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Fascisti in trasferta: scusarsi con Israele per quel consolato

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Fascisti in trasferta, le foto stanno lì a testimoniare della missione a braccio teso. La missione era andare a sventolare, sbattere in faccia agli ebrei il viva Hitler che accompagnava a voce lo scattare del braccio. La missione era mostrare l’ardire di farlo il saluto dei nazisti in terra degli ebrei. Il supremo sfregio alla “razza” inferiore. E farlo lo sfregio in trasferta, a casa loro. In Italia, negli stadi italiani, lo fanno ogni volta che si gioca una partita di calcio, per loro è routine e noia, cercavano un po’ di adrenalina gli arditi del braccio teso.

E quindi, da bravi ultra del nazifascismo, sono andati in trasferta. In Israele. Vestendosi della microscopica, improbabile copertura dell’essere tifosi al seguito della nazionale italiana. Non ci ha creduto nessuno a questa copertura, a questo travestimento. Nessuno, nemmeno la stampa sportiva italiana, nemmeno RaiSport, neanche un notiziario sportivo dei grandi e piccoli ha potuto credere alla storiella dei tifosi andati lì per tifare.

Non ci ha creduto nessuno tranne…il consolato italiano in loco. Che ha sentito l’insopprimibile bisogno di parlare quando l’unica cosa da fare era rammaricarsi in silenzio. Cosa è riuscito a dire quel consolato? Che non di saluto fascista in sfregio agli ebrei si trattava ma di “intemperanze”, sì intemperanze tifose. Basta guardare le foto per essere certi che il consolato italiano mentiva sapendo di mentire.

Perché mentiva? Per un distorto dovere di ufficio di proteggere comunque e a prescindere italiani? Per opporsi, niente meno, alla espulsione immediata da Israele dei tre fascisti italiani in trasferta? Per malinteso dovere diplomatico? Per istinto di coprire sempre e comunque, coprire e nascondere, anche mentire per affinità di clan italico? Per istinto, per cultura, per mandato, perché quel consolato ha mentito subito sbugiardato dai fatti e regalando all’Italia la seconda ignobile figura della serata?

Per i fascisti in trasferta c’è poco da chiedere scusa, occorre solo vergognarsi di esportare simile fauna. Ne produciamo come paese non poca di simile fauna e abbiamo creato per loro serre sicure e stazioni di allevamento, appunto curve e tribune degli stadi di calcio. C’è poco da fare se non vergognarsi.

Ma per quel consolato, per quel pezzo di Italia ufficiale e istituzionale che corre a mentire per coprire i fascisti tricolore in trasferta neanche fossero figli di mamma beccati dalla polizia stradale straniera in eccesso di velocità, per quel consolato occorre che qualcuno alla Farnesina di Gentiloni si dia una mossa, dia uno sguardo e si scusi con Israele.