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Grillo Raggi, per amore e per forza. M5S: “errori” e si assolve

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ROMA – Grillo Beppe e Raggi Virginia, l’uno non può fare a meno dell’altra e viceversa. Lo sanno, lo sapevano bene e quando si sono confrontati e misurati sul caso e sul casino di Roma hanno di nuovo toccato con mano quanto siano legati, quanto l’uno tenga il filo della vita politica dell’altro e viceversa. Non sono, non sono stati una cosa sola nei primi due mesi di governo M5S a Roma. Tutt’altro. Ma l’uno deve sostenere l’altra e viceversa. Per amore e soprattutto per forza. Perché se Grillo molla Raggi M5S va giù come un ascensore senza fili e se Raggi si stacca da Grillo si spegne con la mestizia di un fuoco di artificio sbagliato.

Quindi hanno siglato un compromesso e lo hanno chiamato futuro. Piccolo compromesso: Raffaele Marra spostato dal Gabinetto della sindaca ad altra imprecisata mansione e promessa di tagliare gli stipendi appena triplicati di Salvatore Romeo capo della segreteria politica. Queste le “cazzatine” così chiamate da Grillo e accettate come tali dalla Raggi: un ex uomo di Alemanno e Polverini come primo e potente consigliere e stipendi fuori misura per i nuovi arrivati negli uffici del Campidoglio. Questi gli “errori” ufficiali che M5S ha ammesso in piazza.

E il capo di gabinetto Raineri magistrato fatto fuori perché a suo dire “c’era problema di legalità”? E il precedente “ministro” del Bilancio fuggito perché la cordata avversaria dentro M5S gli impediva di lavorare? E il vertice di Ama appena insediato da M5S versione Casaleggio e fuggito anche lui per impraticabilità di campo, cioè Solidoro? Niente, tutto archiviato, rimosso, insabbiato e denunciato come vero sì, ma “montato” dai nemici, molti nemici. Il sistema, i palazzinari, le banche, la stampa, la tv, le Olimpiadi…il maltempo, la pressione atmosferica.

E il “ministro” capitolino all’ambiente, Paola Muraro, sotto indagine della magistratura per possibili reati legati allo smaltimento rifiuti? Resta in giunta, resta “ministro”, almeno fino a quando non dovesse arrivare altro provvedimento giudiziario a suo carico. Giusto, innocente fino a minima prova contraria. Non ci si può dimettere per un sospetto, solo un sospetto a proprio carico. Peccato che è la prima volta che M5S applica questo principio. Per il resto, per il resto del mondo M5S ha sempre chiesto dimissioni “in cinque minuti” dopo il soffio del sospetto, dopo l’apertura delle indagini.

D’altra parte l’idea stessa della legalità made in M5S, della vera legittimità l’ha spiegata in piazza a Nettuno Luigi Di Maio: “Mi sono sbagliato, pensavo la Muraro fosse sotto indagine per denuncia di uno del Pd…”. Non era del Pd il denunciante ma questo non conta, conta che se lo dice uno fuori da M5S per M5S non vale. Strano concetto del reale, il reale coincide con i confini e il territorio del clan, fuori solo “barbari”.

Il compromesso Grillo Raggi si arricchisce di un “Vigileremo” di Grillo che è insieme promessa e minaccia. E di un video messaggio della sindaca che annuncia insieme agli elettori M5S lo scampato pericolo e il non è successo nulla.

E’ successo invece che in maniera questa sì incredibile i primi passi del governo Raggi di Roma sono stati infarciti alquanto di atti e comportamenti molto poco M5S: l’arraffa stipendi dei neo funzionari promossi, il farsi fuori tra cordate, l’appoggiarsi a uomini per tutte le stagioni e soprattutto delle stagioni della destra romana, l’acqua in bocca sulle indagini a proprio carico. Onestà politica e trasparenza politica pochina, quasi niente.

Ed è successo che impaurito da quel che accadeva Di Maio soprattutto ma tutto M5S abbia scelto di coprire se stesso con la strategia del silenzio. Non poteva durare e allora Grillo Casaleggio hanno provato a imporre alla Raggi un repulisti generale. La Raggi ha replicato di non poterselo permettere, di non poter fare a meno, ad esempio, del nuovo “ministro” del Bilancio, quel De Dominicis appena nominato. Ma soprattutto ha resistito facendo presente che se demolivano lei, demolivano M5S tutto.

Di fronte a questa constatazione Grillo Casaleggio si sono accontentati del gesto di via Marra e meno soldi a Romeo et similia. Hanno ammonito la Raggi a non fare altri casini e si sono messi in posa per la foto di squadra. Tutti uniti nell’abbracciarsi, denunciare i complotti, i boicottaggi, l’assedio e nel confermare la grande e gloriosa missione.

Con nel cuore di Grillo e Casaleggio una nuova angoscia: di cosa sia davvero capace Virginia non si sa, finora è stata capace di grandi casini. Che dio ce la mandi buona. E con nel cuore della Raggi un montante senso di sé: non possono fare a meno di me, li tengo in pugno, sono eterna come la mia città. Che dio la mandi buona a M5S e a Roma.