Lucio Fero

Giulio Regeni, che si vuole? Al Sisi in Assise ad Udine?

Giulio Regeni, che si vuole? Al Sisi in Assise ad Udine?

Giulio Regeni, che si vuole? Al Sisi in Assise ad Udine?

ROMA – Giulio Regeni, che si vuole, cosa vogliono davvero e in concreto tutti quelli che in onesta coscienza (ma tra loro mescolati anche quelli che lo fanno per disinvolto calcolo) chiedono ed esigono giustizia? Cosa significa, come diventa realtà questa richiesta di giustizia di cui ci si fa bandiera e impegno?

Giulio Regeni è stato prelevato, picchiato, torturato in Egitto. Con ragionevole certezza a prelevarlo, picchiarlo e torturarlo è stata qualche divisa dello Stato egiziano. Polizia, polizia militare, servizi di sicurezza o qualunque altra delle non poche organizzazioni che l’Egitto ha per mantenere e imporre l’ordine interno. Chi decise a suo tempo di prelevare Giulio Regeni di certo voleva punirlo, di certo voleva interrogarlo, forse voleva eliminarlo fisicamente o forse Giulio gli è morto tra le mani letteralmente e più o meno programmaticamente ammazzato di botte.

Con ragionevole certezza a far tutto sono stati uomini di un qualche pezzo dello Stato egiziano, era logico, quasi ovvio, pensarlo fin dai primi giorni dopo il ritrovamento del suo cadavere . La “rivelazione” che arriva dagli Usa è la scoperta dell’acqua calda. Eppure c’è chi incredibilmente chiede che il Parlamento discuta in seduta straordinaria di un articolo di giornale americano che dice che Giulio Regeni l’ha ammazzato qualche divisa egiziana. Riaprire il Parlamento in nome della giustizia e della verità, ma che si vuole davvero  se si montano e si cavalcano simili esigui ed evidenti pretesti? C’è qualcuno in Italia che abbia mai sostenuto Giulio Regeni sia stato vittima di una rapina? C’è qualcuno in Italia da smascherare perché ha nascosto la ragionevole verità? No, non c’è. E allora cosa vuole davvero Sinistra Italiana e cosa vogliono davvero i vari animatori del “popolo giallo”, quello che ha fatto di Regeni non solo una bandiera ma anche un corpo contundente da scagliare contro il governo e lo Stato italiani?

Si legge sul Corriere della Sera che i genitori di Giulio Regeni sono certi che “nelle carte egiziane ci sono solo bugie”. E allora, se gli egiziani non possono che mentire, se si sta alla convinzione dei genitori, cosa si intende per “giustizia per Giulio”, cosa in concreto intendono i vari e non pochi Luigi Manconi in Parlamento e nel paese?

Lasciamo stare i pesci in barile di professione e vocazione, cioè M5S ogni volta che occorra prendere una posizione che possa avere il sapore di una scelta. Su Regeni M5S dice sì al ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo, ma anche no. Un Di Battista si trova sempre, anche di Ferragosto, che dichiara solenne: “Governo prende in giro italiani”. Sì, ma in concreto cosa per e su Regeni? Non chiedetelo a M5S e infatti nessuno glielo chiede, né giornalisti né elettori.

Lasciamo stare i furbetti-bulletti di cui Matteo Salvini è l’indiscusso leader e campione: “Non si mandano ambasciatori in paesi ostili”. A Salvini e a quella parte di pubblica opinione di Regeni Giulio importa men che nulla, lo hanno fatto capire per mesi, lo giudicano un morto dell’Italia “altra”, quella che non è la loro. Ma fa fico, pensano, sceneggiare sdegno per il governo che “svende Regeni all’Egitto”.

Stiamo alla sinistra, ai democratici, a quelli che in buona coscienza (talvolta in più o meno cosciente millantato credito) si ritengono tali. Cosa vogliono davvero, che intendono per giustizia per Regeni? Assodato che l’Egitto è paese dove i diritti umani e la stessa vita umana ha altro valore che da noi, assodato che lì c’è repressione e guerra civile latente, che lì c’è una guerriglia terroristica in atto (Sinai e insediamenti turistici sotto attacco o controllo Isis), assodato che lo Stato e il governo egiziani usano metodi e mezzi che per noi non sono democratici, assodato ancora che Giulio Regeni è stato vittima di una qualche divisa egiziana, che vuol dire in concreto chiedere, esigere giustizia per lui?

Vuol dire una lite eterna con l’Egitto, la rottura delle relazioni diplomatiche sine die, la dichiarazione dell’Egitto come zona non sicura, il boicottaggio dell’economia egiziana? Vuol dire questo? Se è questo, lo dicano la sinistra italiana e i democratici e il “popolo giallo”.

Ma no, tutti loro risponderanno di no che non è questo che vogliono, che questi possono e devono essere mezzi e strumenti sì, ma temporanei, per arrivare alla verità. Quale verità? Quale giustizia? Si vuole che in Egitto finalmente si decidano ad individuare un capro espiatorio? Si vuole vedere da qui la scena, più o meno allestita e recitata, di una qualche divisa egiziana che finisce in galera accusata del delitto Regeni? Basterebbe?

No, non basterebbe a chi da qui chiede giustizia vera e piena e verità tutta. Neanche una divisa egiziana in galera, perché poi uscirebbe in fretta e qui da noi si griderebbe alla beffa. E allora che si vuole?

Ecco quello che davvero si vuole, che Stato e governo egiziani dicano: noi siano un regime oppressivo, le nostre polizie usano metodi criminali, i nostri magistrati fanno quel che dice il governo. E che conseguentemente il vertice dello Stato e del governo, il responsabile politico massimo sia sottoposto a giudizio e giustizia. Al Sisi in Assise a Udine. Questo è quel che in un autoreferente delirio un bel po’ d’Italia va chiedendo.

Che una famiglia devastata dalla perdita di un figlio, dal macello di un figlio, elabori e persegua questa forma di immortalità del figlio perduto è umanamente comprensibile, perfino razionale. Ma che mezzo paese faccia altrettanto è pavidità e non coraggio della ragione.

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