Lucio Fero

Fazio: il mio milione (e otto) è…democrazia e servizio pubblico Rai

Fazio: il mio milione (e otto) è...democrazia e servizio pubblico Rai

Fazio: il mio milione (e otto) è…democrazia e servizio pubblico Rai (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Fazio è a un passo dal divorzio dalla Rai. La forma e la sostanza dell’ultima pubblica presa di posizione del conduttore televisivo sono state durissime. Un sostanziale “non ne posso più”. Una richiesta, anzi un ultimatum alla Rai perché pubblicamente dichiari che lui “è una risorsa e non un costo”. La irata (e alquanto egocentrica) misurazione secondo cui mai la politica prima d’ora avrebbe fatto “ingerenze e pressioni” paragonabili a quelle che sta esercitando oggi sulla Rai. Infine la denuncia accorata non non tollerare che lui e la sua famiglia debbano guardarsi della ostilità, dalle minacce e dalle intimidazioni di chi (sul web e anche in strada) considera le sue retribuzioni un peccato da punire mediante pubblica gogna, se non peggio.

Fazio ha ragione: le sue retribuzioni non sono né scandalose né tanto meno ignobili. E ha ragione nel volerle mantenere, difendere, magari accrescere. Come farebbe, proprio come farebbe, guarda un po’, il cittadino indignato e furente che lo attacca sul web perché guadagna troppo. Anche il furibondo tagliatore di stipendi (altrui) c’è da scommettere sicuri che, fossero i suoi retribuzione o patrimonio in gioco, farebbe né più né meno quel che sta facendo Fabio Fazio. Inonderebbe ogni tavolo di discussione e di azione di ogni tipo di argomento e carta a suo vantaggio e difesa. Non c’è nessuna superiorità morale o civile in chi attacca Fazio perché guadagna tanto e nessuna inferiorità morale o civile nel guadagnare tanto.

Dove però Fazio ha torto, dove la sua retorica diviene intollerabile, dove è insopportabilmente identico al non acculturato “uomo della gente” secondo cui tutto il raggiunto (e arraffato) è diritto acquisito, è quando s’impanca a spiegare alla Rai e al paese che il suo milione (e otto) di retribuzione contrattuale che la Rai oggi legittimamente gli paga è…la democrazia, la libertà e il servizio pubblico.

Fabio Fazio lavora in Rai da 33 anni e di “ingerenze e pressioni della politica” ne deve per forza aver viste tante e molto grandi. Come molti per 33 anni ci ha convissuto con le “ingerenze e pressioni della politica”. Magari provando a ignorarle, depotenziarle. Magari provando a usarle, magari a buon fine professionale. Solo oggi però, solo alla vigilia del suo rinnovo contrattuale il termometro civile-politico-professionale di Fazio segnala che non se ne può più.

Non è mettere in bocca parole Fazio sostenere che la peggiore ingerenza e pressione della politica è secondo Fazio la storia dei compensi. Lo dice lui: “Se sono un costo tolgo il disturbo”. Lo dice il calendario dei fatti: il limite a 240 mila euro annui per i contratti Rai, poi l’autorizzazione del governo alla Rai di derogare e pagare di più qualcuno, ma dandosi una regolata, lo scadere a giugno del contratto di Fazio.

Fazio ha tutto il diritto di sostenere che i suoi soldi sono meritati, che il compenso è a suo giudizio giusto. Ha il diritto di usare tutte le carte per difendere se stesso, la sua immagine e il suo portafoglio come crede. Non ha però il diritto di fare letteralmente carte false.

Carta falsa è il far coincidere se stesso, la propria carriera, il proprio ruolo e la propria retribuzione niente meno che con l’essenza del servizio pubblico. Fazio ci viene a dire che non toccare ma appena ritoccare lui è attentare al servizio pubblico. Carta falsa, peraltro molto usata e nota. La calavano per esempio i giornalisti che ogni volta che rinnovavano contratti nazionali e aziendali lo facevano sempre “per la libertà di informazione” e mai per i soldi, come no…(ora i giornalisti non rinnovano praticamene più nulla e contrattano solo pre pensionamenti essendosi, tra l’altro, resi discretamente inutili).

Carta falsa è denunciare la strega cattiva della politica che allunga le sue adunche e stregoniche mani sul bene più prezioso…la libertà di mercato. Peccato che questa libertà nel racconto angosciato di Fazio, questa libertà di  mercato che la politica complottante vuole togliere alla Rai coincide e si identifica, guarda un po’, con la libertà di pagare i suoi conduttori come prima, come sempre, anche un milione e anche più.

Carta falsa e non nobilissima guisa è quella di riparare, camuffare i propri legittimi interesse sotto la bandiera della Rai libera e democratica e autonoma e al servizio del pubblico. Non vi è nulla di indebito nel fatto che Fazio voglia il suo milione e passa e lo voglia accompagnato da dignità e rispetto. Ma non vi è nulla, proprio nulla di res publica, di nobilissima e collettiva cosa pubblica in questa legittima res privata, privatissima di Fazio Fabio.

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