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Marte si nasconde ancora. Missione esplora fallita

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ROMA – Marte, su Marte c’è, se non proprio il rottame, di certo la massa metallica e il concentrato di tecnologia della sonda Schiaparelli muti e inutilizzabili. Malconci di sicuro dopo lo schianto sulla superficie in modalità, velocità e localizzazione che non sono state quelle previste. Insomma la missione esplora Marte più e meglio di quanto non si sia riusciti a fare finora è fallita. Dispiace perché, tra l’altro, era una missione molto italiana. Ma questo è un aspetto di cui rammaricarsi, però in fondo marginale. Missione fallita, perché?

Deve essere stato il computer di bordo, che ha spento i retro razzi dopo solo tre secondi. Retro razzi spenti prima del previsto, cioè sonda che non frena quanto dovuto nella discesa sul suolo marziano e quindi su quel suolo si schianta, forse si sfracella addirittura. Retro razzi accesi per poco, quindi velocità eccessiva, quindi impatto duro, probabilmente disastroso e impatto in un punto che non è quello programmato. Già, ma perché il computer ha comandato lo spegnimento dopo solo tre secondi?

Sono stati i retro razzi stessi a inviare un distorto feed back al computer? Oppure è stata la procedura distacco sonda da nave madre, apertura scudo termico, accensione retro razzi ad incepparsi e per così dire confondere il computer? E dove si sarebbe inceppata, per quale causa o agente? O può un computer incepparsi da solo, non proprio come in Odissea nello Spazio, non certo Al ribelle, ma insomma…?

Fatto sta che questa missione era esplicitamente il primo step, il primo gradino di una scala che doveva portare tra una quindicina d’anni l’uomo su Marte. Anzi, la missione è stata un test, esplicitamente dichiarato come tale, per “l’atterraggio” di corpi consistenti in volume e peso su Marte. La sonda che non risponde più e che, dicono gli scienziati, difficilmente risponderà ancora (anche se dichiarano che “la speranza è l’ultima a morire”) era l’occhio, il laboratorio, l’esploratore mandato dall’uomo su Marte a precedere l’uomo.

L’occhio sembra essersi accecato, il laboratorio è spento e probabilmente danneggiato, l’esploratore è muto, ferito, forse morto. Qualcosa è successo. Certamente qualcosa di assolutamente scientifico. Ma resta l’insopprimibile, irrazionale eppur impellente, importuna eppur non scacciabile sensazione che Marte, in una qualche forma e in una qualche volontà, si sia nascosto ancora.