Lucio Fero

M5S, Di Maio non poteva che correre da solo. Perché M5S si ama…non si discute

M5S, Di Maio non poteva che correre da solo. Perché M5S si ama...non si discute

M5S, Di Maio non poteva che correre da solo. Perché M5S si ama…non si discute

ROMA – M5S, Di Maio non poteva che correre da solo. Perché l’ideologia, la cultura, l’identità, la stessa natura politica e ideale di M5S non contemplano il conflitto interno. Grillo le chiama “correnti” e vanta non vi siano in M5S. Fossero solo le “correnti” ad essere state sterminate in culla, cioè i gruppi organizzati di potere e pressione dentro i partiti, Grillo avrebbe davvero di che vantarsi. Ma M5S non solo come dice Grillo non ha “correnti”. Non può avere neanche contrasti e conflitti e battaglia di idee dentro il Movimento.

Non può perché la sua ideologia, la sua ragion d’essere glielo negano. In partenza e in toto. Dice al cultura M5S: non esistono problemi irresolubili, anzi. C’è per ogni problema o disagio o fastidio una soluzione. Praticabile. E a portata di mano. Basta lasciare libero campo al buon senso e alla volontà popolare. Perché il popolo è buono e saggio. E se ci sono guai è perché c’è una o più caste corrotte, ingannatrici, dissipatrici. Non ci fossero queste caste, la soluzione di ogni problema fluirebbe come chiara acqua di fonte, naturalmente.

Reddito, lavoro, fisco, moneta, immigrazione…la soluzione c’è, le risorse pure. Basta dare libertà alla volontà popolare che s’incarna nel Movimento. E la volontà popolare è una, mica possono essere due. Una è la soluzione. Una e piena. Mica possono esserci due, tre mezze soluzioni. E men che mai una soluzione più opportuna o funzionante dell’altra. E men che mai ancora due ipotesi di soluzioni alternative tra cui scegliere. Il pensiero politico in cui affonda le radici M5S non ammette, nega, non può tollerare un confronto o un contrasto interno sulla soluzione per reddito, fisco, lavoro, immigrazione, moneta…

La democrazia liberale parte dall’assunto vi siano in campo interessi sociali diversi e contrapposti da mediare e tra cui raggiungere compromessi ed equilibri. Il pensiero politico in cui affonda le radici M5S chiama equilibri e mediazioni “inciuci” e sospetta e vede in ogni compromesso un cedimento, un tradimento della vera e unica soluzione, che è lì, basta far fuori le caste.

Ancora il pensiero democratico liberale contempla la possibilità di prescegliere uno degli interessi in campo e farlo prevalere caso mai per un lasso di tempo ma farlo prevalere. Il pensiero cui attinge M5S ha orrore di una scelta di questo tipo, della scelta. Non c’è nulla da scegliere in seno alla volontà popolare, questa è un tutto che non si può scindere. Un tutto che non contiene all’interno di sé mediazioni o scelte, ha una voce sola, non a caso reclama “portavoce” e non ceto politico.

Anche il pensiero politico sociale di derivazione marxista prevede, anzi analizza, anzi individua nel conflitto di interessi il motore della storia e la chiave per comprenderla (governarla?) la storia. Nulla di più lontano dal pensiero populista (sia usato l’aggettivo senza accezione negativa) che assume il popolo come uno, pieno, indivisibile e naturalmente collocato nel paradiso non solo dei buoni ma anche delle buone intenzioni. Se il popolo è il regno del bene e le caste l’unica causa del male, se la soluzione, unica e piena, è in mano al popolo e al suo Movimento, il Movimento del popolo non può avere dissenso interno. Non può esserci un’idea diversa tra Tizio e Caio sul come fare, tanto meno su cosa fare.

Il cosa e come farlo è scritto nel libro della volontà popolare (Il Sacro Blog? La Rete? I garanti?). E non vi possono essere diverse letture del Libro. Il contrasto interno diventa subito e coerentemente tradimento. Se si manifesta contrasto interno più prima che poi finisce coerentemente ad espulsione (scisma?).

Di Maio non poteva che correre da solo a premier e leader M5S. Fico, Di Battista, nessuno poteva davvero dar vita a contrasto e conflitto interno. Perché M5S non ha stramazzato le correnti, fa di più. Fa a meno delle categorie politiche, dei valori, degli strumenti e della cultura stessa delle democrazie liberali e di quelle del movimento operaio. Grillo dice gli altri non hanno “la cultura” per capire “la grande operazione primarie M5S”. In un certo senso non ha torto: lui e il suo Movimento vivono di altra cultura, sono oltre, al di là della democrazia liberale o socialista che sia. Sono una fede politica. E le fedi non conoscono dibattito interno e votazione contrapposta su come si raggiunge la salvezza e la grazia. Sono una fede quasi religiosa. E anche sono come una fede calcistica: si ama, non si discute. Ecco perché Di Maio non poteva che correre da solo, aspettarsi una gara interna era un errore di chi, come dice Grillo, ancora non capisce cosa è M5S.

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