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M5S, stipendi a cinque stelle (193mila). Il prezzo del potere

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ROMA – M5S, il sindaco di Torino Chiara Appendino stipendia il suo capo di gabinetto Paolo Giordano con 63 mila euro annui. E Paolo Giordano intervistato dal Corriere della Sera, si mostra persona misurata e sensibile, in altri tempi si sarebbe detto un gentiluomo. Dice infatti: “Che sia poco 63 mila lo può dire solo chi non vive in questo mondo dove molti non trovano lavoro”.

Chiara Appendino è di M5S e Paolo Giordano, pur non iscritto, dice di sentirsi “a casa sua” in M5S. E oltre che gentiluomo è anche molto poco, come dire, “populista”. Dice: “Bisogna stare attenti a non coltivare il pauperismo, cioè che si trovino (e cerchino ndr) solo persone disposte a lavorare per pochi soldi ma non all’altezza professionale…bisogna guardarsi dai discorsi populistici”. Chiara Appendino e Paolo Giordano, fino a prova contraria due persone serie che hanno la misura del vivere, del ragionare e probabilmente del governare. Due di M5S.

M5S, la sindaca Virginia Raggi stipendia il suo capo di Gabinetto Carla Romana Raineri con 193 mila euro annui. E Carla Romana Raineri, intervistata da Corriere della Sera, Messaggero e altri, fa sapere in sequenza che “cercassero a Stazione Termini” se ne vogliono uno che costa di meno, che “chiedessero a suo figlio che ne guadagna 1.500 al mese”, che lei già ne guadagnava 170mila e i ventimila in più se ne vanno in biglietto di treno e aereo per e da Roma e che non vuole mica perdere i contributi e che insomma mica è scema a rimetterci di carriera e stipendio.

Carla Romana Raineri difende in modo sprezzante i suoi diecimila netti al mese o giù di lì appena conquistati con il non ottimo argomento che già ne prendeva novemila, ci tiene a far sapere che se guadagni molto meno sei più o meno un barbone, si tira addosso il boomerang del figlio a 1.500 al mese, retribuzione che oggi molti coetanei del figlio faticano a raggiungere. Lo stile della Raineri è molto Marchese del Grillo…io so’ io e voi…E la sindaca Virginia Raggi non è la prima volta nel breve periodo dalle elezioni, ha già nominato un asre che di consulenze Ama ha portato a casa un milioncino e già ha gridato al complotto contro di lei il non indigente re delle discariche romane.

Questione di stile, Torino è Torino e Roma, purtroppo è quel che è e a Roma questa è la fauna. Si fa la farina con il grano che c’è, Appendino e Raggi operano in habitat diversi. Però non si può non notare come la Raggi stia facendo con molta scioltezza di necessità virtù, le viene quasi naturale adattarsi all’habitat romano. Di cui fa parte nonostante l’asserita alterità (basta guardare la mini biografia). E’ il prezzo del potere, del governare. Prezzo su cui l’Appendino tira e resiste. Prezzo su cui la Raggi non fa storie, pieghe e resistenze nel pagarlo.

Prezzo che si vede esibito anche nella questione rifiuti. Discariche sì o no? M5S che dice? Dice in teoria no. Ha detto negli anni no anche a inceneritori, termovalorizzatori, insomma a qualunque impianto che smaltisca rifiuti e li trasformi in energia. Però Raggi sindaca chiede che i rifiuti di Roma vadano a farsi bruciare altrove in Italia. Allora sì agli impianti? No, da noi no dice Appendino sindaco Torino e no dice M5s di ogni altra regione e comune che non sia Roma.

Governare è difficile e da decenni in Italia c’è enorme deficit di governo. I rifiuti ne sono esempio…esemplare. In molti paesi d’Europa i rifiuti si smaltiscono, si bruciano, si convertono in appositi stabilimenti. Non c’è danno per la salute, ci si guadagna soldi e non c’è immondizia per le strade. Succede qua e là anche in pochi posti in Italia (Asti). Ma nessun governante locale o centrale ha il coraggio di contrastare e zittire ubiqui comitati di cittadino anti bruciatori che sono sempre “minacce alla salute”.

Così che il non governo, il non coraggio e capacità di contrastare l’ignoranza isterica, la paura di perdere voti, il lisciare eternamente il pelo alla pubblica opinione hanno portato prima la Campania poi la Sicilia, poi tutto il Sud e ora Roma ad essere una bomba ecologica dove i rifiuti non si sa dove metterli, trattarli, utilizzarli. Storia esemplare di come chiunque in questo paese parli di troppo potere dei governi, di autoritarismo e simili letteralmente non sappia di cosa parla. In Italia di governo ce n’è poco, molto poco, sempre meno.