Lucio Fero

Migranti, arroganza Ong: a regole governo rispondono “me ne frego”

Migranti, arroganza Ong: a regole governo rispondono "me ne frego"

Migranti, arroganza Ong: a regole governo rispondono “me ne frego”

ROMA – Migranti, arroganza Ong è palese e perfino rivendicata come bandiera. L’arroganza di chi a regole del governo risponde con un “me ne frego”, l’arroganza prepotente di chi ritiene che l’unica regola valida sia la sua, quella che si fa da solo. E’ un’arroganza vestita da suprema e non negoziabile missione umanitaria. Ma chi, quando e dove ha stabilito, dove sta scritto che le Ong hanno il monopolio e la verità dell’aiuto umanitario ai migranti?

Non sta scritto da nessuna parte ovviamente, questo essere loro gli umanitari e gli altri i cattivi le Ong se lo sono preso e se lo sono appuntato sul petto. Con arroganza appunto. E con parte della politica e delle istituzioni che ha fatto e fa purtroppo da sponda. Non è vero però, le Ong non hanno l’esclusiva dell’umanitario. Anzi, a dir la verità vera, non sono loro e le loro navi a reggere il vero peso dell’aiuto umanitario e chi si mette in mare dalle coste libiche verso l’Italia.

Il peso, il vero aiuto umanitario ai migranti via mare viene dall’Italia, dallo Stato italiano, dai suoi uomini e donne, dai suoi soldi, dai suoi contribuenti e cittadini. Gli arroganti paladini dell’umanitario fanno il lavoro facile: caricano in mare e scaricano in Italia migliaia e migliaia. Li salvano certo da probabile naufragio ma poi li abbandonano, li mettono in carico ai governi “cattivi”, anzi allo stato di fatto in carico ad un unico governo, quello italiano.

E quando questo governo propone loro regole elementari per troppo tempo disattese, ecco l’arroganza esibita in tv, il rifiuto sdegnoso, il “me ne frego”. La regola della polizia a bordo delle navi Ong per scovare scafisti e identificare le Ong tendono a scansarla dipingendola come niente meno che repressiva. In realtà non vogliono controlli sul loro operato, non vogliono ad esempio che sia controllato il rispetto della regola per cui agli scafisti non si dà appuntamento a poche miglia dalle coste libiche.

Ma non è solo questa o quella regola rifiutata dalle Ong o di fronte alla quale le Ong storcono il naso, è l’idea stessa che uno Stato che si fa carico vero, reale e pesante dei migranti debba vedere riottose e sdegnose le Ong le cui navi approdano nei porti italiani. Alle Ong e alle loro navi va detto che queste sono le regole dello Stato italiano, punto e basta.

Punto e basta non solo per evidenti questioni di sovranità sostanziale di uno Stato ma anche e proprio per acquisito e documentato diritto a parlare e dettare regole come chi di gran lunga offre più di ogni altro aiuto umanitario ai migranti. La primazia umanitaria delle Ong non c’è. Come non c’è alibi per la loro arroganza verso lo Stato italiano. Una sola attenuante per le Ong: può darsi, le si può in questo capire, abbiano creduto che lo Stato italiano sia tutto una Boldrini.

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