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Icardi, ha ragione lui. Malgrado Icardi. Ma regna gogna ultra

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ROMA – Icardi, sia consentito occuparsi di lui, del suo caso mediatico/sociale. Senza prendersi e senza prenderlo troppo sul serio, perché, appunto, non è il caso. Però questa storiella minima attesta e insegna.

Attesta, vidima e timbra che il sistema calcio (società, club, stampa, televisioni) coccola negli e fuori gli stadi quelli che dagli stadi dovrebbe allontanare (se vuole non esser bello e buono ma economicamente sano e socialmente decente). E insegna che, guarda un po’, anche nel calcio non c’è uno straccio di ceto dirigente (nonostante tutte le qualifiche in inglese e la barca di soldi che si mettono in tasca i vari manager, responsabili, staff…).

Icardi Mauro, uno che a 23 anni scrive(?) una autobiografia il minimo che si possa dire è che ha un senso di sé dilatato e un senso del reale ristretto. Insomma un ragazzone non proprio cresciuto che pensa (?) diciamo percepisce il mondo come in fondo creato e fatto perché lui possa “realizzarsi” e se stesso come l’ombelico del mondo. Scrive un’autobiografia? Come è d’uso generale e non è peccato, più probabilmente affida ad un ghost writer il compito della stesura, al massimo lui racconta. Senza offesa, è improbabile che chi usa duecento parole per esprimersi verbalmente poi ne trovi duemila per scrivere.

E qui probabilmente nasce l’incidente. Lo scrittore fantasma si lascia indurre e prendere dall’entusiasmo, vuol fare un buon lavoro. Qua e là inventa, anzi non proprio, ricama, rincara. L’episodio della lite con la curva diventa l’episodio del bambino mortificato dalla curva mentre Icardi eroe sta col bambino…

Icardi approva la stesura, si stampi l’autobiografia. Probabilmente Icardi legge distratto la pagina o non legge affatto, così come non leggono nulla i vari responsabili della comunicazione e affini dell’Inter. Ci si stupisce. Strano stupore, salvo rare eccezioni qualcuno nel mondo del calcio legge davvero qualcosa?

Leggono invece i vigilantes della Curva Nord. Occhiuti custodi dell’onore della Curva leggono parole acide di Icardi nei loro confronti. Ed emettono scomunica, fatwa, minaccia, ultimatum. Della Curva non si deve parlare male, mai. Chi lo fa è un infame. Quindi striscioni, appostamenti sotto casa e ordine all’Inter di togliere la fascia di capitano. Il peccato imperdonabile di Icardi? Aver sparlato e sporcato la Curva.

Ora il bambino maltrattato Icardi o chi per lui se lo sarà pure inventato, ma basta rivedere le immagini di quella curva quel giorno per vedere non tifosi delusi ma esagitati inferociti che insultano e pretendono, esigono la gogna ultra per i giocatori che hanno perso la partita.

La gogna ultra, la sacralità e intoccabilità del tifo organizzato, la sottomissione ai suoi riti: questo vuole la Curva Nord dell’Inter e per questo scomunica Icardi. Fosse solo la Curva Nord dell’Inter, così sono più o meno tutte le curve e succubi sono quasi tutte le società. Ecco l’Inter che subito dichiara: “I tifosi sono la nostra prima risorsa”. I tifosi non si toccano quindi.

Già, ma almeno bisognerebbe saperli distinguere i tifosi, sapere cosa sono i tifosi e cosa è, cosa assi diversa, il cosiddetto tifo organizzato. A San Siro mentre si gioca Curva Nord fischia e ulula contro Icardi. Il resto dello stadio, la maggioranza, fischia Curva Nord. Inter società sceglie Curva contro tifosi e neanche si rende conto di quel che fa.

Così questa storia minima attesta e insegna che Icardi ha perfino qualche ragione, quella di esser processato e condannato (si fa per dire) per lesa maestà di Curva Ultra che maestà non merita. Icardi che mostro di simpatia e affidabilità non è, Icardi malgrado se stesso, qualche ragione ce l’ha. Ma, come disse Fabio Capello, il calcio italiano è e ama essere sottomesso alla cultura e al governo ultrà.