Lucio Fero

Libri, tutti scrivono, nessuno legge: 4mila copie fa best seller!

Libri, tutti scrivono, nessuno legge: 4mila copie fa best seller!

Libri, tutti scrivono, nessuno legge: 4mila copie fa best seller! (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Libri, anche qui siamo un davvero singolare paese che come noi non ne trovi in Europa e negli altri continenti. Quanti sono quelli che scrivono libri in Italia? Una marea. Anzi due che una sola marea non basta a far immaginare quanti sono.

Ci sono ovviamente gli scrittori di mestiere, romanzieri, poeti, saggisti. Non sono pochi ma nessuno può mai dire quale sia la misura giusta, per la letteratura, quando c’è, non c’è da dire troppi o pochi. Ci sono poi gli studiosi di varie discipline che stampano e danno forma di libro ai loro studi (sempre pochi). Ma soprattutto ci sono gli altri, un’infinità di altri, che scrivono libri.

Ogni personaggio, sia pur minimo, della cronaca, sia pur minima, scrive o si fa scrivere un libro. Lo stesso fa ogni personaggio, sia pur minimo, della televisione. E dello spettacolo. E comunque la notorietà, sia pur minima, sembra obbligare tutti a scrivere un libro su se stesso e al massimo dintorni. Rapper e blogger non si sottraggono, magari non disponendo della lingua scritta, scrivono una serie di pensierini che comunque vanno a stampa.

Ogni personaggio, sia pur minimo, della politica, anche locale, scrive un libro. Un libro non se lo fa mancare il deputato, il senatore, il ministro, il segretario e anche l’assessore, il sindaco e il consigliere. Ogni personaggio, sia pur minimo, del giornalismo sforna libri. Molto spesso raccolte degli articoli precedenti chiamate libro. E scrivono libri i dirigenti d’azienda, i sindacalisti, i burocrati, i capi gabinetto. E gli economisti, gli amministratori delegati. E ovviamente i sociologi, gli psicologi e quelli che danno consigli e istruzioni su come si mangia, si campa, si piace alle donne o agli uomini, si fa la mamma o il papà…(sono questi tra i libri più comprati).

Non basta, scrivono libri i nonni ai nipoti, i mariti alle amanti, le single alle amiche. Chiunque abbia avuto un’esperienza di vita, anche qualsiasi, ritiene opportuno rivelarla e comunicarla al prossimo. Libro del prof che insegna, del vecchio che invecchia, del giovane sulla gioventù, dell’agricoltore sulla campagna, del tradito sul tradimento, di chi ha sposato sul matrimonio…

Libri di tutti e su tutto, libri di nulla. In realtà la stragrande e stragrande maggioranza di ciò che millanta se stesso come libro altro non è che spesso non tanto grammaticato appunto e memo su quel che è capitato a Tizio o a Caio. E Tizio e Caio ne scrivono. E qualcuno pubblica. Non tutto quello che viene scritto in questo sbrodolamento e incontinenza nazionale. Non tutto si stampa, ma la grandissima parte di quel che si stampa non ha né la consistenza né lo spessore né la serietà né la godibilità di un libro.

Non sono libri, non troverebbero posto e non resisterebbero in nessuna biblioteca nell’arco di qualche anno. Non sono libri, sono i residui di lavorazione di una società patologicamente pettegola, narcisa, superficiale e che ha perso il gusto, il piacere, la capacità di leggere davvero. Ha perso quindi uno dei piaceri della vita e uno degli strumenti per la conoscenza, lo studio.

Talmente non sono libri che che non li legge nessuno. Nemmeno la stessa società che li produce. Gli ultimi dati delle aziende e del mercato editoriali dicono che in Italia un libro che venda 4 mila copie è un best seller, un letteralmente “miglior venduto”. Quattromila copie, la miseria di 4.000 copie il traguardo ambito. Perché la gran parte dei sedicenti libri che si stampano non li compra e non li legge neanche la zia o il cugino o il cognato dell’autore.

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