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Erdogan a Europa: O la borsa o la vita. Lama alla gola è…

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ROMA – Erdogan, che ormai molti in patria e fuori chiamano “Il Sultano” con sua confessata soddisfazione, ha rivolto all’Europa il classico: O la borsa o la vita. Il “classico” non di un politico spregiudicato, di un leader che forza una trattativa. No, il classico di uno che ti punta un’arma, alla gola o allo stomaco, e ti intima di pagare, consegnare quel che hai in borsa, nel portafoglio, in tasca se vuoi salvare la pelle.

Al vertice europeo di poche ore fa hanno definito l’atteggiamento della Turchia “un ricatto”. Poi si sono lasciati senza respingerlo il ricatto. Rinvio: altri 10 giorni con il coltello puntato alla gola, 10 giorni per decidere quanto pagare ad Erdogan. Perché l’Europa, in particolare la Merkel, non sa come non subire. La stessa massiccia pressione delle opinioni pubbliche e degli elettorati spinge inconsapevolmente l’Europa a subire. Sono la paura, il panico, la rabbia, il caos da profughi degli europei il coltello affilato nelle mani del dittatore-estorsore turco.

O la borsa o la vita: non i tre miliardi già negoziati e ottenuti come prezzo per non rovesciare centinaia di migliaia di siriani in fuga in Grecia e quindi poi in Europa. Erdogan ne vuole altri tre, qui, oggi. E domani quanti altri?

O la borsa o la vita: la Turchia, la Turchia che chiude con la polizia i giornali di opposizione e li riapre il giorno dopo avendoli trasformati in giornali di governo, la Turchia dove la libertà di stampa non c’è più, la Turchia che Erdogan sta portando a somigliare sempre più a un paese islamista nella legislazione e nel costume civile, questa Turchia Erdogan vuole sia ammessa “in maniera celere” nell’Unione Europea. Sono molti anni che il processo di ingresso della Turchia in Ue è bloccato perché la Turchia non è “Europa” sul piano delle leggi, diritti, libertà. Erdogan dice: se non volete vi sfondi i vostri principi, diritti, leggi e libertà con una ondata di profughi…chiudete gli occhi e fatevela piacere così come la faccio io la Turchia.

O la borsa o la vita: per i cittadini turchi niente più visti per entrare in Europa. Quindi Erdogan vuole essere quello che decide chi entra in Europa e chi no: in Turchia i passaporti turchi si vendono ai siriani ricchi e qualcuno lo fabbricano anche i servizi segreti turchi.

O la borsa o la vita: Turchia dice in cambio di soldi, molti, mi riprendo quelli entrati illegalmente in Europa. Ma per ognuno che ne riprendo e ne tengo in Turchia, l’Europa si prende in casa un siriano che vuole legalmente emigrare. E’ forse questo l’unico punto accettabile. Ma ci si può fidare visto che a controllare e decidere sarebbero sempre e solo i turchi?

O la borsa o la vita, in modo diverso Austria, Ungheria, Polonia, Gran Bretagna ma anche Italia e altri non ci stanno. O meglio, vorrebbero non starci. L’unico modo per “non starci” però è quello di chiudere ciascuno la sua frontiera. Pagare così un costo economico enorme, non oggi, non subito, ma pesantissimo in prospettiva. E per “non starci” occorre mettere in bilancio o accettare un processo socio-politico in parte già in atto.

Se Il Sultano ci rovescia addosso i profughi che tiene in mano come arma opinioni pubbliche ed elettorati europei si rivolgeranno non ai riformisti o ai moderati ma a chi prometta. giura e grida alla patria, al suolo, al sangue. Se Il Sultano non gli si consegna la borsa tutti i governi europei subiranno il contraccolpo della rabbia, paura, panico, ostilità per i profughi che arrivano e debordano.

Erdogan non ha in mano solo i profughi come arma per intimare O la borsa o la vita all’Europa. Che lo sappia o no con chiarezza, che lo veda o non con lucidità, la sua arma di ricatto sono gli elettorati europei.