Lucio Fero

Maturità, l’esame diventa una finta. Abolirlo. Tappe di una resa

Maturità, l'esame diventa una finta. Abolirlo. Tappe di una resa

Maturità, l’esame diventa una finta. Abolirlo. Tappe di una resa (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Maturità, esame di maturità alla fine del ciclo scolastico, insomma l’esame con cui dalla scuola si esce e si vede (purtroppo si vede eccome) quale e quanta formazione e competenza la scuola abbia, l’esame che dovrebbe dire (e purtroppo lo dice) a cosa è servito andare a scuola.

Già come è oggi l’esame di maturità non è certo selettivo, tanto meno difficile. Al di là della retorica giornalistico-televisiva delle “notti prima degli esami”, al di là del racconto esagerato e bugiardo degli insopportabili stress degli esaminandi, questi potevano star molto tranquilli e darsi pochissima pena. L’esame di maturità oggi è superato da quasi il 97 per cento di coloro che lo sostengono, 97 per cento!

Che sia giusto o sbagliato un esame superato da tutti lo vedremo e comunque è opinabile. Certo e indiscutibile è invece che all’esame di maturità nelle scuole italiane sono praticamente tutti promossi. Dunque per la contraddizione che nol consente (nol non è errore di battuta, è mini citazione dantesca) l’esame di maturità che oggi c’è non può essere definito difficile. E’ facile un esame superato dal 97 per cento degli esaminandi. Anche se in Italia non sarà arduo trovare che contesta anche e soprattutto l’evidenza, è evidente, palmare, solare che è un esame facile da superare.

Quindi dalle parti del Ministero dell’Istruzione consigliati, non dubitiamo da esperti pedagoghi-demagoghi, hanno deciso di renderlo più facile. Dal 2018 si verrà ammessi a sostenere l’esame anche con insufficienze in questa o altra materia e soprattutto sarà sufficiente la media del 6, voto di condotta compreso. Otto in condotta, quattro in italiano fa sei di media e si è ammessi all’esame. D’altra parte vogliamo negare a qualcuno l’opportunità di accedere ad un esame facile, facile? Sarebbe discriminazione devono aver democraticamente pensato.

Quindi tutti all’esame e tutti promossi. Come prima (97%), più di prima. Infatti con le nuove regole l’esame stesso conterà ancora di meno, varrà di più la “carriera scolastica”, più punti alla carriera meno all’esame in modo che un improbabilissimo ma teoricamente sempre possibile naufragio all’esame conti il meno possibile e non guasti la certezza della promozione e anche di un discreto voto che non guasta.

Non basta, la terza prova non ci sarà più. E quella di italiano non dovrà più avere la forma unitaria e compiuta di quello che un tempo lontano si chiamava “tema” e che ora è uno scritto in varie forme possibile ma comunque un testo unitario. No, si fa sapere che potrà essere suddiviso a articolato. In cosa, pensierini? Vanno però compresi i riformatori dell’esame di maturità, sono realisti. Di fronte alla montante e crescente difficoltà, quasi incapacità, ad esprimersi per iscritto (anche in forma orale) in maniera logicamente compiuta e coerente, adeguano l’esame alla realtà.

E’ questa in fondo la filosofia e la cultura dei pedagoghi-demagoghi: adeguarsi alle aspettative dei “clienti”. Clienti incoscienti i genitori e gli alunni che vogliono, anzi pretendono, una scuola facile facile. Che poi questa scuola facile facile non serva a nulla non lo vedono e dovrebbe esserci qualcuno ad insegnarlo loro, qualcuno che non c’è. Adeguarsi alle aspettative dei clienti e far finta che questo adeguarsi al minimo livello sia niente meno che scienza della formazione. Questo travestimento è perfino eticamente riprovevole.

L’esame di maturità che già non era una cosa seria si avvia così definitivamente a diventare una finta, una burocrazia, un timbro. Uno dei cento e cento inutili passaggi burocratici della nostra vita. Anche questo in fondo è coerente con l’idea di fondo che la scuola serva e sia soprattutto di chi ci lavora. Chi ci studia (?) viene dopo, molto dopo.

Una finta, una burocrazia. Sarebbe quindi decente abolirlo e farla finita. Avere almeno la schiettezza civile di affermare che la scuola italiana non vuole, rifiuta, ripudia esami e quel esame significa. Sarebbe più onesto e civile dirlo chiaro e agire di conseguenza abolendolo l’esame di maturità.

Più onesto e civile di questa continua resa. La resa di un paese e di una società al fatto, vissuto come neanche tanto fastidioso, di un sistema scolastico che “forma” allievi disperatamente privi sia delle “competenze per vivere” (analisi logica del reale, capacità di concettualizzare, attitudine alla comunicazione organizzata e coerente) sia delle competenze specifiche di qualunque materia e disciplina.

Ci si è arresi per colpa e responsabilità di molti, troppi, a che sia così. D’altra parte non è questo il paese dove d’inverno se fa freddo le scuole i responsabili le chiudono invece che riscaldarle? Ci si arrende all’inverno. Ai prof che vanno in cattedra solo per anzianità di precariato (unica vera competenza richiesta) ci si è arresi da tempo.

Quando i prof sono stati chiamati al loro esame, detto concorso, si è visto che a farlo sul serio l’esame lo speravano uno su tre. Quindi ci si sta democraticamente arrendendo a fare che non ci sia esame vero per i prof: tutti in cattedra per meriti di frequenza in classe. Giustamente stessa cosa per gli alunni, tutti promossi all’esame di maturità per meriti di frequenza a scuola. Fine della resa e resa finale.

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