Lucio Fero

Gender, qualcuno bara: uguali sì, migliori proprio no

Gender, qualcuno bara: uguali sì, migliori proprio no

Gender, qualcuno bara: uguali sì, migliori proprio no

ROMA – Gender, qualcuno bara al gioco che dovrebbe essere libero e onesto dei diritti e dei valori. Non bara certo chi fa presente che esistono in alcune persone identità S******i che non coincidono con l’anatomia del loro corpo. E che queste persone sono soggetto di diritti come tutte le altre, vanno rispettate come tutte le altre, non vanno condannate alla vergogna e disperazione, all’isolamento sociale. Non bara, gioca pulito chi dice che queste persone sono uguali ai maschi, alle femmine, ai gay. Uguali nei diritti e nella dignità umana. Uguali, o almeno dovrebbero esserlo e se non vengono trattati da uguali è un’ingiustizia.

Ma non gioca pulito e bara chi fa viaggiare insieme e come se fosse la stessa cosa questa considerazione e richiesta e affermazione di eguaglianza con la tesi, suggestione e pretesa (sì pretesa prepotente) dell’essere migliori e più veri se l’identità s******e fluttua. Ci riferiamo esplicitamente ad alcuni passaggi di “Fa’afafine”, racconto teatrale che viene proposto in queste settimane in qualche scuola italiana.

Quasi all’inizio del racconto i genitori, due genitori si dicono “Siamo fortunati ad avere un figlio non conforme”. E poco più in là nel canovaccio si argomenta in forma favolistica sì ma si argomenta che la fluttuazione del’identità s******e è un “superpotere”.

Una rappresentazione teatrale o letteraria o poetica o cinematografica o anche una fiction o insomma qualunque tipo di racconto sugli umani il cui corpo contraddice la propria mente sul chi sono in materia di identità s******e non deve per forza avere il tono il passo del dramma, della tragedia, del dolore. Non deve essere raccontata come una disgrazia, una punizione divina, d’accordo. Non deve essere narrata come una pena e vergogna, come orrido scherzo della natura momentaneamente distratto dal corretto agire mentre nascevi. Questa è l’idea, la cultura, sono i valori dei sessuOfobi di tutti i tempi in tutti i tempi mascherati da moralisti e difensori della normalità.

Ma suggerire che la polivalenza S******e sia la nuova normalità è scorretto, falso, prepotente e violento. E che questo suggerimento faccia prepotentemente capolino troppe e troppe volte quando si parla di gender attesta purtroppo che all’opera non è una faticosa rivendicazione di scienza e conoscenza, diritti ed eguaglianza. All’opera è purtroppo una lobby che confonde, mischia e bara. Ogni identità s******E dovrebbe avere pari dignità e rispetto sociale, ma chi dice che una è migliore dell’altra è un baro e un prepotente e un lobbista del suo “genere”, anche, anzi soprattutto se si traveste da progressista.

 

To Top