologia del termine cliente. Un liberal democratico dovrebbe sapere che cittadino è altra e diversa cosa da cliente. E perfino da elettore. Cittadino è cosa diversa, un liberal democratico dovrebbe saperlo. E anche un marxista dovrebbe sapere che cliente e cittadino e classe e soggetto produttivo non sono la stessa cosa.

Ma i predicatori del dogma non prevedono nella loro liturgia alcuna filosofia della storia, tanto meno alcuna disciplina delle scienze umane e sociali. Applicano solo il dogma. E quindi ne esce fuori il tautologico-demenziale argomento per cui per evitare l’elettorato voti un Trump, occorre preventivamente ascoltare e soddisfare le richieste dell’elettorato pro Trump.

Sfugge al clero del dogma che gli elettorati i Trump liberamente se li scelgono e anche con una certa frequenza nella storia. Non sono quando fanno così gli elettorati “democratici  gente che sbagliano”, sono al contrario blocchi sociali che scientemente danno un calcio nel sedere o un pugno sul muso al sistema che vogliono abbattere. Stavolta, e non è la prima volta, il sistema che vogliono abbattere è la democrazia.

Ed è risibile, ridicolo, grottesco l’argomento per cui se invece li si ascoltava…Bene, ascoltiamo questi ampi settori elettorali. Dicono quelli del dogma che se fossero stati capiti…Benissimo, ascoltiamo e capiamo. Se chiedono a gran voce la criminalizzazione della finanza, che si fa dopo averli ascoltati e capiti, si chiudono le banche e si torna al baratto? Se chiedono a grandissima voce che gli investimenti dei risparmiatori siano insieme a rischio zero e a guadagno assicurato, chi si fa, una legge per cui tutti vincono sempre e nessuno perde mai in Borsa, nella Assicurazioni, in banca?

Ascoltare, capire…se a moltitudine vogliono andare in pensione a 60 anni e starci in pensione almeno 25 di anni che si fa, si passa ad esempio in Italia dalle 22 milioni e passa di pensioni (su 60 milioni di abitanti) pagate a fine mese a 25 e poi trenta milioni di pensioni pagate? Se a moltitudine rifiutano meccanismi e percorsi di formazione e selezione del merito scolastico, professionale e delle competenze, che si fa? Già fatto, questo già fatto almeno da noi, qui l’elettorato è stato ascoltato e capito alla grande.

Se non vogliono vedere uno straniero neanche dipinto, se sono convinti e certi che una frontiera li renderà liberi, sicuri e puri, se vogliono essere protetti dal mondo e non pagare un euro per le spese militari, se invocano un mese sì e l’altro pure che lo Stato paghi e tutti la “cura” del santone-imbroglione, se infine provano odio e disprezzo per la stessa macchina delle democrazia, se ritengono la volontà popolare e elettorale come onnipotente, se imputano “all’infame” chiunque esso sia, esterno o interno, la compatibilità con il reale…che si fa dopo averli ascoltati e capiti?

Il dogma dell’asso pigliatutto porta inevitabilmente sul declivio, sull’asse inclinato del dovere di “obbedire alle elezioni”. Un obbligo che scolora in alibi e connivenza. Gli elettorati e la loro volontà si rispettano e se ne rispettano le conseguenze quanto a governi che si formano e agiscono. Chi vince le elezioni governa, questo l’obbligo della democrazia. Ma altro obbligo non c’è. Valori e scelte degli elettorati restano criticabili e talvolta deleteri e talvolta anche ripugnati nonostante siano votati a maggioranza. Obbedire sempre alle elezioni somiglia in nuce a quel “ho obbedito agli ordini” che in altri tempi molti pronunciarono.

E’ falso nessuno capisca o voglia capire ed è politicamente abbastanza senza senso quell’attribuire quel che accade alla assenza di ascolto. Facilmente si capisce e si ascolta che in Occidente liberamente i popoli ( o buona parte di essi) scelgono leader, valori, programmi, idee non liberali, non democratiche, reazionarie. Abbiamo l’obbligo di rispettare il loro voto, non però l’obbligo di rispettare le loro idee e voglie. Anzi, se un obbligo c’è, sarebbe quello di disprezzarle e combatterle quelle idee e voglie. Altro che fingere siano buone idee e voglie…inascoltate.

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