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Fezzani Isis ai “compagni” anti imperialisti. “Io il vostro amico”

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Fezzani Moez Ben Abdelkader ha avuto fin qui una vita, per così dire pubblica, molto interessante e istruttiva per chi abbia voglia di seguirla sia pure per sommi capi. Ora pare sia stato arrestato in Libia mentre, lui “quadro” Isis, fuggiva da Sirte strappata allo Stato Islamico. Arrestato, pare, da altre e nemiche milizie mentre andava verso sud, fuggiva ma non solo. Andava a riorganizzare gruppi armati. In fondo il suo mestiere da tempo.

Infatti Fezzani lo troviamo non solo nei pressi della moschea di Viale Jenner a Milano in anni lontani, lo troviamo a combattere in Bosnia dalla parte ovviamente dei miliziani islamisti  (un giorno l’Occidente ce la farà mai a ripensare alle conseguenze del suo appoggio incondizionato e cieco a queste milizie? Più o meno accadde, magari in maniera meno evidente, la stessa cosa accaduta in Afghanistan: l’Occidente che arma chi poi lo attaccherà).

Dopo la campagna di Bosnia Fezzani torna in Italia dove si mette a fare il reclutatore di soldati della Jihad. Ma in Italia c’è poco “lavoro”. Quindi va a a farlo in Pakistan dove c’è gran mercato di islamisti guerrieri. Però gli americani lo catturano e lo tengono in prigione, a Bagram Afghanistan. Anni di prigione.

Quindi nuovo l’Italia, anche qui finisce in galera. E dalla cella di Rossano Calabro (ricostruisce e documenta Gianni Santucci sul Corriere della Sera) scrive lettere. Lettere che firma spesso con la dicitura “il vostro povero amico Moez”. E a chi le scrive queste lettere? Spesso a indirizzi della Associazione Ampi Orizzonti, cioè un gruppo anarchico favorevole all’abolizione delle carceri.

Il “povero amico Moez” viene preso in considerazione anche dalla Nuove Br per fortuna anche loro in carcere che, pur sottolineando la “diversità” tra loro e Fezzani, individuano una comune “lotta contro l’imperialismo”.

Quindi Fezzani torna in libertà, fa a tempo anche ad essere assolto in primo grado da un Tribunale italiano. Il ministero degli Interni lo espelle comunque, sulla via dell’aeroporto si getta fuori dalla macchina della polizia che lo trasporta. Ripreso, annuncia e sfida: “Sentirete ancora parlare di me”. Quando in secondo grado la giustizia italiana lo condannerà è all’estero, le autorità tunisine lo accusano di aver organizzato la strage del Bardo, il museo di Tunisi con una cinquantina di macellati da soldati Isis.

Perché biografia istruttiva? Perché insegna che Bosnia è stata ed è culla di islamismo armato e che armare il nemico del tuo nemico spesso si è risolto nell’armare il tuo nuovo nemico. Perché testimonia non solo i paradossi cui giunge una ideologia in origine libertaria. L’anarchismo contemporaneo nel suo delirio anti Stato arriva fino a accettare più di un caffè con lo Stato islamico. E così il cosiddetto “antimperialismo”.

Gruppuscoli, cascami. Ma fu l’intera sinistra democratica europea e italiana in particolare a salutare la teocrazia di Khomeini come una vittoria della democrazia contro gli Usa. Quel folle errore, di quel folle errore covano ancora le braci che spesso scoppiettano in terzo mondismo uber alles e in boicottaggi a Israele e consimili.

Istruttiva anche perché con i giusti parametri di una giustizia in tempo di pace un Tribunale italiano mandò assolto in primo grado uno che la guerra la faceva e la organizzava in Bosnia, Pakistan, Afghanistan. Quel Tribunale quella volta fece suo il motto: viva la giustizia, perisca il mondo.