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M5S: proporzionale! Vuole voti no governo. E dagli all’Italicum

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ROMA – M5S, il MoVimento di Grillo, il partito di Di Maio e Di Battista, la forza politica che ha vinto con Appendino a Torino e Raggi a Roma ha fatto sapere in Parlamento, mica in strada o in televisione, che la legge elettorale che vuole è quella proporzionale. Prendi il 15 per cento dei voti? Allora hai, più o meno, il 15% dei parlamentari (deputati e senatori perché secondo indicazione elettorale M5S per il No al referendum, se vince il No il Senato resta come prima). Prendi il 25 per cento dei voti? Allora il 25 per cento dei seggi in Parlamento. E così via…Proporzionale più preferenze. Secondo M5S il massimo della democrazia possibile per via elettorale, il modo di votare che porta la volontà dell’elettore il più vicino possibile all’esito del suo voto.

Per molti decenni in Italia si è votato con una legge proporzionale e in altre parti del mondo (sempre meno) si vota con sistemi proporzionali. L’indubbio vantaggio del sistema proporzionale è nella sua capacità di rappresentare quasi in fotocopia (quasi) le diverse opinioni e organizzazioni e opzioni politico/elettorali. Tanti seggi in Parlamento quanti voti prendi è un sistema che garantisce in Parlamento ci vadano (quasi) tutti: i partiti e le liste che prendono tanti voti, quelli che ne prendono così così, quelli che ne prendono pochi, quelli che ne prendono pochissimi.

Anzi, il sistema proporzionale è invito e incentivo a presentare liste elettorali, le moltiplica. Ed offre all’elettore la più ampia libertà di scelta, consente di cercare tra le liste e i partiti il “più vicino a te” (foste anche solo in tre) invece che”il meno lontano da te”.

Oltre che vantaggi di questo tipo il sistema proporzionale ha ovvie e obbligate conseguenze: produce un Parlamento con tanti gruppi rappresentati dove si può fare una maggioranza solo se qualcuno si mette d’accordo con qualcun altro. In gergo ma tutti lo capiscono si chiama governo di coalizione. Il governo di coalizione, l’alleanza tra partiti diversi sono sempre (sempre!) i figli naturali e obbligati della legge elettorale proporzionale. A meno che qualcuno non raccolga da solo il 51 per cento dei voti, ma l’unico che ci riesce (guarda caso) è Putin. Anzi neanche lui ad esser precisi, nelle ultime elezioni il 50 per cento lo ha sfiorato, perfino Putin ha sentito il bisogno di mettere in piedi un governo di coalizione, sia pure con alleati di allevamento.

Quindi chi vuole una legge elettorale proporzionale deve essere pronto e disposto ad alleanze con altri partiti. Per forza, per logica, perché se vuoi bere apri la bocca…Ma M5S vuole la legge proporzionale e proprio non è disposto e pronto ad alleanze con nessuno, che anzi considera pestifere e condanna come inquinanti diabolici. Liberissimo ovviamente M5s di fare come gli pare e crede, doveroso però constatare che se vuoi bere e non apri la bocca…La realtà è che non vuoi bere.

M5S per cultura e istinto non vuole “bere” la fatica e la compromissione di alleanze, men che mai di governo. Di governo di coalizione sa che morirebbe. Di alleanze sa che deperirebbe. Non vuole governo M5S, vuole voti. Perciò, per cultura e istinto prima ancora che per calcolo politico, vuole una legge elettorale che figlia governi di coalizione cui neanche si sogna di partecipare.

Nella cultura e nell’istinto della gente M5S si è travasata l’idea diffusa non poco a sinistra, tra la gente che si sene di vera sinistra, che governare sia sempre un po’ peccato. Tocca scegliere, decidere, dire dei sì e dei no. Tutti peccati quasi mortali per ampia parte dell’elettorato che fu ed è di sinistra. La cultura dei Vendola, Bertinotti, Bersani, Camusso e mille altri rispettabilissimi uomini e donne della sinistra è che ci si confronta sempre, si decide mai, mai un sì o un no, trattativa eterna, nessuno si senta escluso, nessun interesse perda al “tavolo” della contrattazione universale o almeno che a quel tavolo ce ne sia un po’ per qualsiasi interesse. Questo è il governare secondo cultura e vulgata di sinistra pre Renzi: il meglio governare è il governare meno e con tutti se possibile. Appena Prodi governante provò a scartare da questi binari fecero secco, a sinistra, il suo governo due volte.

In M5S si travasa questo storico sentire e si mescola facilmente con l’onda più contemporanea e montante dello “Stato Schifo”. E’ un sentire alimentato dagli stilemi, dai luoghi comuni della comunicazione. Dalla tv del pomeriggio fino agli speciali Tg, da Barbara d’Urso fino ad Enrico Mentana viaggia il messaggio che “res publica” infetta, che governo è l’avversario sempre maligno e che i “buoni” non governano, anzi stanno dall’altra parte. La parola d’ordine inconscia è ovunque: democrazia stanca. La declinano pensando sia aggettivo da apporre alla democrazia, in realtà è un verbo quello che diffondono: la democrazia stanca, ha stancato…

In più confluisce ancora in M5S fastidio e diffidenza verso le competenze che sarebbero conditio sine qua non per governare e mitologia del governo dei senza competenze come governo veramente genuino. Mettiamoci anche, ma è parte minima, la tattica politica (se dico che non voglio ballottaggio o altro di preciso apro la strada ad una trattativa sulla legge elettorale, se dico proporzionale fuori mi chiamo e magari quelli non sanno che fare e precipitano, lasciano in piedi un Italicum che mi conviene…). Mischiate il tutto ed esce M5S la lista che si votasse oggi arriverebbe probabilmente prima o seconda e chiede legge elettorale r cui mai e poi mai andrebbe al governo. M5S è così, prendere o lasciare. E per fare l’uno o l’altra cosa conviene sapere, o no?

Così come converrebbe sapere che il Dagli all’Italicum sceneggiato ovunque in queste ore è una triste e mesta pantomima. Italicum, legge elettorale in vigore dall’11 luglio. Legge con cui si è mai (mai!) votato e che vien raccontata come avesse causato disastri negli anni. Legge a suo tempo assemblata con un pezzo messo da Berlusconi, un altro da Vendola, un altro da Alfano, un altro dalla minoranza Pd e il resto da Renzi, non mancando un cenno d’assenso da M5S. Già perché le sinistre e Alfano vollero lo sbarramento basso, al 3 per cento. Forza Italia volle i capilista, a M5s piaceva il ballottaggio. Renzi di suo ci mise il doppio turno e la soglia al 37% poi costretto ad allargarla al 340 per cento.

Già, ma chi se ne ricorda e chi se ne frega. Italicum oggi è un bersaglio, un fantoccio cui sparare tre palle un soldo. Per avere al suo posto cosa di preciso non sa. Ma l’aspirazione diffusa è quella di avere una legge elettorale che favorisca una sorta di “governo di tutti”. Una coalizione la sogna Berlusconi e la immagina anche D’Alema. E ci va a nozze con la coalizione Alfano e pure Parisi. E Sinistra Italiana se il Pd è il Pd che la coalizione con loro ci sta. E alla fine se è coalizione la Lega ci è stata per decenni. L’unico che non va in coalizione è M5S che sogna una coalizione altrui per non andarci. M5S è cuore e carne d’Italia a metà: governare ci fa schifo, però un po’ di governo ciascuno…