Lucio Fero

Migranti del primo, secondo e terzo tipo. Europa prova a distinguere: chi dentro e chi fuori

Migranti del primo, secondo e terzo tipo. Europa prova a distinguere: chi dentro e chi fuori

Migranti del primo, secondo e terzo tipo. Europa prova a distinguere: chi dentro e chi fuori (foto Ansa)

ROMA – Migranti del primo, secondo e terzo tipo. Europa prova a distinguerli e dividerli: ci dentro e chi fuori.

Migranti del primo tipo sono quelli che fuggono da zone dove c’è la guerra. Guerra tra Stati, guerra civile, guerra etnica, di religione. Qualunque guerra, qualunque forma di guerra. Che vengano dalla guerra di Siria che tutti conoscono o dalla guerra endemica del Sud-Sudan che tutti ignorano, questi migranti hanno secondo leggi e Costituzioni degli Stati d’Europa diritto ad entrare in Europa. Diritto ad essere accolti, ospitati, aiutati. Diritto a restarci in Europa. I migranti del primo tipo non possono e non debbono essere respinti o bloccati o rimandati indietro. Secondo leggi, Costituzioni e anche civiltà europee.

Migranti del secondo tipo e sono i più, sono quelli che vengono in Europa a cercare una vita migliore. Li si chiama migranti economici. Vengono a cercare lavoro, qualunque lavoro. Quello vero e quello da schiavi. Quello vero e quello criminale. Vengono perché da dove vengono c’è troppa miseria e perché immaginano qui ci sia troppa ricchezza. Se sono giovani le loro famiglie si svenano per pagare loro il viaggio clandestino. Quando partono e se arrivano sono per le famiglie che hanno lasciato eroi ed esploratori. Di questi migranti, di questi lavoratori migranti l’Europa avrebbe economicamente bisogno. Ma non può più politicamente e socialmente farli entrare. Non tutti, non ora.

Se i migranti del secondo tipo, i migranti economici, entrano in Europa qui e oggi l’Europa importa razzismo. Lo importa, lo imbarca e lo coltiva alla grande. Fino farne in rapida prospettiva l’umore di massa e dominante. Porte aperte a migranti economici uguale Europa che li rifiuta in massa. E insieme a loro rifiuta perfino i valori che sembravano immutabili dell’eguaglianza degli uomini senza distinzione di razza. Quindi i migranti economici, secondo scelta maturata e dichiarata dei governi che più hanno accolto, vanno separati da chi ha diritto ad entrare. Loro, i migranti economici, non ce l’hanno questo diritto. E qui ed ora non vanno fatti entrare. Vanno tenuti là da dove vengono. Domani magari potranno entrare nei paesi europei per quote di immigrazione definite e programmate, economicamente utili. Oggi no, oggi va chiusa la porta per quel che si può chiudere. Lo dicono, lo hanno appena detto, i governi di Parigi, Roma, Berlino, Madrid.

Migranti del terzi tipo sono pochissimi, sono quelli che entrano o provano a farlo per portare qui in Europa ogni forma di jihad, di ideologia armata contro l’Occidente. Sono imam, predicatori, arruolatori, perfino soldati e ufficiali della jihad. Sono pochissimi ma ci sono. A questi ovviamente va sbarrata la porta prima che arrivino. Il problema è individuarli e questa è questione di polizia e intelligence.

Enorme questione politica è invece la separazione dei destini dei migranti dalla guerra e dei migranti economici. In primo luogo enorme questione logistica. L’Europa ha deciso di provarci a selezionarli, dividerli e separarli prima che sbarchino in Europa. Proverà a farlo in Africa. Hot spot, cioè punti di raccolta e controllo dei migranti già in Africa. E già lì chi di qua, chi di là: chi dentro e chi fuori dall’Europa.

Per questi hot spot in Africa ci vogliono soldi. Soldi europei. Per le attrezzature e i costi di gestione. Ma anche e soprattutto per i governi (e anche le tribù e i potentati) dei paesi dove metti gli hot spot europei. Quanti in Libia e non solo in Libia campano e ingrassano sulla tratta dei migranti devono essere battuti o sostituiti da quanti camperanno e ingrasseranno anche con i soldi europei per controllarli lì i migranti. E per rimandare indietro i migranti economici. Per quel che si potrà. Comunque l’Europa dovrà pagare, sborsare. Chi davvero non vuole l’invasione e sa di cosa parla non dovrebbe muovere neanche un sopracciglio di fronte a questa spesa.

Se gli hot spot saranno in Africa e faranno il loro lavoro di selezione, allora ovviamente i migranti che passano il setaccio, cui verrà riconosciuto il diritto di entrare in Europa, non dovranno più salire su un barcone. Entreranno legalmente, per vie legali e trasporti legali. I barconi dei trafficanti schiavisti avranno come “clienti” solo i non aventi diritto, quelli che in Europa non possono entrare né restare. Al netto dei giganteschi problemi di rispetto e garanzia della vita umana sarà più facile respingerli e rimpatriarli.

Migranti, l’Europa ci prova a distinguerli e a dividerli. E fa una scelta seria e dura. Non soddisferà chi di migranti non ne vuole neanche uno, ma costringerà questi appunto a dire che sono contro ogni “nero” o “scuro”, che sono quel che sono e non cittadini esasperati. E dire no ai migranti per fame susciterà disapprovazione e sdegno di molta sinistra politica e sociale, di molta parte del mondo cattolico e di moltissima parte dell’associazionismo. Quelli che vogliono accogliere tutti per ideologia, fede, valori o semplice riflesso condizionato diranno che i governi d’Europa fanno scelte crudeli e inumani, che si piegano al peggio. Non ce la fanno questi a capire che qui e oggi la democrazia, i diritti civili, la convivenza civili, la stessa universalità dei diritti umani non ce la fanno a reggere lo sbarco di tutti i migranti, di ogni tipo di migrante.

Con la scelta seria e dura, ammesso che riesca, di dire chi entra e chi no e di attuare questo diverso destino i governi d’Europa (i più responsabili e accoglienti) provano a salvare l’Europa dai suoi razzisti che si moltiplicano e dai suoi umanitari senza se e senza ma che l’Europa con le sue libertà la sacrificano e suicidano.

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