Lucio Fero

Fake news, eccone una: “Non c’è la legge sulla legittima difesa”

Fake news, eccone una: "Non c'è la legge sulla legittima difesa"

Fake news, eccone una: “Non c’è la legge sulla legittima difesa”

ROMA – Fake news, bufale, balle, verità alternative (geniale definizione coniata da Trump). Insomma cose non vere servite come notizie, cose false divulgate e raccontate come fatti concreti. Eccone una di fake news, bufala, balla e verità alternativa: “Non c’è la legge sulla legittima difesa”.

“La politica e il Parlamento non fanno la legge, sono in eterno ritardo…dove la legge non c’è, devono pensarci i giudici…aspettando finalmente una legge che dica come ci si può difendere…”. Si raccontava delle vittime di furti in casa che talvolta sparano ai ladri. Si raccontava delle archiviazioni a favore di due derubati che si erano difesi con le armi, dell’indagine sull’ultimo caso, quello dell’osteria “des amis”. E si raccontava della gigantesca balla della legge che non c’è e dei cittadini lasciati soli senza una legge a indicare cosa è lecito e cosa non lo è nella legittima difesa.

Su quale social correva la fake news? Nessun social, la verità alternativa era il filo conduttore di dieci minuti buoni di Tg4 delle 19 del 14 marzo. Conduttore in studio e inviati in loco e autore del servizio guida condividevano e in pool rilanciavano il messaggio della “legge sulla legittima difesa che non c’è”. E quindi sui guai di questa assenza, addirittura sulla intollerabilità di questa assenza.

Dunque non un social network ma una regolare e importante testata giornalistica, con tutti i crismi e timbri della professionalità ufficiale, ricorre e usa la fake news. E non era un caso isolato. Spesso, sempre più spesso la fake news è nell’informazione ufficiale.

Nel caso in specie la dinamica è questa: il Tg4 è attento e sensibile alle notizie dei furti in casa e coltiva e serve una pubblica opinione decisamente favorevole all’uso delle armi da parte delle vittime. L’attenzione si fa campagna giornalistica e d’opinione. Si vuole legittimamente sostenere che la legge che c’è sulla legittima difesa, eccome se c’è, non va bene, non piace. Ma non si hanno gli strumenti minimi di competenza in materia. E ci si affida ad un linguaggio standard, a stilemi della comunicazione (il lamento, l’abbandono, le colpe pubbliche…). E più o meno consapevolmente alla fake news, alla verità alternativa che è più facile, più comoda e poi della verità vera chi comunica che ne sa?

La legge sulla legittima difesa esiste e stabilisce ad esempio il principio della proporzionalità tra pericolo, minaccia e offesa cui è esposta la vittima e difesa da parte della vittima stessa. Insomma se ti rubano la sedia in giardino non è che puoi sparare, se ti borseggiano sul bus non è che lo puoi strozzare…Questo non piace, si vuole una legge che autorizzi sempre e comunque a qualunque atto di difesa, rivalsa, punizione dichiarando tutto e sempre legittimo se fatto dalla vittima di un furto? Si può dirlo, molti lo dicono. Ma si preferisce, non a caso, sostenere questa istanza con la fake news della legge che non c’è per colpa dei politici.

Fake news, imputati di esserne spacciatori i social network. In Germania si ipotizzano multe milionarie per chi non rimuove la falsa notizia sulla sua piattaforma. E un po’ in tutto il mondo ci si è accorti dell’addensarsi di una diffusa conoscenza basata sul non vero. Ma davvero il problema sono i social quando la verità alternativa è già ormai notiziario tv, telegiornale?

I social mostrano, evidenziano, moltiplicano altro problema. I social sono tribuna, palestra e teatro dell’odio per il pensiero, dell’odio per ogni forma di pensiero complesso. Odio unito a fiero orgoglio per l’ignoranza. E il tutto ammantato dall’alibi dello scherzo, del gioco, della genuinità. Il tutto, proprio il tutto: le parole, i tweet, i video, i post, le condivisioni festose della violenza individuale e collettiva.

Questo è il problema, enorme, che viaggia sui social. Qualcosa che cova, ribolle dentro la società. E che i social fanno risalire in modo che lo si possa vedere in superficie come lava che cola. Sui social poi anche altro problema: la menzogna politicamente organizzata. Ad esempio pattuglie della destra neo fascista lavorano da qualche tempo su Wikipedia per modificare le voci relative alla storia del secolo scorso. Più significativamente sono in molti in politica ad essersi accorti che una sistematica e sistemica pioggia di bugie “bagna” l’avversario e soprattutto mobilita e moltiplica il tuo consenso.

Ecco, sui social puoi forse multare, frenare, reprimere l’odio che si fa manifesto e programma d’azione. E forse, molto forse, puoi tentare contro misure contro le campagne organizzate di disinformazione politica. Forse. Ma stabilire il confine, la differenza tra la notizia vera e la fake news e farla soprattutto rispettare non ce la puoi fare né con multe né con leggi.

La bufala, fake news, balla e verità alternativa viaggia ormai libera nel circuito dell’informazione tutta, non solo i social. Siede tranquilla la bufala a fianco della notizia, viaggiano sullo stesso aereo, bus, treno. A fianco, si mischiano, esibiscono gli stessi documenti di identità. Altro che social. La fake news circola serena perché sono stati eliminati e rimosse nel circuito dell’informazione ufficiale la competenza, la plausibilità, l’onestà intellettuale, la conoscenza, la responsabilità. Rimosse come non necessarie se non ingombranti. Rimosse dal giornalismo, pardon dalla comunicazione, che il giornalismo è in via di estinzione.

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