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Renzi tasse: giù Irpef davvero. E’ l’ultima arma (spuntata?)

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ROMA – Renzi l’Irpef, la tassa sul reddito pagata soprattutto da lavoratori dipendenti e pensionati, l’abbasserà davvero. Non è una promessa per fare il pavone. E’ istinto di sopravvivenza di un gallo che sta diventando pollo spennato. Renzi l’Irpef l’abbasserà il più presto possibile, che l’abbassi già l’anno prossimo è credibile e probabile. Perché meno tasse, meno Irpef è l’ultima arma in mano  Renzi. L’ultima arma, forse addirittura scarica.

Renzi non può fare altro che abbassare le tasse, in particolare l’Irpef. Non gli è rimasto altro da fare perché tutto il resto che fa ormai scivola e affonda nell’indifferenza e diffidenza della pubblica opinione. Per dirla in breve, Renzi è diventato antipatico. Per quel che fa, per quel che non fa e pure a prescindere dai fatti. Nella percezione di massa e nel racconto dei media non è più il “nuovo” ma è già il “regime”. E una formidabile coalizione di fatti e di umori, di interessi e bisogni, categorie, sindacati, lobby, partiti, movimenti ma soprattutto istinti profondi del paese si è formata, saldata e muove contro Renzi.

Il Pd che un giorno sì e l’altro pure un amministratore locale del partito qua e là per l’Italia viene indagato o arrestato o condannato. Come si fa a votare per questi che li puoi raccontare pari pari come il Psi di Craxi? Renzi ha un bel dire che gli amministratori sono cinquantamila e che i corrotti veri o sospetti nel Pd sono sotto media se rapportati a quelli di Forza Italia, Lega e neanche M5s è orfana di indagati. Vero, ma l’argomento non “buca” l’attenzione e il giudizio della gente.

Posti lavoro, reddito, tasse…la situazione è migliore di quando Renzi è arrivato al governo. E’ vero, assolutamente vero. Ma la sensazione, il sentimento di massa non è quello di voler stare un po’ meglio di due anni fa, è quello di reclamare il ritorno a come si stava dieci anni fa. E quindi frustrazione, rabbia, delusione.

Renzi commette da tempo il suo errore più grande nell’analisi della società italiana da lui vissuta e narrata come vitalissima, magnifica addormentata nel bosco per maligno sortilegio burocratico/corporativo e in attesa di essere risvegliata a felice e piena attività dal bacio delle riforme e dal principe del cambiamento. Tutt’altro, la società italiana odia, teme, combatte il cambiamento. Vedi alla voce dipendenti pubblici, a quella avvocati, farmacisti, medici e corporazioni di mestiere tutte. Vedi alla voce amministratori di cosa e denaro pubblici, e a quella alta burocrazia di Stato. E a quella agricoltori e autotrasportatori, e a quella studenti…Ovunque l’addormentata nel bosco gradisce, anzi esige, qualcuno le porti i viveri e la ripari da vento e pioggia ma non si sogni di svegliarla che è…o “macelleria sociale” o “anticostituzionale” o “deriva autoritaria”.

C’è questo errore, c’è la società italiana come davvero è poi, ma paradossalmente conta meno, la politica anti Renzi. Grillo e M5S, Salvini e la Lega, Meloni e Fratelli d’Italia, Forza Italia alla Brunetta, i Centri Sociali, la Cgil, la sinistra Pd, tutto quello a sinistra del Pd. Schieramento imponente e montante. Conta ancora meno ma c’è anche la narrazione di stampa e tv che narrano appunto di un Renzi onnipotente mentre è un Renzi calante: la contraddizione contribuisce all’effetto antipatia.

Quindi a Renzi non è rimasto che abbassare l’Irpef già l’anno prossimo. Oggi chi ha un reddito annuo tra 15 e 28 mila euro paga di Irpef il 27%, è il primo scaglione. E chi ha reddito tra 28 mila e 55 mila paga su questo “tratto” di reddito (tra 28 e 55 mila) il 38 per cento. E’ il secondo scaglione. Entrambi giù di un punto. Meno tasse in busta paga e in assegno pensione già dall’anno prossimo. E’ l’ultima arma di Renzi, quasi disperata.

Per sparare il colpo del giù Irpef 2017 Renzi spingerà al limite e forse oltre il bilancio pubblico. Ma non è detto, neanche un po’, che la leva del meno tasse sollevi il mondo del consenso e dei sondaggi calanti. Può essere ma non è per nulla sicuro. E a quel punto, quando Renzi avrà stressato al massimo il bilancio pubblico e l’elettorato dovesse bocciarlo lo stesso, chiedendo, obbligando i nuovi governanti a sfondare, fare strage di ogni compatibilità finanziaria, allora buon 2018/2019 con l’Italia alla grande alla greca.