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L’Aquila: tutte fradice le CASE made Berlusconi-Bertolaso

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – L’Aquila: sette anni dopo il terremoto 900 delle case costruite e assegnate agli sfollati sono ufficialmente inagibili, non ci si può vivere dentro. Perché? Perché cadono i balconi, o cedono le scale, o i soffitti o i tramezzi. Dovevano essere anti sismiche, resistere ai futuri terremoti. Non hanno retto alla pioggia come nota Niccolò Zancan de La Stampa che è andato lì a vedere. E a contare: 900 case inagibili, e anche le altre tutte fradice le case made Berlusconi-Bertolaso.

Quando le “misero in campo” le chiamarono con quattro maiuscole: CASE. Che era un acronimo, una sigla, una trovata di animazione mediatica che puntava su case/Case, capito? Le maiuscole furono l’unica cosa abbondante oltre al pelo sullo stomaco. Chi ebbe gli appalti, chi costruì quelle case con tutta evidenza usò materiali scadenti. E chi fece così non fu eccezione, non il singolo Piscicelli che la notte del terremoto si congratulava al telefono con se stesso e il socio per la ghiotta occasione. No, mica solo lui, furono, sono stati più o meno tutti ad approfittare della cosiddetta ricostruzione.

Case che costano un miliardi di soldi pubblici e dopo sette anni sono in pezzi. Non è il prodotto di un appalto cattivo, è il risultato di un sistema. Berlusconi si vantava di star facendo a l’Aquila quel che nessuno aveva mai fatto così bene. No, in realtà “meglio” qualcuno aveva fatto: quelli che avevano trasformato il terremoto in Irpinia nella più colossale rapina di denaro pubblico d’Europa (del mondo non è detto, ma si concorre in classifica). A L’Aquila sotto Berlusconi si fece nel dopo terremoto quel che si poteva: una Irpinia più piccola date le dimensioni.

Di “meglio” non si poteva fare, le distruzioni erano state come le vittime un decimo dell’Irpinia. Certo, si tentò di allargare a dismisura la zona dei risarcimenti e appunto, si fa per dire, ricostruzioni. Ma gli sfollati furono solo 16 mila. Più che dargli case fradice che vuoi fare? Di “meglio” non si poteva, prova ne sia che gli sfollati a sette anni dal terremoto sono ancora novemila. Gli altri non è che abbiano avuto una casa dove poter abitare, si sono arresi, se ne sono andati.

La New Town (Città Nuova) così la chiamarono fu appaltata, progettata e battezzata da Guido Bertolaso, “l’uomo del fare” come ancora oggi lo chiama Berlusconi. Berlusconi che era premier vendeva fumo (trovando peraltro grandi compratori). Bertolaso recitava la parte del grande manager ma o lo facevano fesso tutti, proprio tutti, o è stato Bertolaso, molto peggio che fesso, complice di sperpero, disastro, vergogna, arraffo di pubblico denaro.

Berlusconi-Bertolaso, c’è la loro firma sulle CASE fradice de l’Aquila. Ma anche della vasta, diffusa, normale “società incivile” italiana. L’ex prefetto Giovanna Iurato che finge di piangere e Piscicelli che sorride al terremoto non sono marziani a l’Aquila. Sul terremoto abruzzese sono calati imprenditori, maestranze, funzionari pubblici, manager, avvocati, studi professionali, cooperative, comitati…insomma tutti. E tutti con un solo programma e obiettivo: acchiappare quanti più soldi pubblici possibili. Fradicia la società incivile, fradice le case.