Blitz quotidiano
powered by aruba

Guidi perforata da una trivella. Caso petrolio: 5 i sospetti

La foto di di Lucio Fero

Leggi tutti gli articoli di Lucio Fero

ROMA – Federica Guidi doveva dimettersi, ha violato il buon costume della cosa pubblica in un mix di superficialità, imprudenza e impudenza. Non doveva informare dell’attività legislativa il suo convivente visto che il suo convivente era parte della lobby interessata a quella legge, a quell’emendamento. Non solo non doveva la Guidi parlarci al telefono ed essere colta in flagrante intercettazione. Non doveva proprio parlarci della Val D’Agri e di Tempa Rossa la Guidi ministro con l’indagato Gianluca Gemelli. Già, era indagato e un ministro non informa un indagato sugli affari oggetti di indagine.

Il ministro dunque doveva dimettersi e si è dimesso, con apprezzabile velocità. Restano però sul caso petrolio cinque sospetti. Alcuni sono “i soliti sospetti”. Altri sono meno soliti.

1) Sospetto che Gianluca Gemelli e altri con lui cercavano non solo una legge favorevole e informazioni sul suo corso ma anche lucro illecito. Sospetto che non facessero solo lobbysmo (lo fanno tutti, agricoltori, petrolieri, autotrasportatori, farmacisti, risparmiatori danneggiati, esodati…). Sospetto che dall’emendamento alla loro impresa favorevole traessero la base per malversazioni e truffe. E’ l’oggetto dell’inchiesta. Per ora ci sono indagati e non processati, tanto meno condannati. Ma il sospetto c’è e resta in piedi.

2) Sospetto che tra Gianluca Gemelli e Federica Guidi si sia sviluppata non solo una inopportuna e insostenibile comunicazione tra persona delle istituzioni e interesse privato ma anche quella che i magistrati chiamano “traffico di influenze illecite”. Insomma la Guidi e altri con lei in Parlamento e al governo avrebbero venduto il loro voto e la loro azione in cambio di qualche “utilità” come la chiamano i Tribunali. Non c’è al riguardo nessuna prova, anzi il sospetto è allo stato molto più politico elettorale che giudiziario.

3) Sospetto che la magistratura sul caso petrolio abbia messo in atto una sorta di articolo 1 di una Costituzione materiale della Repubblica Italiana che da qualche tempo assegna alla Magistratura stessa non solo il controllo di legge sulla legislazione ma anche il controllo di merito. Per capirci, sospetto che l’inchiesta giudichi attività potenzialmente “criminogena” il legiferare stesso che inevitabilmente avviene sotto pressione e contrasto di interessi. Non sarebbe il primo caso di magistratura che individua appunto nell’attività politica in sé una matrice “criminogena”.

4) Sospetto che sia stata una trivella a perforare la Guidi (oltre alle sue responsabilità ed errori che hanno offerto alla trivella il bersaglio chiaro e fermo da inquadrare). Una trivella fatta da un referendum che arriva, un referendum anti petrolio, e da un umore anti petrolio lungamente sviluppato dalla magistratura della Basilicata per una sorta di risonanza d’opinione con il territorio.

5) Sospetto che lo storytelling, la narrazione, il comune sentire, il luogo comune, la chiacchiera nazionali abbiano in grande sospetto il petrolio. E anche il gas. Per non dire delle raffinerie e dei gasdotti e delle trivelle e dei depositi. E delle centrali e di chi il petrolio lo cerca e lo estrae e di chi il gas lo estrae e lo infila in condotti. Gran sospetto di immagine su petrolieri gioco forza, per loro natura nemici della natura. In questo gran sospetto è agevole infilare uno, dieci, cento provvedimenti giudiziari (infatti in Val d’Agri è tutto fermo, sia l’ipotetico e possibile malaffare sia ricerca, estrazione e ogni sorta di legittima impresa). E a spingere forte forte magari ci si riesce pure a infilare un referendum.