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Gratta e Vinci: risarciti se non va. Italia profonda in quel giudice

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ROMA – Gratta e Vinci, in quel di Salerno o giù di lì un giocatore affezionato ha comprato e grattato tagliandi per 255 volte in un anno. Non ha mai vinto, neanche una volta. E allora, invece che sentirsi sfortunato e alquanto incauto nella sua abitudine a spendere per grattare, si è sentito come defraudato di un diritto: quello a vincere, a prendere almeno ogni tanto qualcosa.

Favorito in questa sensazione dal clima culturale del paese, in particolare delle sue terre, quel clima dove qualcosa, almeno qualcosa, più o meno sempre si prende con un certificato “amico” (una pensione, una semi invalidità, un assegno di accompagnamento…) o con un “amico” (un appalto, un lavoro magari precario, forse grigio, una consulenza…). Favorito in questa sensazione dell’essere stato privato di una sorta di diritto naturale ed acquisito del cittadino a beccare qualcosa da qualcuno (lo Stato nelle sue varie forme) il nostro giocatore si è conseguentemente rivolto alla magistratura. Come meglio non si poteva dire ha detto Massimo Gramellini: “Ha grattato un giudice” dopo aver invano grattato tagliandi.

Ha grattato un giudice e ha vinto. Un giudice ha stabilito, sentenziato che il giocatore che gratta e non vince per un anno intero va risarcito della somma spesa per acquistare i tagliandi. Insomma se proprio non gli si può garantire il guadagno, al giocatore va almeno garantito di andare in pari. Quindi gli siano restituiti i tremila euro che aveva speso in grattini.

C’è un’Italia profonda, al tempo stesso ancestrale più ancora che antica e assolutamente contemporanea da web e social, in questo giudice e relativa sentenza. Un’Italia profonda, acquattata ma sempre pronta a scattare. Troviamola quest’Italia con una domanda paradosso: e se un giudice stabilisse che se uno vince al Gratta e Vinci una parte rilevante della sua vincita la deve dare indietro e dividere? Che con parte della sua vincita vanno risarciti quelli che non hanno vinto o addirittura non hanno giocato? Grideremmo tutti all’illogico e illegale scippo dei soldi “nostri”.

Giusto, ma allora perché mai andrebbe risarcito dei soldi spesi senza vincere uno che spende migliaia di euro al Gratta e Vinci? L’ipocrita e bugiarda foglia di fico per questo risarcimento pare sia che sui tagliandi non c’è scritto esattamente quante possibilità hai di vincere davvero. Ma non è questa la motivazione vera del risarcimento. La motivazione vera è l’ideologia dominante, di questo si tratta, del danno che sempre deve essere solo e soltanto pubblico e del vantaggio che deve essere solo e soltanto privato.

Il cittadino italiano e la sua magistratura hanno della cosa pubblica questa ideologia: lo Stato in tutte le sue forme mi stia il più lontano possibile, allontani da me le sue regole e controlli, sparisca insomma mentre e quando tutto è normale o addirittura mi va bene. Meno Stato c’è, meglio mi sento e mi organizzo. Ma se e quando mi va male, allora lo Stato “non mi lasci solo”, allora lo Stato soccorra, arrivi, paghi, risarcisca, cancelli il mio danno. E’ suo dovere farlo.

Succede quando costruiamo case, strade, villaggi. Quando li costruiamo dove ci pare e dove ci conviene. Lo Stato non stia a limitare la libertà e il bisogno di costruire. E non imponga regole anti mercato. Poi un’alluvione, una frana, un terremoto…Succede quando investiamo in titoli finanziari: se c’è guadagno sono fatti e soldi nostri. Se c’è perdita invece lo Stato ci risarcisca altrimenti è in combutta con i banchieri. Succede con le tasse, con le case, con le banche, perfino con la scuola dove ormai ci si rivolge alla magistratura per essere risarciti del figlio alunno somaro.

L’ideologia del danno sempre a carico dello Stato e del beneficio sempre a vantaggio del privato permea e convince lo Stato stesso, i partiti politici (antichi o nuovi in questo uniti), la comunicazione, i giornali, la televisione. Nessuna sorpresa dunque che la magistratura interpreti il paese. Sono ancora fresche di inchiostro le sentenze che imponevano di somministrare a spese dello Stato l’intruglio Stamina. Nessuna sorpresa dunque che a Salerno o giù di lì abbia sentenziato il diritto all’irresponsabilità.

C’è infatti in quella sentenza appunto il diritto all’irresponsabilità: 255 gratta e vinci, tremila euro ma di questa scelta chi l’ha fatta non è responsabile secondo sentenza, agiva in uno stato di irresponsabilità civica che va riconosciuto. Di qui il risarcimento. Di qui il “coniugio”, come direbbero nei Tribunali, tra questa sentenza e le aspirazioni, il sentire di milioni di italiani, dell’Italia vera e profonda. Essere responsabili di nulla nella crisi economica, nella corruzione, nella bassa produttività, nel basso livello di scuola e università, nello scempio ambientale, nel degrado delle città, nel clientelismo, nel mangia e spreca del pubblico denaro…Non sono tutte cose della quali chiediamo di essere risarciti?