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Marò inchiesta dice: colpa della Marina non dei politici

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ROMA – Marò, l’inchiesta militare è conclusa. Lo annuncia senza essere smentito il Tg de La7. Inchiesta che si conclude senza richieste di condanne o punizioni o provvedimenti contro i vertici in divisa ma che non può non attribuire proprio ai militari la responsabilità, diciamo pure la colpa della prigionia lunga quattro anni di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Il 15 febbraio del 2012 quando i marò in servizio sulla Enrica Lexie aprirono il fuoco su una imbarcazione che si avvicinava alla nave la sciando supporre erroneamente un atto di pirateria le autorità indiane del porto di Kochi ordinarono alla nave italiana di rientrare in acque territoriali indiane, insomma di consegnarsi. Si trattava di un consegnarsi senza condizioni mancando intese tra Italia e India per situazioni similari, mancando qualunque contesto di intese diplomatiche.

L’armatore della Enrica Lexie acconsente al rientro nel porto indiano, è nel suo diritto, sceglie di privilegiare e salvaguardare i rapporti economici e commerciali. Ma non può decidere per i sei militari che sono a bordo. Questi infatti contattano la scala gerarchica, l’intera piramidale decisionale della Marina. Non solo, caso vuole che in quelle ore in Italia siano riuniti una trentina di generali di vario grado per una “interforze”. Nessuno obietta, nessuno valuta che far rientrare nave e marò in acque indiane significa consegnarsi e consegnarsi senza garanzie e in maniera non dovuta.

Sono i militari italiani che valutano male, molto male, e di fatto consegnano i marò alla prigionia in India. I militari e non i politici la cui pecca, semmai, è di essere e farsi tagliare fuori da ogni decisione. Domani è il due di giugno, festa della Repubblica. Da sempre celebrata anche con una sfilata dei reparti delle Forze Armate. Qualche politico avrebbe voluto sfilassero anche i marò tornati in Italia, da esibire dunque come trofeo polemico contro i governi inetti che avrebbero consentito la loro detenzione in India senza processo per quattro anni. Per fortuna un refolo di saggezza ha evitato questa esposizione, questa rappresentazione. Avremmo esposto e rappresentato non l’onore dei soldati italiani vilipeso dalla politica inetta ma la faciloneria e lo scaricabarile, sembra eterno e incorreggibile, degli Alti Comandi.