Blitz quotidiano
powered by aruba

Marò, Regeni: due battaglie. Una si può vincere, altra meno

La foto di di Lucio Fero

Leggi tutti gli articoli di Lucio Fero

ROMA – Marò italiani sotto scacco e detenzione di fatto da parte dell’India. E Giulio Regeni ammazzato a Il Cairo dopo giorni di tortura praticata da professionisti. Due battaglie per l’Italia e il governo italiano. Due battaglie per la credibilità e la dignità nazionale, due battaglie sullo scacchiere internazionale dove l’Italia non può accettare di esser trattata come un paese incapace di tutelare i suoi cittadini, da vivi e da morti. Due battaglie obbligate, cui non ci si può sottrarre. Entrambe difficili. Una però si può vincere, quella con l’Egitto per ottenere almeno la sostanza, la vera sostanza, del perché Regeni è stato sequestrato e ammazzato. L’altra, quella con l’India per riavere a casa in Italia sia Girone e Latorre, molto, molo meno facile da vincere.

Il perché una si può vincere e l’altra meno risulta evidente a chi abbia pudore e rispetto per la verità, realtà ed evidenza. La differenza tra le due battaglie, vera, reale, evidente, è che all’Egitto conviene non avere contrasti, non rompere con L’Italia. L’India invece di fronte alla prospettiva di un muro a muro diplomatico ed economico con l’Italia resta indifferente. La differenza è che l’Egitto cercherà, è nel suo interesse, di dare all’Italia qualcosa  di quello che l’Italia vuole. Ha molto da perdere nel non farlo. L’India al contrario non ha molto da perdere nel negare all’Italia soddisfazione, anzi meno tratta con noi più l’opinione pubblica indiana applaude. E l’ultima, quasi in Italia inconfessabile differenza è che ‘dia qualche buona ragione ce l’ha, l’Egitto nessuna.

Qualcuno dei servizi di sicurezza egiziani o delle bande para criminali cui i servizi di sicurezza egiziani appaltano i lavori più sporchi del lavoro sporco ha preso Giulio Regeni, lo ha tortura, massacrato e ne ha depositato il cadavere in strada il giorno dell’incontro bilaterale Egitto-Italia più grande e sostanzioso da molto tempo. Questo qualcuno non è un criminale comune, un rapinatore, è qualcuno che sa che Regeni può essere non un bersaglio qualunque. Questo qualcuno Regeni lo sceglie come vittima. Difficile pensare l’ordine sia partito da Al Sisi presidente cui la morte di Regeni causa solo guai, a vagonate. Qualunque potesse essere il “fastidio” che Regeni arrecava al regime con i suoi studi e i suoi contatti con l’opposizione più o meno clandestina, rapirlo, torturarlo e poi far ritrovare in strada il cadavere maciullato non c’è proporzione tra le due grandezze. Nessun regime, nemmeno il più fosco e feroce, ammazza e firma l’omicidio scempio di uno straniero al massimo fastidioso ma certo non pericoloso.

Quindi per Al Sisi presidente Regeni morto è un guaio e il contenzioso con l’Italia un guaio che può ingrossare. Cosa può dare il regime di Al Sisi all’Italia? Deve ammettere, riconoscere, anzi esibire prove e circostanze che di omicidio non di criminalità comune si è trattato. Può rifugiarsi nella figura retorica dei “sevizi segreti deviati”, lo abbiamo fatto anche noi per decine di volte quando faceva comodo alla narrazione nazionale. Può decidere a quale livello di “sacrificio” fermarsi rispetto ai responsabili della “deviazione”. Con realismo è altamente improbabile chiedere e attendersi l’incriminazione o la defenestrazione dei vertici della sicurezza egiziana. Ma almeno una “banda deviata” da portare a processo Al Si la deve all’Italia. Problema suo come gestire l processo e come evitare che quella “banda deviata” coinvolga chi non deve. Questo, almeno questo ma può bastare, da Al Sisi si può ottenere. Sarà dura ma si può, finalmente dopo più di un mese gli egiziani pronunciano le parole “servizi segreti”, ammettono Regeni fosse da loro controllato…Forzando e trattando, trattando e forzando si può.

Molo meno si può con l’India. E’ ingiusto e anche alquanto crudele infliggere a Girone una detenzione senza processo che va avanti da quattro anni e potrebbe andare avanti per altri quattro. Anche fosse colpevole di qualcosa di assimilabile ad una sorta di omicidio colposo (i pescatori indiani uccisi da raffiche di mitra per ora non si sa dove e da chi esplose) la eventuale commisurata pena sarebbe espiata. E’ ingiusto e crudele il trattamento per Girone ed è quasi sprezzante il trattamento che l’India riserva all’Italia quale paese. Il suo non voler neanche prendere i considerazione che i due marò, ammesso siano stati loro a sparare, avrebbero commesso errore durante operazione di polizia militare in mare fatta nell’interesse dell’intera collettività internazionale India compresa.

Ingiusto, crudele, sprezzante. Ma l’India ha in mano il “bastone più grosso” che, come diceva un presidente Usa, è quello che decide. Lo ha avuto il bastone più grosso fin dal primo momento, fin dal primo capitale errore italiano, fin da quell’atto di sottomissione che è consistito nell’accettare l’ordine di rientrare in un porto indiano. La nave con a bordo i marò non era tenuta a farlo, lo fece, nave privata, per non compromettere relazioni commerciali. E le fu fatto fare alla nave privata da Marina Militare o per mancata prontezza o per non entrare in collisione con una grande potenza planetaria (scommettiamo che in un porto albanese o marocchino la nave on sarebbe rientrata). Da allora, da quell’errore, dall’aver consegnato di fatto i marò all’India, l’Italia è sempre stata sotto il “bastone più grosso”.

L’India ha in mano un marò e se l’Italia ritira il suo ambasciatore se ne frega o quasi (a suo tempo minacciò di sequestrarlo l’ambasciatore italiano in India). E se l’Italia dicesse embargo economico all’India, l’India le scapperebbe da ridere. L’India intesa come governo indiano, se ci riconsegna come è giusto Girone e lascia definitivamente in Italia Latorre ci rimette in termini di consenso interno. E quindi se mai accontenterà l’Italia lo farà come chi elargisce un favore non come chi riconosce un diritto. L’Egitto se l’Italia ritira l’ambasciatore è uno smacco, una sconfitta di immagine e sostanza. Ritorsioni economiche italiane contro l’Egitto all’Egitto che economicamente sta in piedi per scommessa farebbero più male e anni di quanto non farebbero all’Italia stessa. Ecco l’oggettiva differenza tra le due battaglie, ecco i due diversi sostanzialmente diversi “campi di battaglia”.