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Lavoro nero cala: 250mila regolari in più. “Colpa” del Jobs Act

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ROMA – Lavoro nero, lavoro senza contratto, contributi, tasse pagate, senza malattia, ferie e pensione. La Fondazione studi dei Consulenti del lavoro calcola che sia diminuito di 250mila unità, un quarto di milione di lavoratori che tra il 2015 e il 2016 sono passati dal lavorare in nero a lavorare con regolare contratto e quel che segue.

Un quarto di milione sono un sacco di gente, molto più di un sacco restano comunque i lavoratori in nero in Italia: poco meno di due milioni. Quini, a cavallo, tra il 2015 e il 2016, il 15 per cento circa di chi lavora in nero in Italia è stato regolarizzato, insomma assunto con contratto. Parallelamente l’evasione contributiva sul lavoro è calata da 25 a 22,6 miliardi su base annua. Anche qui un calo a spanne tra il dieci e il quindici per cento.

Se è indubbio e massiccio il calo del lavoro nero, quella del lavoro nero in Italia resta vasta prateria: alle ispezioni risulta che lavoratori del tutto in nero sono presenti mediamente in una azienda su tre. E bn più alta è la percentuale di aziende in cui si riscontrano irregolarità anche se meno plateali di quella del lavoratore in nero. La percentuale è del 61 per cento.

Al 61 per cento si arriva ad esempio sommando l’irregolarità diffusissima del finto part-time (in realtà lavoro a tempo pieno). Oppure l’irregolarità altrettanto diffusa di comunicare a Inps e Agenzia delle ntrate solo una parte della retribuzione (insomma il lavoratpre è “in chiaro” ma in neo resta appunto una parte della retribuzione per non pagar tasse e contributi).

Questa vastissima prateria è stata però tra il 2015 e il 2016 in parte ridotta e “civilizzata”. Come mai, perché mai? Dice il centro studi consulenti del lavoro perché sono arrivati dal governo gli sgravi contributivi sulle assunzioni. Pagando meno sulle assunzioni le imprese hanno deciso di assumere almeno 250mila che erano in nero. Un quarto di milione di lavoratori che era in nero e ora ha un contratto, effetto diretto di quella serie di è provvedimenti del governo che marcia sotto il nome di Jobs Act.

Dunque 250 mila lavoratori in nero in meno e due miliardi e mezzo di contributi recuperati per colpa del Jobs Act. No, l’uso del termine colpa non è una svista sulla tastiera, un digitare incauto, un lapsus. Il Jobs Act è ufficialmente, totalmente, clamorosamente una colpa secondo il pensiero, propaganda e azione sul tema lavoro. Pensiero, propaganda e azione di chi? Vasto elenco: la Lega di Salvini, M5S di Grllo e Di Maio e Casaleggio junior, Fratelli d’Italia della Meloni, Cgil della Camusso, Sinistra Pd di Bersani/Cuperlo/D’Alema, Antagonisti vari, comitati del No dagli ogm al referendum…Vasto l’elenco di coloro per i quali intollerabile e imperdonabile è la colpa di aver fatto 250 mila lavoratori in nero in meno.